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Il Catalogo dei Servizi di Ricerca e Trasferimento Tecnologico del Politecnico di Bari – anno 2018, I edizione, riporta tutti i servizi a supporto delle attività di ricerca e trasferimento tecnologico svolte dall’Ateneo. Il Catalogo, interamente...
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Quali sono i motivi che fanno scattare il licenziamento disciplinare, anche senza preavviso e all’indirizzo anche di un dirigente? Vediamoli insieme.

Tutti conoscono la nota vicenda dei cosiddetti “furbetti del cartellino”, ovvero impiegati che timbravano il proprio cartellino di presenza (oppure fingevano di farlo ed erano altri a farlo per loro) per poi allontanarsi dal luogo di lavoro e andare a svolgere commissioni che nulla avevano a che fare con l’impiego, ma di puro interesse personale e privato. Ciò ha fatto sì che venissero subito prese misure a livello legislativo, adeguando la normativa [1] alla nuova situazione. Non solo. Successivi sviluppi hanno incrementato e rafforzato soprattutto il concetto di licenziamento disciplinare del dipendente pubblico [2]. La norma ben delinea tutti i casi in cui scatta tale tipo di provvedimento e le sanzioni derivanti.
Casi in cui c’è il licenziamento disciplinare immediato e senza preavviso del dipendente pubblico
Il primo caso in cui c’è il licenziamento immediato e senza preavviso è la falsa attestazione di presenza al lavoro, la presentazione di una falsa certificazione medica per giustificare un’assenza dal servizio, oppure quando la firma o il timbro sono apposti per sé da un’altra persona o in qualsiasi altro modo che falsifichi appunto il sistema di registrazione delle presenze.
Le altre tre circostanze in cui è automatico e senza bisogno di avvertire prima il dipendente pubblico sono: la presentazione di documenti falsi o di dichiarazioni non veritiere in sede di colloquio di lavoro; il fatto di tenere più volte ripetutamente atteggiamenti gravemente scorretti, quali offese o aggressioni verbali o fisiche verso gli altri colleghi; infine, ovviamente, il caso in cui si sia soggetti a condanna penale definitiva che comporti l’interdizione dai pubblici uffici. Quest’ultimo caso fa scattare automaticamente l’espulsione definitiva e perenne da qualsiasi luogo di lavoro nell’ambito di una pubblica amministrazione; oltre all’interruzione del rapporto di lavoro esistente.
Altri casi di licenziamento disciplinare del dipendente pubblico
Ma ci sono altri casi in cui scatta il licenziamento disciplinare, non meno rilevanti o gravi. Ogni dipendente pubblico è soggetto alla valutazione del suo rendimento professionale da parte del cosiddetto Organismo indipendente di valutazione. Se il suo rendimento viene appunto ritenuto scadente o insufficiente, può esservi il licenziamento; questo avverrà dopo l’analisi delle prestazioni del lavoratore nell’arco almeno di due anni consecutivi e, soprattutto, tenendo conto di eventuali continue e gravi violazioni degli obblighi professionali, previsti dai contratti collettivi nazionali e siglati con i sindacati stessi.
Tuttavia, come nello sport e nel tennis ad esempio, può essere applicato il cosiddetto “codice di comportamento” ai danni del dipendente pubblico, non solo per lo scarso rendimento lavorativo. Anche nel caso, ad esempio, rifiuti il trasferimento senza motivo, laddove vi siano esigenze di servizio da parte della pubblica amministrazione; oppure se non si presenta al lavoro, ma è assente senza giustificato motivo, per più di tre giorni in due anni o per una settimana nell’ambito di un decennio; ugualmente se non si ripresenta al lavoro nemmeno dopo il termine fissato dall’amministrazione.

Le sanzioni per il dipendente pubblico, ma anche per il dirigente inerte
Quando la falsa attestazione di presenza al lavoro è accertata in flagranza di reato, scatta immediatamente la sospensione cautelare; inoltre il lavoratore non verrà pagato; oltretutto, non solo non riceverà lo stipendio, ma non dovrà neppure essere avvisato od ascoltato prima di procedere con l’applicazione di tale provvedimento. Tale misura è adottata, quindi, senza preavviso e nell’arco di due giorni da parte del dirigente del dipendente o del cosiddetto Ufficio per i procedimenti disciplinari (Upd); insieme al provvedimento di sospensione, il responsabile della struttura avanzerà la contestazione scritta e la convocazione del dipendente presso l’Ufficio per i procedimenti disciplinari. Tutto il procedimento dovrà terminare nell’arco di un mese, a partire dal momento della ricezione dell’addebito da parte del dipendente.
Esiste, inoltre, anche la responsabilità dirigenziale. Gli stessi dirigenti, infatti, risulteranno responsabili e passibili del licenziamento disciplinare in caso di un atteggiamento inadempiente nell’ambito dei loro obblighi di legge. Se non hanno provveduto, infatti, a prendere le misure necessarie, nei casi sopra elencati, nei confronti del dipendente che ha tenuto atteggiamenti errati, o se il dirigente è inerte, facendo finta di non sapere, tutto ciò costituisce un illecito disciplinare che potrebbe far scattare il licenziamento e di cui è dovere dell’Upd informare l’Autorità giudiziaria per eventuali risvolti penali.
In tale contesto si inserisce un’altra violazione sanzionabile sia per il dipendente che per il dirigente pubblico: il danno d’immagine alla pubblica amministrazione stessa.

Procedimento penale e disciplinare contro il dipendente pubblico
Come abbiamo visto esistono diversi gradi di gravità del reato, sanzionabili con misure diverse, che possono sfociare tanto nel procedimento disciplinare quanto addirittura in quello penale. Quest’ultimo, ovviamente, risulta più grave e preponderante; tanto che, in precedenza, era prioritario rispetto all’altro, ovvero doveva essere ‘concluso’ prima di avviare e concludere l’iter del disciplinare. Successivamente la normativa [3] ha modificato tale ordine di priorità, affermando che il procedimento disciplinare è autonomo rispetto all’altro e può essere portato avanti indipendentemente da quello penale, senza aspettare che questo sia concluso prima di avviarlo: tutto ciò per evitare che il dipendente possa continuare a mantenere il posto di lavoro ancora per molti anni, vista la lentezza del sistema giudiziario e i diversi gradi di giudizio necessari per una sentenza definitiva.

Responsabilità amministrativa, contabile e civile nel procedimento disciplinare
Pertanto vediamo che per i dipendenti pubblici esistono tre tipi di responsabilità di cui devono rendere conto: quella amministrativa, quella contabile e quella civile.
La prima è quando il dipendente pubblico, durante lo svolgimento della sua attività, ha causato danni all’amministrazione stessa che è tenuto a risarcire; pertanto si parla anche di responsabilità erariale e in tale ambito si inserisce anche il danno d’immagine.
La seconda si lega al cosiddetto obbligo di rendiconto riguardo a i beni o al denaro gestito, che deve essere tutto registrato e risultare in modo trasparente.
La terza, infine, concerne i danni arrecati dall’amministrazione o dal dipendete al singolo cittadino, che dovranno essere risarciti in toto e che sono riconosciuti dalla Costituzione [4]; il privato può allora decidere di rivalersi nei confronti della pubblica amministrazione e/o del dipendente. Per questo si parla di responsabilità solidale (dell’amministrazione e del suo funzionario) e di responsabilità concorrente (dello Stato e di un suo dipendente).

note
[1]
È stata la cosiddetta Legge Brunetta a inserire all’interno del decreto legislativo 165/2001 (meglio noto come Statuto dei lavoratori) l’articolo 55quater.
[2] È stato il decreto legislativo 116/2016, cosiddetto “decreto anti-furbetti”, in attuazione della legge delega n. 124/2015 (nell’ambito della cosiddetta Riforma Madia della pubblica amministrazione).
[3] Tramite l’articolo 55ter, novità apportata dalla cosiddetta Riforma Brunetta.
[4] articolo 28 della Costituzione.
(https://www.laleggepertutti.it/182757_licenziamento-disciplinare-del-dipendente-pubblico)

Permesso di lavoro retribuito per curare il cane: la prima volta in Italia

Grazie al supporto tecnico-giuridico offerto dalla Lav, un'università romana ha riconosciuto il diritto di una dipendente a 2 giorni di permesso retribuito per curare il proprio cane.
Anche curare il proprio cane è un grave motivo personale e di famiglia che consente di ottenere un permesso di lavoro retribuito. È quanto avvenuto ad una dipendente pubblica, single, che non avendo alternative per stare vicino al proprio animale ha chiesto al datore di lavoro (un'università romana) il riconoscimento del permesso retribuito di due giorni di assenza. Tale diritto, inizialmente negato, "grazie al supporto tecnico-giuridico" offerto dalla Lav, le è stato riconosciuto. Ad annunciarlo, è la stessa Lega Anti Vivisezione in una nota pubblicata sul proprio sito.
La mancata cura di un animale è reato
Del resto, la "leva" su cui ottenere il riconoscimento viene proprio dalla circostanza che non curare un animale, come affermato più volte dalla giurisprudenza, può integrare il reato di maltrattamento e quello di abbandono previsti dal codice penale.
È evidente, quindi, "che non poter prestare, far prestare da un medico veterinario cure o accertamenti indifferibili all'animale – come nel caso di specie - rappresentava chiaramente un grave motivo personale e di famiglia, visto che la signora vive da sola e non aveva alternative per il trasporto e la necessaria assistenza al cane" prosegue la nota della Lav. "Ora, con le dovute certificazioni medico-veterinarie, chi si troverà nella stessa situazione potrà citare questo importante precedente – ha affermato il presidente Lav, Gianluca Felicetti, che ha aiutato la signora nella vertenza". Si tratta, in sostanza, di "un altro significativo passo in avanti che prende atto di come gli animali non tenuti a fini di lucro o di produzione sono a tutti gli effetti componenti della famiglia" e più in generale "un altro passo avanti verso un'organica riforma del codice civile che speriamo – ha concluso Felicetti - il prossimo Governo e il prossimo Parlamento avranno il coraggio di fare, approvando la nostra proposta di legge ferma dal 2008".
Leggi anche nella sezione guide:
Il reato di maltrattamento di animali
Il reato di abbandono di animali
(studio Cataldi).

WORLD SOLI DAY

In occasione della Giornata Mondiale del Suolo istituita dalle Nazioni Unite (su iniziativa dell’Unione Internazionale di Scienze del Suolo e della FAO), il Politecnico di Bari organizza il 5 dicembre prossimo la giornata di studi “Il Consumo di suolo in Puglia fra dinamiche e politiche territoriali”.

Faurecia Recruting Day, 15 dicembre 2017

Il 15 dicembre 2017 alle ore 9.30, presso l’Aula Magna “Orabona” del Politecnico di Bari, si terrà Faurecia Recruting Day, evento di placement rivolto ai laureandi e i neolaureati del Politecnico di Bari dei Corsi di laurea triennale e magistrale in Ingegneria Civile, Ambientale, dell’Automazione, Meccanica e Gestionale.

TRIBIKRAM KUNDU Seminars

Thursday, November 30, 2017, room “Giovannoni”, DICAR
16:00pm –17:30pm
Ultrasonic & Electromagnetic Waves for Nondestructive Evaluation and Structural Health Monitoring

Friday, December 1, 2017, room “Giovannoni”, DICAR
16:00pm –17:30pm
Nonlinear Acoustic/Ultrasonic NDE and Sideband Peak Count Technique

Trasparenza Amministrativa e Diritti di Accesso - Sentenze

  • Diritto di accesso ex lege n. 241/1990
  • Accesso agli atti e diritto di difesa
  • Accesso agli atti e divieti di divulgazione
  • Accesso escluso - TAR Brescia, Sezione I - Sentenza 12/05/2011 n. 692
  • Accesso escluso - TAR Roma, Sezione III ter - Sentenza 10/05/2011 n. 4081
  • Accesso escluso - TAR Bari, Sezione I - Sentenza 03/03/2011 n. 371
  • È reato l’accesso ad un sistema informatico per finalità divergenti da quelle assegnate?
  • Illegittimità del diniego di accesso agli esposti
  • Raccolta dati della PA, quali obblighi secondo l’Accesso Civico Generalizzato?Il TAR LOMBARDIA – MILANO, SEZ. III – con la sentenza 11 ottobre 2017 n. 1951, ha espresso un importante principio sull’abuso di accesso civico: E’ legittimo il diniego per accesso massivo.
  • Tar Toscana sent. n. 898/17 del 3.07.2017

Trasparenza Amministrativa e Diritti di Accesso - Articoli

  • Trasparenza Amministrativa
  • La trasparenza degli atti amministrativi, tra diritto di accesso e tutela della privacy di Antonio Marra, Magistrato Tar Lazio

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