Comunicati Stampa 2018

Il riscatto e la nuova vita del Castello di Gallipoli è la proposta vincente di una tesi di laurea in architettura del Politecnico di Bari

Bari, 18 ottobre 2018 – La tesi di laurea in architettura, “Il restauro del Castello di Gallipoli”, elaborata da sei neo laureati del Politecnico di Bari, è risultata vincitrice del XXI° concorso nazionale sull’architettura fortificata. 
Il concorso è stato bandito dall’Istituto Italiano dei Castelli, organizzazione nata nel 1964, con sede legale in Castel Sant'Angelo, Roma.riconosciuto dal Ministero dei Beni Culturali, dal 1991. 
I parametri di valutazione della Commissione hanno riguardato: lo studio storico, archeologico e artistico; la salvaguardia e conservazione, l’inserimento nel ciclo attivo della vita contemporanea; la sensibilizzazione scientifica e turistica dell’opinione pubblica. Su questi elementi si distinta la tesi vincitrice dei neo architetti del Poliba: Valentina Bello (Modugno), Mariangela Calabrese (Bari), Simona Ferrante (Bari), Camilla Romanazzi (Sammichele di Bari), Simona Cavallo (Noicattaro), Daniela Cotugno (Monte Sant’Angelo); relatrice, prof. Rossella de Cadilhac. Tra questi, Simona Cavallo e Daniela Cotugno hanno inteso proporre al concorso il lavoro di tesi.
Il castello di Gallipoli, le cui tracce risalgono al periodo bizantino, è un possente quadrilatero dotato di Rivellino (XV° secolo), eretto a protezione dell’ingresso al borgo antico e parte integrante di un più complesso sistema di difesa costituito da una cinta fortificata rafforzata da poderosi bastioni. Si tratta di un organismo architettonico complesso, esito d’innumerevoli stratificazioni, difficilmente identificabili nella loro sequenza temporale, se non dopo accurate indagini.
Le principali fasi costruttive, la cui identificazione è avvenuta attraverso un esercizio critico-interpretativo, ha posto le premesse per orientare le scelte progettuali.
Problema di non agevole soluzione è stato quello della presenza del Rivellino, mutilato nella seconda metà del XVII° secolo quando, per ragioni di difesa e sicurezza, venne diviso in due porzioni murarie. Persa l’originaria funzione in epoca successiva, il Castello fu sede della dogana e guardia di finanza, mentre il Rivellino si adattò a diventare in cinema all’aperto, quasi subito dismesso.
Il progetto, volendo rievocare l’unità figurativa, propone la ricongiunzione delle due porzioni murarie. Propone la rimozione all’interno del Rivellino del volume in muratura aggiunto negli anni quaranta del XX secolo, con funzione di foyer, quando l’opera difensiva venne trasformata in cinema all’aperto e ne propone la sostituzione con un nuovo volume in muratura per favorirne la continuità nonché la fruizione dei nuovi spazi per la cultura, il teatro, musica, la danza, ecc.. Il progetto indaga e propone una nuova rivisitazione del mercato coperto attiguo e più in generale l’integrazione del sistema murario della città, con il castello e lo stesso mercato.Nell’insieme, la proposta progettuale mira ad un riscatto del castello dalla sua condizione di parziale abbandono per trasformarlo in elemento di richiamo a scala urbana e territoriale, assumendo come dato di partenza l’attenzione all’identità del monumento.
La proclamazione e premiazione del primo premio sul restauro del Castello di 
Gallipoli (che ha trovato citazione anche a Bologna, al concorso Sira giovani 2018), avverrà in una apposita manifestazione, il prossimo 27 ottobreore 18:00, presso il Castello di Sannicandro di Bari.

Comunicato stampa.

Morfologia e progetto Urbano. Dal 26 settembre, per tre giorni, studiosi di tutto il mondo al Politecnico di Bari

Bari, 24 settembre 2018 – La città come l’uomo. La città come organismo vivente in continua trasformazione. Le città di oggi, troppo spesso malate, frutto di quella “società liquida” definita da Zygmunt Bauman in cui si rispecchia. Come il corpo umano ogni sua parte deve essere funzionale alla sua integrità e funzionalità. Così è stato in Italia, almeno fino agli anni 50. Questo tempo invece, raccoglie antiche patologie ormai cronicizzate, come ad esempio le periferie, anonime, spesso ripetitive, scadenti, senza identità. Patologie diverse, evidenti e meno nelle diverse aree del mondo, che indubbiamente convergono su un solo punto: la qualità della vita. Ma se la società cambia, e velocemente, come saranno le città che verranno, espressione e necessità del suo esistere? E come considerare quelle del presente?
A queste, e non solo, cercheranno di rispondere studiosi di tutto il mondo che per tre giorni si incontreranno a Bari, da mercoledì, 26 settembre (ore 9.00)al 28 settembre, al Politecnico in occasione del convegno “Leggere gli spazi costruiti. Città in divenire e forma urbana futura” per dar vita alla 4° Conferenza Internazionale dell’ISUFitaly. Evento che si svolgerà per la prima volta a Bari (le precedenti tre edizioni si sono tenute a Roma, presso l’Università “La Sapienza”).Al convegno parteciperanno circa 200 studiosi con 150 contributi provenienti da molti paesi di diversi continenti.
Scopo del convegno sarà quello di proporre un confronto dialettico tra studiosi dell’Architettura, della Progettazione Urbana, dell’Urbanistica, della Storia urbana, del Restauro, della Geografia, sul tema della morfologia urbana riguardata con un’ottica interpretativa fondata sul concetto della “storia operante”. 
Ricerca di un sincretismo multidisciplinare che elude il puro impiego di singole tecniche interpretative e punta alla ricostruzione compiuta della fenomenica urbana nella sua totalità e concreta essenza attraverso lo studio della condizione di “fluidità” mutevole e irriducibile incardinata sugli accadimenti del mondo.
Dunque, la ricerca di un pensiero integrato basato proprio sul dispositivo critico del divenire che costituisce, di fase in fase, l’elemento significante di ogni presente spiegato attraverso il rapporto tra il prima e il dopo: prospettiva di ricerca dell’essereche annuncia la nozione di processo. 
L’infuturarsi della forma urbana nel tempo diventa, quindi, il tema centrale del convegno che propone di stimolare la riflessione sui temi del recupero (non solo della città storica), del riuso degli spazi urbani esistenti, della rigenerazione, della progettazione ex novodi ambiti periferici e periurbani e degli spazi di natura. Senza, tuttavia, tralasciare il tema della sostenibilità non riguardato con lo strabismo di chi si arrende al pre-dominio della “tecnica”.
Le tematiche principali saranno basate su: Teoria, Lettura eProgetto. La teoria riguarderà i seguenti temi:Teorie della forma urbana; Forma urbana tra identità e nuove semantiche spaziali; Lo spazio urbano contemporaneo tra forma e processoForma urbana tra architettura e paesaggioDivenire strutturale o paradigma a-temporale?La Lettura: Forma-struttura della città storicaLettura della morfologia urbana e dei processi insediativiRapporto tra periferia e spazio di natura; Struttura della città informaleMetropoli e megalopoli in divenire. Il Progetto:Città odierna e forma futuraRestauro urbano e ri-costruzione post trauma tra conservazione e innovazioneRiqualificazione del limite urbano; Il progetto urbano tra città e naturaAmbienti urbani ecologici.
L’evento internazionale è organizzato dall’ISUFitaly e dal Politecnico di Bari (Dipartimento di Scienze dell’Ingegneria Civile e dell’Architettura), con il supporto di: scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio del Poliba; Laboratorio LPA dell’Università “La Sapienza” Roma; rivista di architettura Urban Form and Design; Dottorato in Ricerca in Conoscenza e innovazione nel Progetto per il territorio.
Il programma della giornata inaugurale presso l’aula magna ‘Domus Sapientiae’del Dipartimento DICAR di mercoledì, 26 settembre, ore 9:30,prevede: 

Eugenio di Sciascio Rettore del Politecnico di Bari

Giorgio Rocco, Direttore del Dipartimento Ingegneria Civile e Architettura del Politecnico di Bari;

Carlo Moccia, coordinatore didattico Dipartimento Ingegneria Civile e Architettura del Politecnico di Bari;

Giuseppe Strappa, Presidente della Società Scientifica ISUFitaly;

Renato Rizzi, dell’IUAV che terrà la lectio magistralis: “Monoteismo dell’informe: fare senza creare”. 

Il convegno si concluderà venerdì, 28 settembre.

Comunicato stampa.

 

 

Bari Automotive Summer School. Sabato, 22 settembre all’autodromo del Levante di Binetto a conclusione della terza edizione

Bari, 20 settembre 2018 – Si concluderà sabato, 22 settembre all’Autodromo del “Levante” di Binetto la terza edizione della Bari Automotive Summer School. L’iniziativa, in corso di svolgimento (da lunedì scorso17 presso Palazzo “Sagges”, sede del Politecnico nel centro storico della città, domani, 21, presso la sede del rettorato) vivrà nell’ultima giornata la parte pratica-sportiva.
Evento assolutamente unico, aperto a tutti, vedrà in pista i prototipi della Formula SAE, monoposto da corsa progettate e realizzate dalle diverse Università di Ingegneria di tutt’Italia che si sfideranno in prove di abilità con la partecipazione di piloti e collaudatori di Rally e Formula 1. Il Politecnico di Bari sarà presente con la monoposto del Polibacorse. Durante l'evento sarà assegnato il 1° Trofeo “Luigi Mangialardi” al più interessante prototipo realizzato dalle Università in memoria del prof. Mangialardi, già  docente ordinario di meccanica applicata alle macchine e prorettore del Poliba, convinto sostenitore del Polibacorse, scomparso prematuramente lo scorso maggio.
Saranno presenti inoltre, il Porsche Club e l’Old Cars Club. Supportano l'evento l'Automobile Club di Bari e BAT e il SAE di Napoli. Presenterà Antonio Stornaiolo.
La Bari Automotive Summer School, che raccoglie i favorevoli consensi delle precedenti edizioni, è stata curata dal Politecnico di Bari e da Bosch. Quest’anno ha visto la partecipazione di 45 tra ingegneri, dottorandi, laureandi del settore industriale dell’ingegneria (meccanici, gestionali, informatici, elettronici) provenienti da varie sedi internazionali. 
Per l’intera settimana, i partecipanti sono coinvolti in una full-immersion dedicata al mondo dell’auto e della mobilità, ai motori, alle ricerche e alle novità del settore dell’automotive. I partecipanti si interfacciano con docenti universitari ed esperti del mondo industriale di settore per conoscere gli orientamenti e gli scenari prossimi del settore automobilistico. Fra le tematiche previste e affrontate: la modellazione numerica del funzionamento dei motori a combustione interna e delle loro emissioni; i motori elettrici e ibridi; l’interazione con le reti di alimentazione nazionali, lo scenario digitale applicato al mercato dell’automotive, l’internet of think per il controllo e mobilità autonoma dei veicoli.
Di seguito il programma della giornata di sabato, 22 settembre, presso l’Autodromo del “Levante” di Bitetto (Bari)

Ore 9:00 incontro con la Stampa
Eugenio Di Sciascio - Magnifico Rettore, Politecnico di Bari
Antonio Arvizzigno - A.D. Bosch CVIT
Riccardo Amirante - Direttore BASS
Sergio Camporeale - Direttore BASS
Cesare Pianese - Presidente SAE – NA Presidente provinciale ACI
Luca Loiacono - Istruttore, Pilota, Collaudatore
Modera, Antonio Stornaiolo

Ore 9:30 Valutazione tecnica dei progetti Formula SAE (box Team) e apertura dell’area di prova (circuito)
Luca Loiacono (commento tecnico)

Interventi:
Gianpiero Cerrone Laboratory Composite Engineer at Lamborghini Automobili Spa
Giovanni Clemente - F1 Race Engineer & Telemetry Data Analyst at Brembo Spa
Giovanni De Filippis - Senior Dynamic Systems Engineer at McLaren Automotive
Ferrari Club, Porsche Club, Old Cars Club

Ore 11:30 Prove di guida sicura - in pista con:
Antonio Stornaiolo, Luca Loiacono, Francesco Montagna (CEO scuderia Valle D’Itria)
Ore 14:00 Prove dinamiche in pista F-SAE Team,

Ore 18:00 Premiazione alla presenza della famiglia Mangialardi
Premio “Luigi Mangialardi”
Premio Design
Premio Engine
Premio Dynamic.

Al sottostante link, https://www.dropbox.com/s/cbhm0ropi0qml7s/Video%20invito%201%20trofeo%20Mangialrdi.mp4?dl=0 il video di presentazione dell’evento, da parte del Direttore della Scuola BASS e docente del Poliba, prof. Riccardo Amirante.

Comunicato stampa. 


Bari, 20 settembre 2018 – Si concluderà sabato, 22 settembre all’Autodromo del “Levante” di Binetto la terza edizione della Bari Automotive Summer School. L’iniziativa, in corso di svolgimento (da lunedì scorso17 presso Palazzo “Sagges”, sede del Politecnico nel centro storico della città, domani, 21, presso la sede del rettorato) vivrà nell’ultima giornata la parte pratica-sportiva.

Evento assolutamente unico, aperto a tutti, vedrà in pista i prototipi della Formula SAE, monoposto da corsa progettate e realizzate dalle diverse Università di Ingegneria di tutt’Italia che si sfideranno in prove di abilità con la partecipazione di piloti e collaudatori di Rally e Formula 1. Il Politecnico di Bari sarà presente con la monoposto del Polibacorse. Durante l'evento sarà assegnato il 1° Trofeo “Luigi Mangialardi” al più interessante prototipo realizzato dalle Università in memoria del prof. Mangialardi, già  docente ordinario di meccanica applicata alle macchine e prorettore del Poliba, convinto sostenitore del Polibacorse, scomparso prematuramente lo scorso maggio.

Saranno presenti inoltre, il Porsche Club e l’Old Cars Club. Supportano l'evento l'Automobile Club di Bari e BAT e il SAE di Napoli. Presenterà Antonio Stornaiolo.

La Bari Automotive Summer School, che raccoglie i favorevoli consensi delle precedenti edizioni, è stata curata dal Politecnico di Bari e da Bosch. Quest’anno ha visto la partecipazione di 45 tra ingegneri, dottorandi, laureandi del settore industriale dell’ingegneria (meccanici, gestionali, informatici, elettronici) provenienti da varie sedi internazionali. 

Per l’intera settimana, i partecipanti sono coinvolti in una full-immersion dedicata al mondo dell’auto e della mobilità, ai motori, alle ricerche e alle novità del settore dell’automotive. I partecipanti si interfacciano con docenti universitari ed esperti del mondo industriale di settore per conoscere gli orientamenti e gli scenari prossimi del settore automobilistico. Fra le tematiche previste e affrontate: la modellazione numerica del funzionamento dei motori a combustione interna e delle loro emissioni; i motori elettrici e ibridi; l’interazione con le reti di alimentazione nazionali, lo scenario digitale applicato al mercato dell’automotive, l’internet of think per il controllo e mobilità autonoma dei veicoli.

Di seguito il programma della giornata di sabato, 22 settembre, presso l’Autodromo del “Levante” di Bitetto (Bari)

Ore 9:00 incontro con la Stampa
Eugenio Di Sciascio - Magnifico Rettore, Politecnico di Bari
Antonio Arvizzigno - A.D. Bosch CVIT
Riccardo Amirante - Direttore BASS
Sergio Camporeale - Direttore BASS
Cesare Pianese - Presidente SAE – NA Presidente provinciale ACI
Luca Loiacono - Istruttore, Pilota, Collaudatore
Modera, Antonio Stornaiolo

Ore 9:30 Valutazione tecnica dei progetti Formula SAE (box Team) e apertura dell’area di prova (circuito)
Luca Loiacono (commento tecnico)
Interventi:
Gianpiero Cerrone Laboratory Composite Engineer at Lamborghini Automobili Spa
Giovanni Clemente - F1 Race Engineer & Telemetry Data Analyst at Brembo Spa
Giovanni De Filippis - Senior Dynamic Systems Engineer at McLaren Automotive
Ferrari Club, Porsche Club, Old Cars Club

Ore 11:30 Prove di guida sicura - in pista con:
Antonio Stornaiolo, Luca Loiacono, Francesco Montagna (CEO scuderia Valle D’Itria)

Ore 14:00 Prove dinamiche in pista F-SAE Team,

Ore 18:00 Premiazione alla presenza della famiglia Mangialardi
Premio “Luigi Mangialardi”
Premio Design
Premio Engine
Premio Dynamic.

Al sottostante link, https://www.dropbox.com/s/cbhm0ropi0qml7s/Video%20invito%201%20trofeo%20Mangialrdi.mp4?dl=0 il video di presentazione dell’evento, da parte del Direttore della Scuola BASS e docente del Poliba, prof. Riccardo Amirante.

 

Terza edizione.Da questa mattina, per tutta la settimana, presso la sede del Politecnico, nel centro storico di Bari.L’iniziativa è curata dal Poliba e da Bosch

Bari, 17 settembre 2018 – Ha avuto inizio questa mattina, 17 settembre, presso Palazzo Sagges, sede del Politecnico di Bari nel centro storico della città, la terza edizione della“Bari Automotive Summer School”. L’iniziativa, che raccoglie i favorevoli consensi delle precedenti edizioni, è curata dal Politecnico di Bari e da Bosch e vede la partecipazione di 45 tra ingegneri, dottorandi, laureandi del settore industriale dell’ingegneria (meccanici, gestionali, informatici, elettronici) provenienti anche da varie sedi internazionali.  Saranno loro i protagonisti, per l’intera settimana, di una full-immersion dedicata al mondo dell’auto e della mobilità, ai motori, alle ricerche e alle novità del settore dell’automotive. I partecipanti si interfacceranno con docenti universitari ed esperti del mondo industriale di settore per conoscere gli orientamenti e gli scenari prossimi del settore automobilistico. Fra le tematiche in programma: la modellazione numerica del funzionamento dei motori a combustione interna e delle loro emissioni; i motori elettrici e ibridi; l’interazione con le reti di alimentazione nazionali, ma anche lo scenario digitale applicato al mercato dell’automotive, l’internet of think per il controllo e mobilità autonoma dei veicoli. 
Questa mattina, alla presentazione e avvio della terza edizione dellaBari Automotive Summer School erano presenti: il prorettore vicario del Politecnico di Bari, Vito Albino; il Direttore della Scuola e delegato del Poliba alla Comunicazione istituzionale e immagine, Riccardo Amirante, docente di Sistemi Energetici; l’Amministartore Delegato del centro Veicoli Italia di Bosch, Antonio Arvizzigno; Sergio Camporeale, anch’egli Direttore della Scuola e docente del Politecnico pugliese. 
I lavori della prima giornata si concluderanno oggi nel tardo pomeriggio e riprenderanno domattina alle ore 8.30. 
La Summer School 2018 troverà il suo momento conclusivo sabato, 22 settembre, presso l’Autodromo del Levante di Binetto, con un evento assolutamente particolare, aperto a tutti, con la partecipazione del Ferrari Club, del Porsche Club, dellìOld Cars Club, intervento di piloti e collaudatori di Rally e Formula 1, con prove su pista dei prototipi della Formula SAE, le monoposto da corsa progettare e realizzate dalle diverse Università di Ingegneria di tutt’Italia. Partecipa l’AC-BaBat, il SAE-NA, presenta Antonio Stornaiolo.

Comunicato stampa. 

SACU 2018. Una tesi di laurea di ricerca di sei neo laureati in architettura del Poliba 

Bari, 5 settembre 2018 – Hydruntum, Reame di Napoli. E’ l’alba. E’ l’anno domini 1480 del mese di luglio del giorno 28. Quei mai sopiti timori che vengono da est diventano verità. Le navi, con i vessilli della mezza luna, di Maometto II, apparse come fantasmi, cingono dal mare la città. L’obiettivo del Sultano Ottomano è chiaro: dopo Costantinopoli, conquistare Roma e la cristianità. 
A nulla servirà la resistenza dei cittadini idruntini che tenteranno una eroica difesa nel castello in attesa delle truppe del re Ferdinando II. La resistenza verrà piegata in due settimane e gli irriducibili, che diverranno martiri, saliranno sul colle della Minerva in 800.
Quei fatti, tra storia e legenda, segneranno per sempre la storia di Otranto. Nella battaglia d’assedio l’uso delle armi da fuoco (bombarde) degli assalitori distrussero l’antico castello di provenienza normanno-sveva, a base quadrangolare, inadeguato ai nuovi mezzi d’attacco. L’attuale configurazione infatti, è l’esito di continue modiche avviate dopo l’assedio nel 1480. Il drammatico evento aveva messo in evidenza l’assoluta inadeguatezza delle preesistenti opere fortificate a fronte dell’evoluzione dei metodi di offesa mediante l’uso delle polvere da sparo. Riconquistata la città, gli aragonesi avviarono un’opera di potenziamento del sistema difensivo della regione rafforzando la rete dei castelli, in particolare lungo la costa ionica e adriatica. Otranto, Gallipoli, Brindisi e Taranto diventarono i caposaldi. I castelli, tra questi anche quello di Otranto, vennero adeguati a nuove architetture militari che tennnero conto dei nuovi mezzi d’offesa.
Intorno al 1492, l’intera città venne chiusa da un circuito continuo, sopraelevando le murature con un percorso di ronda, irrobustendo le basi con muri scarpati, rafforzando una delle due porte di accesso alla città: porta Alfonsina.
I lavori di adeguamento proseguirono nei decenni successivi con gli spagnoli del viceregno di Napoli. La fortificazione venne ulteriormente potenziata sul finire del Cinquecento con l’aggiunta di due Bastioni pentagonali, la cosiddetta Punta di Diamante protesa verso il porto a protezione del castello.
L’impianto cinquecentesco rimase pressoché inalterato sino agli inizi del XX secolo quando, per esigenze pratiche, si realizzarono piazze e nuovi collegamenti viari. Tali interventi incisero profondamente sul destino del castello e della attigua città, pregiudicando le antiche relazioni reciproche urbanistiche.
L’attuale sottoutilizzo del castello, nonostante il buono stato di conservazione generale, la parziale relazione, fra il castello, il fossato, il circuito fortificato e il centro antico hanno messo in evidenza alcuni nodi problematici. A ciò si è interessato un Laboratorio di Laurea di Architettura del Politecnico di Bari. Il lavoro di ricerca, oggetto di tesi, “Sistemi Fortificati in Terra d’Otranto. Studi analitici e percorsi interpretativi: il Castello di Otranto”, ha individuato una soluzione progettuale di conservazione e valorizzazione d’insieme. La qualità progettuale, non è passata inosservata alla commissione della 18° edizione del premio d’Architettura, SACU 2018, tenutasi a Camerino (MC) lo scorso agosto che ne ha riconosciuto il valore con apposita menzione.
La proposta, è un attento studio, condotto dai neo architetti: Baldassarre Viviana (Bitonto), Borrelli Alessia (Sammichele di Bari), Carbonara Domenico (Giovinazzo), Galanto Carla (Monopoli), Giaquinto Alessia (Palo del Colle), Mastandrea Erica (Modugno) con la super visione della relatrice, prof. Rossella de Cadilhac, docente di restauro al Poliba.Essaconduce ad una parziale riconversione d’uso del castello mirando a recuperare il rapporto con la città adiacente attraverso supporti e cuciture di integrazione ed interscambio, castello-città. In particolare, l’ipotesi progettuale, intende riscattare il fossato dalle condizioni di isolamento, puntando su un itinerario di visita che dalla Porta Alfonsina scende alla quota più bassa lungo il circuito fortificato dell’antemurale, raggiunge il castello e prosegue verso il Porto.
La conservazione passa anche attraverso la valorizzazione. In sintonia con le risorse, i bisogni e le aspettative della collettività locale, il progetto propone la trasformazione del castello in un museo emozionale, capace di attrarre abitanti del luogo e turisti che vengono guidati lungo un itinerario di visita alla scoperta delle fasi costruttive del castello condizionate dall’evoluzione dell’arte poliorcetica e delle tecniche ossidionali; della storia evolutiva della città di Otranto e del suo territorio; della cultura del luogo, attraverso racconti letterari interattivi che, non escludendo l’aspetto ludico, coinvolgono le varie forme dell’espressione artistica.

Comunicato stampa.

Anticendio trasporti. Dalla Puglia un esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato

Bari, 3 settembre 2018 – Sono ancora vivide nella memoria le immagini dell’incendio e dell’esplosione dell’autocisterna, contenente GPL, sulla tangenziale di Bologna del 6 agosto scorso. Il tragico episodio si aggiunge a tanti altri e pone in maniera pressante la questione della sicurezza dei mezzi di trasporto pesanti, specie se adibiti al trasporto di sostanze pericolose, tossiche e/o infiammabili.
Una soluzione efficace di prevenzione è stata messa a punto da un gruppo di ricercatori del Politecnico di Bari afferenti al Dipartimento di Meccanica, Matematica e Management (guidati dai proff. Salvatore Digiesi, Giovanni Mummolo e Antonio Domenico Ludovico) su un’idea progettuale della Item Oxygen srl, una importante realtà del territorio pugliese, con sede ad Altamura, impegnata in numerose progettualità di Ricerca e Sviluppo in ambito tecnologico e biomedicale.
Il Gruppo di lavoro delle due parti ha progettato e realizzato infatti, un sistema prototipale per l’estinzione di incendi da installarsi a bordo di mezzi pesanti di trasporto merci e persone, denominato ‘T-fire System’.
Come è noto, le principali fonti di innesco d’incendio a bordo sono: il vano motore, il sistema frenante e l’impianto elettrico.
Il T-Fire System è un dispositivo che consente il monitoraggio e lo spegnimento di incendi su mezzi pesanti di trasporto. Il dispositivo è in grado di effettuare la rilevazione automatica di eventi critici, assicurata da un sistema di monitoraggio costante del mezzo di trasporto (temperature nel vano motore e freni, pressioni e temperature degli pneumatici, stato del circuito di distribuzione del mezzo estinguente) e permette al conducente, nella cabina di guida, di rendersi conto dello stato di sicurezza del sistema di trasporto e di agire solo se necessario ed in condizioni di massima sicurezza. Inoltre, il T-Fire permette l’intervento manuale del conducente grazie alla presenza di impianto semiautomatico per l’estinzione di un principio di incendio sul proprio mezzo e su quello di altri mezzi soggetti al fenomeno.
Il sistema, dopo accurate sperimentazioni e simulazioni in piena scala di estinzioni di incendio, ha condotto alla brevettazione (europea ed internazionale) e relativa certificazione  PED 2014/68/UE del T-Fire System.
Esso infatti, risponde ai nuovi e più stringenti requisiti di sicurezza che sono richiesti da regolamenti nazionali e Comunitari (ADR 2017 ed il recente aggiornamento DIRETTIVA (UE) 2018/217) ai sistemi di estinzione incendi a bordo di una vasta gamma di veicoli a unico piano, a due piani, rigidi o snodati.
Gli incendi a bordo. Con l’aumento dei mezzi pesanti in circolazione il fenomeno degli incendi a bordo è diventato ampio e crescente nelle sue dimensioni statistiche ed ha coinvolto anche i mezzi pesanti di trasporto persone, urbano ed extra-urbano, causando un crescente numero di vittime.
Nel 2016, in Italia, hanno circolato circa 50 milioni di autoveicoli dei quali circa 98000 autobus, 4 milioni di autocarri per trasporto merci e speciali e 162000 motrici (Annuario Statistico A.C.I. 2017). Accanto al numero crescente di mezzi pesanti coinvolti in incendi, la presenza di trafori e gallerie (l’Italia è seconda solo al Giappone per numero di tunnel e assorbe il 60% di tutte le gallerie presenti sulle reti Ue) rende questi incendi spesso catastrofici in termini di vite umane perdute (traforo del Monte Bianco, 1999; tunnel del Frejus, 2005). Il caso più recente è del 25 agosto in cui un mezzo pesante, andato a fuoco sotto la galleria Grottammare, ha generato notevoli disagi alla viabilità autostradale sulla A14.
Il nuovo dispositivo antincendio, T-Fire, finanziato dal Fondo Innovazione Tecnologica del Ministero dello Sviluppo Economico, è stato citato come uno dei casi di successo della linea di intervento FIT (http://www.ponic.gov.it/sites/PON/storie_successo/T-fire_di_Item_Oxygen_1456149951625).
L’intero progetto ha rappresentato un esempio concreto e virtuoso di collaborazione fra impresa e istituzioni congiuntamente volte ad offrire nuove conoscenze e prodotti ad elevato contenuto tecnologico finalizzati alla sicurezza delle persone ed al benessere sociale.

Comunicato Stampa

Anticendio trasporti. Dalla Puglia un esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato

Bari, 3 settembre 2018 – Sono ancora vivide nella memoria le immagini dell’incendio e dell’esplosione dell’autocisterna, contenente GPL, sulla tangenziale di Bologna del 6 agosto scorso. Il tragico episodio si aggiunge a tanti altri e pone in maniera pressante la questione della sicurezza dei mezzi di trasporto pesanti, specie se adibiti al trasporto di sostanze pericolose, tossiche e/o infiammabili.
Una soluzione efficace di prevenzione è stata messa a punto da un gruppo di ricercatori del Politecnico di Bari afferenti al Dipartimento di Meccanica, Matematica e Management (guidati dai proff. Salvatore Digiesi, Giovanni Mummolo e Antonio Domenico Ludovico) su un’idea progettuale della Item Oxygen srl, una importante realtà del territorio pugliese, con sede ad Altamura, impegnata in numerose progettualità di Ricerca e Sviluppo in ambito tecnologico e biomedicale.
Il Gruppo di lavoro delle due parti ha progettato e realizzato infatti, un sistema prototipale per l’estinzione di incendi da installarsi a bordo di mezzi pesanti di trasporto merci e persone, denominato ‘T-fire System’.
Come è noto, le principali fonti di innesco d’incendio a bordo sono: il vano motore, il sistema frenante e l’impianto elettrico.
Il T-Fire System è un dispositivo che consente il monitoraggio e lo spegnimento di incendi su mezzi pesanti di trasporto. Il dispositivo è in grado di effettuare la rilevazione automatica di eventi critici, assicurata da un sistema di monitoraggio costante del mezzo di trasporto (temperature nel vano motore e freni, pressioni e temperature degli pneumatici, stato del circuito di distribuzione del mezzo estinguente) e permette al conducente, nella cabina di guida, di rendersi conto dello stato di sicurezza del sistema di trasporto e di agire solo se necessario ed in condizioni di massima sicurezza. Inoltre, il T-Fire permette l’intervento manuale del conducente grazie alla presenza di impianto semiautomatico per l’estinzione di un principio di incendio sul proprio mezzo e su quello di altri mezzi soggetti al fenomeno.
Il sistema, dopo accurate sperimentazioni e simulazioni in piena scala di estinzioni di incendio, ha condotto alla brevettazione (europea ed internazionale) e relativa certificazione  PED 2014/68/UE del T-Fire System.
Esso infatti, risponde ai nuovi e più stringenti requisiti di sicurezza che sono richiesti da regolamenti nazionali e Comunitari (ADR 2017 ed il recente aggiornamento DIRETTIVA (UE) 2018/217) ai sistemi di estinzione incendi a bordo di una vasta gamma di veicoli a unico piano, a due piani, rigidi o snodati.
Gli incendi a bordo. Con l’aumento dei mezzi pesanti in circolazione il fenomeno degli incendi a bordo è diventato ampio e crescente nelle sue dimensioni statistiche ed ha coinvolto anche i mezzi pesanti di trasporto persone, urbano ed extra-urbano, causando un crescente numero di vittime.
Nel 2016, in Italia, hanno circolato circa 50 milioni di autoveicoli dei quali circa 98000 autobus, 4 milioni di autocarri per trasporto merci e speciali e 162000 motrici (Annuario Statistico A.C.I. 2017). Accanto al numero crescente di mezzi pesanti coinvolti in incendi, la presenza di trafori e gallerie (l’Italia è seconda solo al Giappone per numero di tunnel e assorbe il 60% di tutte le gallerie presenti sulle reti Ue) rende questi incendi spesso catastrofici in termini di vite umane perdute (traforo del Monte Bianco, 1999; tunnel del Frejus, 2005). Il caso più recente è del 25 agosto in cui un mezzo pesante, andato a fuoco sotto la galleria Grottammare, ha generato notevoli disagi alla viabilità autostradale sulla A14.
Il nuovo dispositivo antincendio, T-Fire, finanziato dal Fondo Innovazione Tecnologica del Ministero dello Sviluppo Economico, è stato citato come uno dei casi di successo della linea di intervento FIT (http://www.ponic.gov.it/sites/PON/storie_successo/T-fire_di_Item_Oxygen_1456149951625).
L’intero progetto ha rappresentato un esempio concreto e virtuoso di collaborazione fra impresa e istituzioni congiuntamente volte ad offrire nuove conoscenze e prodotti ad elevato contenuto tecnologico finalizzati alla sicurezza delle persone ed al benessere sociale.

Comunicato Stampa

Il 27 luglio a ManfredoniaXXVII° Premio Internazionale di Cultura “Re Manfredi”

Bari, 23 luglio 2018 – Tra i nomi che saranno premiati a Manfredonia, alla XXVII° edizione del Premio Internazionale di Cultura “Re Manfredi”, figura il prof. Vincenzo Spagnolo, docente di fisica sperimentale del Politecnico di Bari. Il prestigioso riconoscimento gli è stato attribuito per la ricerca scientifica. 
Gli altri premiati sono: Raffaele Cantone, magistrato anticamorra, Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione e supervisore della Pubblica Amministrazione (ANAC)per la legalità; Don Luigi Ciotti, Presidente Associazione Libera contro le Mafie,esponente di spicco della lotta alle mafieper la lotta alle mafie;Antonio La Scala, Presidente dell’associazione Penelope,impegnato in prima fila nella lotta al femminicidio; Ugo Patroni Griffi, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionaleper il servizio pubblico; Raffaele Mazzeo per l’imprenditoria; Chiara Taigi, soprano, per la lirica; Roberta Di Laura, ballerina di fama mondiale, componente del Consiglio Internazionale della Danza di Parigi per la danza classica.
Il prof. Spagnolo, nato a Manfredonia, 51 anni fa, coniugato, con tre figli, è un ricercatore del Politecnico di Bari. Dopo la maturità scientifica al “Galilei” di Manfredonia, consegue la laurea con lode in Fisica nel 1991 all’Università di Bari, e, nel 1994, il Dottorato di Ricerca in Fisica con il quale si avvia nella carriera universitaria. Attualmente è responsabile dell’Unità di Ricerca del Politecnico di Bari per numerosi progetti. Dal 2015 è Professore associato di Fisica Sperimentale al Politecnico di Bari presso il Dipartimento Interateneo di Fisica. La sua attività di ricerca svolta dal 1991 ad oggi ricade nell’ambito della Fisica Sperimentale della Materia, con particolare riferimento allo studio ed applicazioni di dispositivi fotonici in spettroscopia e sensoristica ottica. Vanta due brevetti.Per le competenze acquisite in questi ambiti, che lo pongono tra gli esperti leader a livello internazionale nello studio e realizzazione di sensori ottici di gas basati su sorgenti laser, da poco più di un anno il Prof. Spagnolo è a capo del laboratorio pubblico-privato PolySense, nato dalla collaborazione tra Politecnico di Bari e Thorlabs GmbH allo scopo di progettare e realizzare sensori innovativi su drone per monitoraggi ambientali e la rivelazione di idrocarburi in giacimenti petroliferi. I risultati ottenuti nello sviluppo di sensori ottici per la rivelazione di tracce gassose e la realizzazione di accordi di collaborazione con industrie leader al mondo e prestigiose università extra-europee, hanno portato all’attribuzione del premio Re Manfredi e dell’onorificenza di “senior membership OSA.
Il Premio “Re Manfredi”, nato nel 1992 e sostenuto da una apposita fondazione è una tra le più longeve e prestigiose manifestazioni culturali di Puglia.
Ogni anno, con continuità, una apposita commissione, individua e premia coloro che, nel campo delle scienze, delle lettere, arti e professioni hanno contribuito al progresso civile.In particolare, il Premio, pone attenzione ai contenuti e a chi, con la propria opera, ha contribuito a tenere alto il nome della Puglia, rimanendovi, investendo in essa ed accettando il rischio delle grandi sfide. 
La cerimonia di premiazione della XXVII° edizione del premio “Re Manfredi” è prevista per venerdì, 27 luglio, ore 20,30, presso il porto turistico a Manfredonia, città fondata da Re Manfredi di Svevia, figlio di Federico II.

Comunicato stampa. 

Architettura. Riscoprire e valorizzare i simboli delle identità: il Politecnico di Bari con due progetti di restauro ad Acaya  

I Castelli di Gallipoli e Ginosa tra i venti finalisti del concorso Eco-Tourism PRIZE 18

Bari, 4 luglio 2108 – I progetti di restauro architettonico dedicati ai castelli di Gallipoli e Ginosa figurano tra i venti finalisti di Acaya (Lecce) del concorso Eco-Tourism PRIZE 18.

L’iniziativa riservata a giovani professionisti architetti, ingegneri e designer con non più di 40 anni di età è stata promossa da Eco-Tourism s.l.r.s. nell’ambito del progetto ECO-Tourism, vincitore del bando “PIN – Pugliesi Innovativi” PO Puglia 2014-2020 Asse VIII Azione 8.4. della Regione Puglia con lo scopo di sviluppare una cultura dell’uso sostenibile del territorio attraverso una pratica del progetto capace di gestire le risorse disponibili, in maniera equilibrata con l’ambiente naturale.

I due progetti, dedicati al restauro e utilizzo dei Castelli di Gallipoli e Ginosa, selezionati dall’apposita giuria del concorso, sono stati oggetto di apposite tesi di laurea di dodici studenti di Architettura del Politecnico di Bari.

In totale sono stati venti (secondo regolamento) i progetti ammessi alla finale del concorso, suddivisi nelle due tematiche progettuali previste: Scala Edilizia (valorizzazione patrimonio edilizio) e Scala Territoriale (sviluppo economico locale delle aree di particolare valore ambientale e paesaggistico in stato di progressivo degrado e/o abbandono).

Nella finale, prevista nel Castello di Acaya (Lecce), venerdì, 6 luglio, ore 16.00, in occasione del workshop, “Il Salento dimenticato: il patrimonio rurale tra memoria e sviluppo sostenibile” (ore 10.30), i venti candidati finalisti presenteranno la loro proposta progettuale e, a conclusione, la commissione eleggerà il progetto vincitore per ogni singola sezione. Inoltre, sarà assegnata la Menzione d’Onore a otto progetti che si saranno distinti per la loro congruenza con le rispettive tematiche.

I castelli e la Puglia. La Puglia, ma più in particolare la penisola Salentina, vive storicamente una sorta di continuità dal 270 a.c., quando l’intero Salento viene assoggettato a Roma e ne diventa principale base commerciale e militare per l’Oriente. Esso transita, quasi in continuità, dall’Impero Romano d’Occidente (395 d.c.) a quello Romano d’Oriente, e ne fa parte fino al 1071 d.c., quando l’intero territorio diventa dominio normanno. L’arrivo dal nord dei Longobardi infatti, ma più efficacemente dei Normanni, crea inevitabili attriti, conflitti, guerre con i Bizantini (Romani d’Oriente) fino alla fine dell’XI secolo. L’ultimo sussulto è del 1131 con l’assedio di Tancredi di Altavilla agli irriducibili bizantini di Gallipoli. L’ultima luce del Romano impero d’oriente in Puglia è del 1156. La spegne, per sempre, il normanno, re di Sicilia, Guglielmo I, detto il Malo. Sono i Normanni che propongono e costruiscono nuovi sistemi di difesa a presidio di luoghi strategici o di abitati. Sono essenzialmente possenti torri a base quadrata. Torri che vengono ampliate, modificate dagli svevi. Altre possenti architetture difensive vengono erette per scelte strategiche militari e per segno di potere. L’opera di fortificazione interna e sulla costa prosegue con gli angioini ma soprattutto con gli aragonesi che, a seguito dell’uso della polvere da sparo e delle nuove tecniche d’attacco rimaneggia tali fortificazioni. Il canale d’Otranto intanto diventa una linea di confine evidente tra occidente e oriente. La minaccia saracena e mussulmana (Otranto: 1480; Castro 1537) suggellano il pericolo per le genti della puglia tardo-medioevale e rinascimentale. Prosegue con la corona di Spagna dei vicerè che costruisce nuovi sistemi difensivi, soprattutto sulla costa: le torri di avvistamento. Si conteranno in Puglia circa 120 castelli e numerosissime torri costiere. In tale contesto storico si collocano i castelli di Gallipoli e Ginosa. Origini comuni: i Normanni, per luoghi e storie diverse, sul mare il primo, nell’entroterra il secondo, entrambi nell’arco Jonico ma con anime distinte.

“Il Castello di Gallipoli. Dallo studio analitico ad un progetto di restauro e allestimento museale” è stato il lavoro di ricerca svolto dalle neolaureate del Politecnico di Bari, Valentina Bello (Modugno), Mariangela Calabrese (Bari), Simona Ferrante (Bari), Camilla Romanazzi (Sammichele di Bari), Simona Cavallo (Noicattaro), Daniela Cotugno (Monte Sant’Angelo). Relatrice, prof. Rossella de Cadilhac.

Simona Cavallo e Daniela Cotugno hanno inteso proporre al concorso il lavoro di tesi, secondo i canoni richiesti.

Il progetto è incentrato sull’analisi, la salvaguardia e la valorizzazione del monumento, un possente quadrilatero posto a protezione del Borgo Antico e parte integrante del sistema di difesa urbana costituito da cinta fortificata e bastioni, del quale ne rappresenta la testa di ponte. La fortezza costituisce un unicum nell’ambito delle strutture fortificate in quanto a dimensioni, articolazione delle fasi storico-evolutive e scenografia naturale, per essere circondato su tre lati dal mare, tutti aspetti che gli conferiscono sia un valore storico-architettonico che ambientale-paesaggistico.

Lo studio si è basato sul rilievo utile all’identificazione delle stratificazioni storiche. Il progetto di restauro prevede, da un lato, il recupero e la valorizzazione del Rivellino (struttura architettonica militare posta a difesa del Castello) mutilato nel XVII sec., e, dall’altro, la restituzione in chiave contemporanea dell’antico collegamento tra Rivellino e Castello e dei camminamenti di ronda secondo un itinerario di visita che si snoda dal Mercato, al Castello, al Rivellino, collegando le Torri e gli ambienti ai vari livelli, con l’obiettivo di offrire al visitatore un racconto della storia evolutiva del castello attraverso la lettura dei segni materiali delle stratificazioni storiche, ponendo attenzione alla conservazione della materia antica di cui è costituito il complesso architettonico, per rendere leggibili i segni delle vicende costruttive. Il progetto sul Castello di Gallipoli propone, inoltre, la valorizzazione del complesso fortificato attraverso la scelta di funzioni integrate che prevedono: la conversione del Rivellino in spazio dedicato alle espressioni artistiche (musica, danza, teatro, cinema); l’introduzione, negli ambienti posti al secondo livello del Castello di un’Accademia di Musica Barocca; l’inserimento di attività artigianali (le “Officine della Cartapesta”) nei magazzini dismessi posti al seminterrato, in sintonia con la tradizione locale della lavorazione della cartapesta; il potenziamento degli esercizi commerciali al piano terra, la valorizzazione del Mercato grazie all’aggiunta di un’area di ristorazione.

Il progetto prevede infine, una integrazione fisica e visiva del complesso Castello-Rivellino con il sistema difensivo del Borgo Antico. L’itinerario è prefigurato con un percorso in cui si rimette in luce il preesistente basolato, ora nascosto da uno strato di asfalto, che dal Castello giunge al centro antico per mezzo del percorso matrice e del circuito ad anello lungo le mura bastionate.

 

“Il Castello normanno di Ginosa. Progetto di salvaguardia e valorizzazione di una memoria” è invece il progetto proposto dai sei laureati: Antonio Albanese (Locorotondo), Federica Allegretti (Monopoli), Carla Castellana (Putignano), Angela Colamonico (Santeramo), Federica Fiorio (Bitonto), Martino Marasciulo (Fasano). Relatrice, prof.ssa Rossella de Cadilhac.

La conoscenza storico-strutturale del Castello di Ginosa è il presupposto fondamentale, sia ai fini della stabilità del complesso fortificato, che per la scelta di un efficace e al tempo stesso rispettoso intervento di restauro che tenga conto della successione delle stratificazioni storiche. Il progetto si suddivide essenzialmente in due parti: la prima, mira ad assicurare la stabilità del Castello con interventi di riabilitazione strutturale e messa in sicurezza; la seconda, contempla la nuova destinazione funzionale, compatibile, rispettosa e utile alla collettività locale.

Nella convinzione che il Castello di Ginosa possa diventare un catalizzatore socio-culturale e uno strumento di promozione e valorizzazione del territorio, dopo attente analisi, il progetto propone di trasformare il Castello in un luogo esperienziale con finalità ludico-didattiche, interattivo, in cui si relazionano il gioco con le discipline dell’arte, della scienza e dell’archeologia.

I concerti del Politecnico.Giovedì 7 giugno 2018, ore 20.00, nel campus universitario

Bari, 1 giugno 2018 – La Big Band del Conservatorio di Musica “Niccolò Piccinni” di Bari sarà protagonista del concerto di musica Jazz di chiusura della stagione concertistica 2018 del Politecnico di Bari.
 Il concerto, gratuito e aperto a tutti, avrà luogo giovedì, 7 giugno, ore 20.00, nel campus universitario, presso la piazzetta coperta, “Cherubini”. 
Nel corso della serata la “Big Band” interpreterà i grandi classici della letteratura per big band: da Count Basie a Quincy Jones, da Lalo Schifrin a Henry Mancini con arrangiamenti dal grande fascino alla scoperta dell’anima più autentica del Jazz. Il repertorio comprenderà anche brani originali e arrangiamenti scritti dal direttore Vito Andrea Morra. 
Barese, il maestro Morra si è diplomato in Chitarra e in Jazz (massimo dei voti e lode) presso il Conservatorio "N. Piccinni" di Bari. Ha compiuto studi di Composizione e Trombone; ha studiato arrangiamento e composizione per jazz orchestra. Coordina e dirige la Big Band del Conservatorio "N. Piccinni" di Bari. È titolare della cattedra di Composizione Jazz presso il Conservatorio di Musica “N. Piccinni” di Bari.
La Big Band del Conservatorio di Musica “Niccolò Piccinni” di Bari è un organico orchestrale che vanta molti anni di attività. È composta esclusivamente da studenti, quasi tutti frequentanti i corsi di Jazz del Conservatorio; il suo attuale ricco repertorio e l'alto livello delle sue performances sono il frutto di una intensa e costante attività di studio che ha portato la Big Band sui palcoscenici di importanti festival nazionali.
I componenti. Miriam Delvino | flauto; Aldo Davide Di Caterino | flauto;Nicola Cozzella | sax alto; Celeste Ludovico | sax alto; Sabina Dell’Aquila | sax tenore; Pasquale Calò | sax tenore; Francesco Ludovico | sax baritono; Antonio Santoruvo | tromba; Giuseppe Todisco | tromba; Maria Gourd | tromba; Antonio Molinini | tromba;Antonio Fallacara | trombone;Antonio Depalo | trombone;Alessandro Cecere | trombone;Francesco Cassano | chitarra;Nicola Triggiani | chitarra;Luca De Leonardis | pianoforte;Luca Macina Leone | basso elettrico; Savino Dipace | batteria; Corrado Ferrareis | batteria; Vincenzo Guerra | batteria e percussioni; Vito Andrea Morra | direttore.
Storia.Il jazz è una forma musicale che trae origine dai canti e ritmi degli schiavi afroamericani. Riconosciuto come fenomeno musicale solo a cavallo tra l’otto e il novecento, si sviluppa negli Stati Uniti, prima nelle piantagioni degli stati del sud e si diffonde negli altri stati con le jam session (improvvisazioni collettive di musicisti che componevano musica «ad orecchio») e con le jazz band. Arriva a Chicago con Louis Armstrong e poi anche in Europa dove avrà un successo grandissimo. Con gli anni andrà modificandosi e diventerà anche una musica commerciale con lo swing fino a riprendere le tradizioni della cultura afroamericana delle prime jazz band col bebop. 
Il concerto Jazz concluderà un percorso musicale di quattro tappe che, partendo dalla musica contemporanea di autori pugliesi, ha contemplato quelli della scuola musicale barocca pugliese-lucana e della musica elettronica. 
L’iniziativa 2018, alla sua prima edizione, è frutto di una convenzione di collaborazione sottoscritta dal Politecnico di Bari e dall’Associazione Regionale dei Cori Pugliesi. 

Comunicato stampa.

Talenti pugliesi. Riconoscimento per l’attività di ricerca applicata nel settore della fisica e dei sensori ottici

Bari, 18 maggio 2018 – I risultati della ricerca scientifica conseguiti nello sviluppo di sensori ottici ultra sensibili per la rivelazione di tracce gassose hanno portato all’attribuzione del Terra del Sole Award 2018 al prof. Vincenzo Spagnolo del Politecnico di Bari, afferente al Dipartimento Interateneo di Fisica.
I risultati conseguiti dal prof. Spagnolo, e dal suo gruppo di ricerca, nello sviluppo di sensori ottici con altissima sensibilità per la rivelazione di tracce gassose, hanno consentito la loro affermazione in campo internazionale e la realizzazione di accordi di collaborazione pluriennali con industrie leader al mondo e prestigiose università extra-europee.
Le applicazioni di tali studi riguardano soprattutto applicazioni in campo aperto come sensori su drone per monitoraggi ambientali e rivelazione di idrocarburi in giacimenti petroliferi e coinvolgono aziende come la THORLABS GmbH, ditta leader nel campo della fotonica e Aramco, la maggiore ditta petrolchimica al mondo ed università prestigiose come la Rice University di Houston, la Nynyang University di Singapore e la Shanxi University in Cina. Gli accordi di collaborazione in atto forniranno al laboratorio PolySenSe, afferente al Poliba e diretto dal Prof. Spagnolo, fondi di ricerca per alcuni milioni di euro.
Vincenzo Spagnolo, nato a Manfredonia (FG), ha conseguito la laurea in Fisica con lode nel 1991 ed il dottorato in Fisica nel 1994 presso l’Università degli studi di Bari. Dal 1997 al 1999 è stato ricercatore dell’Istituto nazionale per la Fisica della Materia e dal 2004 e ricercatore presso il Politecnico di Bari. Nel 2009 e 2010 ha svolto attività di visiting researcher presso la Rice University di Houston (TX). Nel 2017 è stato visiting professor sempre presso la Rice University. Negli ultimi anni, le sue attività di ricerca sono state focalizzate sullo sviluppo di sensori ottici per la rivelazione in tracce di sostanze tossiche gassose. La sua attività di ricerca è documentata da oltre 170 pubblicazioni su riviste e conferenze internazionali con oltre 2400 citazioni, e 2 brevetti depositati. Dal 17 Aprile 2017, è direttore del laboratorio pubblico-privato PolySenSe, creata dal Politecnico di Bari e dalla ditta THORLABS GmbH allo scopo di progettare e realizzare sensori innovativi per la rivelazione di tracce gassose.
Il “Terra del Sole Award”, evento costola del Premio Barocco, è dedicato a talenti e personalità di spicco pugliesi distintisi nel proprio campo, che, con sacrificio e passione, portano il nome della regione Puglia nel mondo, facendosi portavoce ed esempio vivo di creatività e spirito imprenditoriale.
La cerimonia di premiazione è prevista per domani, 19 maggio, ore 20.30, a Gallipoli (Le), presso lo storico Lido S. Giovanni. Per l’edizione 2018 saranno nove le personalità che riceveranno il riconoscimento Terra del Sole Award e il trofeo bronzeo realizzato dal maestro d’arte Egidio Ambrosetti.

Comunicato stampa

Domani, 18 maggio. Il Politecnico di Bari e l’Ordine dei Commercialisti di Bari per favorire le imprese e il lavoro che cambia
Il ruolo delle università e dei professionisti

Bari, 17 maggio 2018 – Dal 1700 ad oggi ci sono state quattro rivoluzioni industriali. Quasi con regolarità, ogni cento anni, le prime tre: nella seconda metà del ‘700 con la macchina a vapore; l’elettricità e le sue applicazioni in quella dell’800; l’informatica nel ‘900 e infine, in tempi ancora più ristretti, quella in corso: l’era digitale e dell’automazione.
Il processo che porterà alla produzione industriale del tutto automatizzata e interconnessa scaturisce proprio da questa rivoluzione in atto a livello planetario. Una rivoluzione che si sta evolvendo secondo almeno quattro direttrici: raccolta dati; analisi dei dati; interazione uomo-macchina; passaggio dal virtuale al reale.
Come già accaduto nelle precedenti rivoluzioni il mondo del lavoro sta cambiando. E pertanto, nuove professionalità sono necessarie; altre, presto, potrebbero scomparire. Complessivamente, secondo alcune previsioni, il saldo sarà negativo sul piano numerico occupazionale. 
La quarta rivoluzione industriale è cominciata anche in Italia, con qualche rischio e molte opportunità. Nel 2016 il Governo ha varato un piano dedicato, Industria 4.0 e ha invitato anche il Politecnico di Bari a farne parte con compiti di responsabilità. Si è esteso ai servizi, dal 2017, modificandosi in “Impresa 4.0”. Il Piano, sin dagli inizi, prevede vari bracci operativi; tra questi i “Competence Center” (e la candidatura del Poliba ad uno di questi) con lo scopo ultimo di favorire e incentivare le imprese ad adeguarsi e aderire pienamente alla quarta rivoluzione industriale.
Sul tema, sugli sviluppi e sulle opportunità, il Politecnico di Bari e l’Ordine dei Dottori Commercialisti di Bari hanno organizzato una giornata di informazione su “Nuove tecnologie, obblighi e incentivi fiscali per l’impresa 4.0: il ruolo delle università e dei professionisti”. L’iniziativa mira ad affrontare, attraverso l’esame del Piano Nazionale Impresa 4.0, con un approccio interdisciplinare, i temi relativi agli incentivi fiscali e finanziari, il sostegno agli investimenti privati e alla spesa privata in ricerca, sviluppo e innovazione, la formazione dalle scuole all’Università, con lo scopo di favorire e incentivare le imprese ad adeguarsi e aderire pienamente alla quarta rivoluzione industriale.
La giornata pubblica di presentazione è in programma, venerdì, 18 maggio, ore 9.30, aula magna “Attilio Alto”, ed è rivolta a tutti i soggetti del mondo produttivo e ai professionisti per intendere l’evoluzione del mercato del lavoro, le nuove professionalità necessarie in uno scenario in rapida evoluzione e per attuare iniziative sistemiche per lo sviluppo delle competenze digitali verso le mansioni del futuro. 
Nel corso dell’incontro saranno presentati i seguenti temi: “La digitalizzazione delle imprese quale corretta risposta ai vincoli normativi all’utilizzo degli incentivi fiscali”; “Piano Nazionale Impresa 4.0 e attuazione formazione 4.0”; “Gli incentivi regionali alla digitalizzazione dell’impresa”; “Il ruolo delle università e l’interazione virtuosa con le Imprese”; “Super e iperammortamento e processi aziendali: il ruolo dei professionisti”. 
Crediti formativi. Il convegno è valido ai fini della formazione professionale continua dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.
Comunicato stampa.

Il Programma. 
Giovedì, 18 maggio, ore 9.30, aula magna “Attilio Alto”

Saluti istituzionali
Eugenio Di Sciascio
Rettore Politecnico di Bari
Elbano De Nuccio
Presidente Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti
Contabili di Bari

Moderatore
Domenico Castellaneta, Caporedattore di Repubblica Bari

La digitalizzazione delle imprese quale corretta risposta ai
vincoli normativi all’utilizzo degli incentivi fiscali
(dalla fatturazione elettronica alla rendicontazione degli incentivi
alla conservazione dei documenti)
Benedetto Santacroce, Avvocato Tributarista

Piano Nazionale Impresa 4.0 e attuazione formazione 4.0
Marco Calabrò, Dirigente MISE

Gli incentivi regionali alla digitalizzazione dell’impresa
Gianna Elisa Berlingerio, Dirigente Regione Puglia
Seguiranno interventi e dibattito

Il ruolo delle università e l’interazione virtuosa con le
imprese
Pierpaolo Pontrandolfo, Politecnico di Bari

Super e iperammortamento e processi aziendali:
il ruolo dei professionisti
Marco Ligrani, Consigliere Ordine dottori commercialisti Bari

I Concerti del Politecnico.Giovedì, 17 maggio,aula magna “Attilio Alto”, ore 20,00

Bari, 14 maggio 2018 – L'audio-video è un espressione artistica che fonde il linguaggio musicale al linguaggio delle arti figurative. Lo sviluppo della tecnologia, cui è legata questa forma di espressione, rende particolarmente vivace la produzione nel campo della videoarte, che in modo esteso si avvale di ogni tipo di piattaforma e di supporto disponibile: basti pensare all'utilizzo degli schermi al plasma e LCD, ai supporti digitali, ai personal computer, web, smartphones, fino alle possibilità date dalle nuove tecnologie in alta definizione, HD.
La stretta interazione tra arte e scienza/tecnologia ha riaperto la riflessione sull'incontro tra produzione creativa e processo tecnologico. I domini d'espressione, tanto quello musicale quanto quello figurativo, così inquadrati risultano spazi immensi. Gli ultimi lavori di Bill Viola, di Brian Eno o di Carsten Nicolai risultano universi in sé autonomi, luoghi da esplorare tanto quanto i luoghi fisici mai visti.
Francesco Scagliola e Sin[x]Thésis, il gruppo di ricerca e produzione audiovisiva del Conservatorio “N. Piccinni” di Bari, saranno protagonisti del viaggio interiore, meditativo e onirico dell'audio visivo elettronico nella terza tappa della Stagione Concertistica 2018 del Politecnico di Bari in programma giovedì, 17 maggio, ore 20.00presso l’aula magna “Attilio Alto” (campus universitario).
Francesco Scagliola è compositore, pianista, didatta. Diplomato in pianoforte, composizione, ha conseguito il Diploma in Musica Elettronica con il massimo dei voti e le Specializzazioni in Composizione presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e in Informatica Musicale presso il centro Tempo Reale, già diretto da Luciano Berio. La sua produzione musicale, spazia dalla musica strumentale, a quella elettronica, fino alle arti intermediali. È fondatore del gruppo di produzione multimediale Sin[x]Thésis.
Il programma: Vincenzo Campanale, “Toujours”;Valentino De Luca, “Harmonia Mundi”. A Digital Remix, Francesco Scagliola, “Electro Dreams”;Antonio Scarcia, “A un tempo”;Francesco Marchionna, “I Giorni Sospesi”;Giuliano Scarola, “Lì dove risiede il desiderio”.
Terzo dei quattro appuntamenti previsti per il 2018, la stagione concertistica del Politecnico di Bari è il risultato della collaborazione avviata dall’ateneo barese con l’ARCoPu Associazione Regionale dei Cori Pugliesi. I concerti sono realizzati in collaborazione con il Conservatorio di Musica "N. Piccini", la Regione Puglia e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e sono rivolti al pubblico non solo studentesco. 
Ingresso gratuito. Apertura porte ore, 19.30 (via Edoardo Orabona, 4).

Comunicato stampa.

Stagione Concertistica 2018Sabato, 12 maggio, ore 20.00, nell’aula magna “Attilio Alto”

Bari, 7 maggio 2018 – “Contrasti, percorsi musicali del secondo Novevento pugliese” è una raccolta di composizioni realizzate a partire dagli Anni ‘60 del ‘900 da due guest composers come Eriks Esenvalds e Bruno Bettinelli e da musicisti di formazionepugliese come Ottavio De Lillo, Nicola Scardicchio, Palmo Liuzzi, Simone Falcone e Luigi Capuano.Tutti compositori pugliesi, la cui musica consente un panorama sonoro di questa terra così diversa, colorata e piena di “Contrasti”.
E Contrasti è il titolo del programma del secondo appuntamento della Stagione Concertistica 2018 del Politecnico di Bari, in programma sabato, 12 maggio, ore 20.00,nell’aula magna “Attilio Alto” (campus universitario). Un titolo che è stato anche un disco inciso nel 2016 dal CGP e presentato in un concerto, sold-out, alla National Concert Hall di Dublino. Il programma, interpretato dal Coro Giovanile Pugliese, diretto dal maestro Luigi Leo, prevede un percorso articolato secondo la seguente scaletta: 
Ottavio de Lillo (1948 - 2001),Ave Maria; Bruno Bettinelli (1913-2004), O quam suavis est, Domine; Palmo Liuzzi (1972), Da pacem Domine Stabat Mater; Nicola Scardicchio (1954), Missa BrevisKyrie, Gloria, III Psalmus CXXII “Ecce quam bonum”, Sanctus, V Psalmus CXXXIII “Ecce nunc benedicte Dominum”, Agnus Dei; Simone Falcone (1989), O Magnum Mysterium L’Unità del mondo; Damiano D’Ambrosio (1946), Alma Redemtoris Mater; Luigi Capuano (1984), Ave Maria; Roberto Beccaceci (1958), Regina Coeli; Eriks Esenvalds (1977), Stars.
I protagonisti e gli interpreti. Il Direttore, Luigi Leo, ha conseguito il diploma di pianoforte e la laurea di secondo livello in Direzione di Coro. È direttore e fondatore dell’Ensemble Vocale “Modus Novus”, del Coro di Voci Bianche e Giovanile “Juvenes Cantores” di Corato (BA). Ha diretto il Coro di Voci Bianche del Conservatorio di Musica “N. Rota” di Monopoli (Ba). È docente nella Scuola Superiore Biennale per Direttori di coro di voci bianche nella scuola primaria organizzato da ARCoPu FENIARCO d’intesa col Ministero della Pubblica. È il direttore del Coro Giovanile Pugliese.
Il Coro Giovanile Pugliese è una compagine corale, formata da giovani coristi selezionati su tutto il territorio regionale nell’ambito di un progetto di ARCoPu (Associazione regionale cori pugliesi). 
Secondo dei quattro appuntamenti previsti per il 2018, la stagione concertistica del Politecnico di Bari è il risultato della collaborazione formalizzata e avviata dall’ateneo barese con l’ARCoPu Associazione Regionale dei Cori Pugliesi. I concerti sono realizzati in collaborazione con il Conservatorio di Musica "N. Piccini", la Regione Puglia e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Essisono rivolti non solamente alla platea universitaria ma, più in generale, al pubblico e agli appassionati di musica. 
Ingresso gratuito (via Edoardo Orabona, 4). Apertura porte ore, 19.30.

Comunicato stampa.