Comunicati Stampa 2017

27° dalla fondazione. Venerdì, 26 gennaio, nell’aula magna “Attilio Alto”

Bari, 24 gennaio 2018 – Sarà inaugurato, venerdì, 26 gennaio, l’Anno Accademico 2017-2018 del Politecnico di Bari, il 27° dalla fondazione.
La cerimonia inaugurale avrà luogo nell’aula magna “Attilio Alto” (campus universitario) e sarà preceduta dalla Santa Messa (ore 8.30), che sarà celebrata, nella cappella del Politecnico “Sedes Sapientiae”, da Mons. Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto.
Il programma prevede: ore 10:00, Inizio della Cerimonia con l’Inno Nazionale. Seguiranno, nell’ordine, gli interventi del Presidente del Consiglio degli Studenti, Andrea Barletta; del Rappresentante del Personale Tecnico, Amministrativo e Bibliotecario, Giuseppe Garofalo a cui farà seguito la Relazione del prof. ing. Eugenio Di Sciascio, Magnifico Rettore del Politecnico.
Ospite d’onore della cerimonia sarà il prof. dott. Peretz Lavie, Presidente del prestigioso “Technion Institute of Technology” di Haifa (Israele), a cui è stata affidata la prolusione d’inaugurazione.
Fondato nel 1912, in funzione dal 1924, Technion è la più antica università in Israele. Tra le prime 80 nel mondo conta sedi decentrate in Cina e Stati Uniti. E’ stata ed è tuttora uno dei principali attori alla base della crescita dell'industria e dell'innovazione tecnologica di Israele, compreso il cluster tecnico del paese in Silicon Wadi . 
A conclusione della prolusione del prof. Lavie, sono previsti gli interventi delle Autorità e quelli programmati.
Nel pomeriggio, ore 17:00, presso il Museo della Fotografia saranno consegnati dal Rettore i sigilli alla carriera ai neo pensionati del Politecnico di Bari.

Comunicato stampa. 

Soil Day 2017. Domani, 5 dicembre, in occasione della giornata mondiale del suolo promossa dalla FAO e dalle Nazioni Unite

Le ricerche condotte nel Poliba sulla Regione Puglia sono uniche in Italia per approfondimento e metodo adottato

Bari, 4 dicembre 2017 – Il suolo è una risorsa naturale limitata. Su scala temporale umana non è rinnovabile. Tuttavia, nonostante il ruolo essenziale che il suolo svolge nei mezzi di sussistenza umani (95% del cibo proviene dal suolo), vi è un aumento mondiale del degrado delle risorse. Approvata dalla FAO nel 2013, dal 2014 le Nazioni Unite hanno designato il 5 dicembre la giornata mondiale del suolo per focalizzare l'attenzione sull'importanza del suolo sano e per promuovere la gestione sostenibile delle risorse ad esso legate.
In Italia domani, 5 dicembre, saranno numerose le istituzioni di diverse città che testimonieranno, con proprie iniziative legate al tema, la giornata mondiale sul suolo.
In Puglia, Il Politecnico di Bari, presenterà la giornata di studi su “Il Consumo di suolo in Puglia fra dinamiche e politiche territoriali”. L’evento, che vedrà il coinvolgimento degli Ordini di Ingegneri, Architetti, Agronomi e Geologi pugliesi, sarà l’occasione per la presentazione del primo “Rapporto sul Consumo di suolo in Puglia” (INU Edizioni, 2017), prodotto dal gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze dell’Ingegneria Civile e dell’Architettura, nell’ambito del Progetto MITO “Multimedia Information for Territorial Objects”, finanziato dal Piano di Azione per la Coesione del Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca. Tale studio, presentato a Milano in anteprima nazionale, è unico in Italia per approfondimento e metodo adottato.
Ad oggi, si legge nello studio, la superficie totale consumata della Puglia per la realizzazione di infrastrutture, industrie, nuove abitazioni, siti di produzione, fotovoltaico si attesta sull’8,5% del totale. Dato, questo, al disopra della media nazionale che si aggira sul 7,5% (fonte ISPRA). Tale percentuale pone la Puglia a ridosso delle regioni italiane dove il fenomeno è più pronunciato: Lombardia, Veneto, Campania, Emilia-Romagna.
Le articolate ricerche hanno consentito di esaminare i vari contesti geografici della regione: lo studio ha suddiviso la Puglia in 11 contesti territoriali, da nord a sud: sub appenino Dauno, Gargano, Tavoliere, Valle dell’Ofanto, Terra di Bari, Alta Murgia, Area vasta Tarantina, Valle d’Itria e Costa degli ulivi monumentali, Area vasta di Brindisi, Piana salentina, Serre salentine. Ogni contesto, e a volte anche i singoli comuni, mostrano loro specifiche peculiarità. In generale un maggior consumo di suolo è stato registrato sulle aree costiere e nel contesto territoriale delle principali città. Contemporaneamente lo studio ha registrato il fenomeno dell'abbandono di edifici nei centri minori della daunia e del consumo di suolo dovuto alle innumerevoli case per vacanza disseminate lungo la costa pugliese, con particolare riferimento sulla costa Salentina.
Secondo l’Istat, ci sono in Puglia circa 2 milioni di abitazioni (una ogni due abitanti). Di queste, circa 520.000 non sono occupate (una abitazione vuota ogni tre occupate). Gran parte di questo mezzo milione di abitazioni vuote è destinato a casa per vacanza; una ulteriore porzione è rappresentativa dei luoghi del declino economico-sociale (ad esempio il Subappennino Dauno in decremento demografico) e delle nuove forme di abbandono urbano (ad es. nel quartiere Libertà a Bari alcuni isolati hanno circa il 25% di patrimonio abitativo inoccupato).
Questi dati evidenziano che il Land Efficiency Index (l’Indice di Efficienza dell’Uso del Suolo) non è dei migliori. Il rapporto, che studia la variazione di usi del suolo tra il 2006 e il 2011 (periodo corrispondente all’aggiornamento della carta regionale di uso del suolo) ha evidenziato inoltre che in tale periodo il fotovoltaico ha rappresentato una nuova forma di consumo di suolo. Se a questo si associa il patrimonio non utilizzato nelle aree produttive, a causa della contingenza economica, diventa evidente la necessità di affrontare il tema dell’uso efficiente del suolo già artificializzato e del patrimonio insediativo che su esso si poggia.
I contenuti dello studio sul primo Rapporto del Consumo di suolo in Puglia, saranno esposti in occasione della Giornata Mondiale del Suolo domani, martedì, 5 dicembre prossimo, ore 9.00, nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze dell’Ingegneria Civile e dell’Architettura (campus universitario), secondo il programma allegato.

Comunicato stampa.

“Il Consumo di suolo in Puglia fra dinamiche e politiche territoriali”
Politecnico di Bari, 5 dicembre, ore 9.00
Aula Magna del Dipartimento di Scienze dell’Ingegneria Civile e dell’Architettura (campus universitario)

Il programma:
Ore 9.00 Saluti ai partecipanti
Prof. ing. Eugenio Di Sciascio, Rettore del Politecnico
Prof. arch. Giorgio Rocco, Direttore del Dipartimento di Scienze dell’Ingegneria Civile e dell’Architettura
09.30 - 11.15 I SESSIONE “Il consumo di suolo in Puglia e in Italia: dati, interpretazioni, effetti”
Coordinamento: Prof. ing. Carmelo M. Torre, Dott. Alessandro Bonifazi e Dott. Pasquale Balena (Politecnico di Bari)

11.30 - 13.30 II Sessione “Orientarsi al risparmio di suolo: leggi, strumenti e strategie”, Relazioni e Dibattito
Coordinamento: Prof. ing. Pierluigi Morano e Prof. ing. Carmelo M. Torre (Politecnico di Bari)

Seminari:
14.30 - 15.30 Nature-based solutions per la resilienza delle aree metropolitane
Prof. agr. Raffaele Lafortezza, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” & Center for Global Change and Earth Observations (CGCEO), Michigan State University, USA

15.30 - 16.30 Rigenerazione urbana e risparmio di suolo strumenti economici e modelli previsionali
Prof. ing. Pierluigi Morano e Prof. ing. Carmelo M. Torre (Politecnico di Bari), Ing. Federico Amato (Università degli Studi della Basilicata)

16.30 - 17.30 Invarianza idraulica e salvaguardia della permeabilità dei suoli nella progettazione urbanistica ed edilizia
Ing. Valeria A. Intini e Dott. geol. Donato Sollitto, Autorità di Bacino della Puglia
Dott. geol. Ines Marinosci (ISPRA) e Dott. geol. Vito La Ghezza (ARPA Puglia)
Le attività del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente per la riduzione del consumo di suolo
Ing. Francesca Pace (Regione Puglia) – Trasformazioni del territorio e strutture di lunga durata nei paesaggi pugliesi
Dott.ssa Tina Caroppo (InnovaPuglia S.p.A.) – Monitoraggio del consumo di suolo ed evoluzione delle infrastrutture per l’informazione territoriale in Puglia
Prof. ing. Bernardino Romano (Università degli Studi dell’Aquila) – 50 anni di consumo di suolo in Italia: l’urbanizzazione progressiva della costa adriatica
Prof. geol. Luigi Pennetta (Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”) – Occupazione del suolo nelle zone costiere della Puglia
Prof. arch. Andrea Arcidiacono (Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo/Politecnico di Milano) – Iniziative legislative e politiche regionali per il contenimento del consumo di suolo
Arch. Anna Migliaccio (Regione Puglia, Dipartimento mobilità e qualità urbana, opere pubbliche, ecologia e paesaggio) – Il DDL Contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato: principi e struttura, criticità e prospettive per il governo dei territori regionali
Prof. arch. Francesca Calace (Politecnico di Bari) – Dismissione, riuso, pianificazioni

Interventi confermati:
Anna Maria Curcuruto, Assessore ai Lavori Pubblici e alla Difesa del suolo della Regione Puglia; Vito Bruno, Direttore Generale ARPA Puglia; Carla Tedesco,
Assessore all’Urbanistica e alle Politiche del Territorio del Comune di Bari; Salvatore Valletta, Presidente dell’Ordine Regionale dei Geologi della Puglia;
Giacomo Carreras, Presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Bari; Roberto Masciopinto, Presidente dell’Ordine degli
Ingegneri di Bari; Antonio Frallonardo, Presidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Bari, Domenico delle Foglie, Responsabile per l’Urbanistica Regionale Legambiente; Vincenzo Iurilli, Società Italiana di Geologia Ambientale-SIGEA; Elda Perlino, Consulta

Comunale per l’Ambiente di Bari

Ai professionisti saranno rilasciati crediti formativi secondo le disposizioni dei rispettivi Ordini.

Comunicato stampa.

Sol Day 2017. Gli studi sono stati condotti al Politecnico di Bari nell’ambito del progetto “Mito”

La presentazione delle ricerche, martedì, 5 dicembre, in occasione della Giornata Mondiale del Suolo promossa dalle Nazioni Unite-Fao in tutto il mondo

Bari, 1 dicembre 2017 - Ogni anno la Puglia consuma circa 1700 ettari del suo territorio per la realizzazione di infrastrutture, industrie, nuove abitazioni, siti di produzione. Ad oggi, la superficie totale consumata si attesta sull’8,5% del totale. Dato, questo, al disopra della media nazionale che si aggira sul 7,5% (fonte ISPRA). A ridosso delle regioni italiane dove il fenomeno è più pronunciato: Lombardia, Veneto, Campania, Emilia-Romagna.
Gli studi condotti al Politecnico di Bari, nell’ambito del progetto “Mito” (Multimedia Information for Territorial Objects), finanziato dal Piano di Azione per la Coesione del Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, hanno prodotto il primo rapporto regionale dedicato al consumo di suolo del territorio pugliese. Lo studio è stato realizzato in collaborazione con il Centro Ricerche sui consumi di suolo dell’INU (Istituto Nazionale di Urbanistica) sui dati forniti dall’agenzia regionale, “Innovapuglia”. Ciò, rappresenta un caso-studio unico regionale in Italia.
Le articolate ricerche sul territorio pugliese, condotte presso il Dipartimento di Scienze dell’Ingegneria Civile e Architettura, hanno consentito di esaminare i vari contesti geografici. Lo studio ha suddiviso la Puglia in 11 contesti territoriali, da nord a sud: sub appenino Dauno, Gargano, Tavoliere, Valle dell’Ofanto, Terra di Bari, Alta Murgia, Area vasta Tarantina, Valle d’Itria e Costa degli ulivi monumentali, Area vasta di Brindisi, Piana salentina, Serre salentine. Ogni contesto, e a volte anche i singoli comuni, mostrano loro specifiche peculiarità. In generale un maggior consumo di suolo si registra sulle aree costiere e nel contesto territoriale di alcune principali città. Contemporaneamente si registra l'abbandono di edifici nei centri minori della daunia e al consumo di suolo dovuto alle innumerevoli case per vacanza disseminate lungo la costa pugliese, con particolare riferimento sulla costa Salentina.
Inoltre, sul territorio regionale pugliese, secondo l’ultimo Censimento Istat, del 2011, si localizzano circa 2 milioni di abitazioni (una ogni due abitanti). Di queste, circa 520.000 non sono occupate (una abitazione vuota ogni tre occupate). Gran parte di questo mezzo milione di abitazioni vuote è destinato a casa per vacanza; una ulteriore porzione è rappresentativa dei luoghi del declino economico-sociale (ad esempio il Subappennino Dauno in decremento demografico) e delle nuove forme di abbandono urbano ( ad es. nel quartiere Libertà a Bari alcuni isolati hanno circa il 25% di patrimonio abitativo inoccupato).
Il rapporto, che studia la variazione di usi del suolo tra il 2006 e il 2011 (periodo corrispondente all’aggiornamento della carta regionale di uso del suolo) ha evidenziato inoltre che in tale periodo il fotovoltaico ha rappresentato una nuova forma di consumo di suolo. Se a questo associamo il patrimonio non utilizzato nelle aree produttive, a causa della contingenza economica, diventa evidente la necessità di affrontare il tema dell’uso efficiente del suolo già artificializzato e del patrimonio insediativo che su esso si poggia. Nella realtà pugliese i dati evidenziano che il Land Efficiency Index (l’Indice di Efficienza dell’Uso del Suolo) può migliorare.
I contenuti dello studio sul primo Rapporto del Consumo di suolo in Puglia, saranno esposti in occasione della Giornata Mondiale del Suolo istituita dalle Nazioni Unite martedì, 5 dicembre prossimo, ore 9.00, nel corso della giornata di studi “Il Consumo di suolo in Puglia fra dinamiche e politiche territoriali” che si terrà presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze dell’Ingegneria Civile e dell’Architettura (campus universitario).

Il programma:

Ore 9.00 Saluti ai partecipanti
Prof. ing. Eugenio Di Sciascio, Rettore del Politecnico
Prof. arch. Giorgio Rocco, Direttore del Dipartimento di Scienze dell’Ingegneria Civile e dell’Architettura
09.30 - 11.15 I SESSIONE “Il consumo di suolo in Puglia e in Italia: dati, interpretazioni, effetti”
Coordinamento: Prof. ing. Carmelo M. Torre, Dott. Alessandro Bonifazi e Dott. Pasquale Balena (Politecnico di Bari)
11.30 - 13.30 II Sessione “Orientarsi al risparmio di suolo: leggi, strumenti e strategie”, Relazioni e Dibattito
Coordinamento: Prof. ing. Pierluigi Morano e Prof. ing. Carmelo M. Torre (Politecnico di Bari)

Seminari:

14.30 - 15.30 Nature-based solutions per la resilienza delle aree metropolitane
Prof. agr. Raffaele Lafortezza, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” & Center for Global Change and Earth Observations (CGCEO), Michigan State University, USA
15.30 - 16.30 Rigenerazione urbana e risparmio di suolo strumenti economici e modelli previsionali
Prof. ing. Pierluigi Morano e Prof. ing. Carmelo M. Torre (Politecnico di Bari), Ing. Federico Amato (Università degli Studi della Basilicata)
16.30 - 17.30 Invarianza idraulica e salvaguardia della permeabilità dei suoli nella progettazione urbanistica ed edilizia
Ing. Valeria A. Intini e Dott. geol. Donato Sollitto, Autorità di Bacino della Puglia
Dott. geol. Ines Marinosci (ISPRA) e Dott. geol. Vito La Ghezza (ARPA Puglia)
Le attività del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente per la riduzione del consumo di suolo
Ing. Francesca Pace (Regione Puglia) – Trasformazioni del territorio e strutture di lunga durata nei paesaggi pugliesi
Dott.ssa Tina Caroppo (InnovaPuglia S.p.A.) – Monitoraggio del consumo di suolo ed evoluzione delle infrastrutture per l’informazione territoriale in Puglia
Prof. ing. Bernardino Romano (Università degli Studi dell’Aquila) – 50 anni di consumo di suolo in Italia: l’urbanizzazione progressiva della costa adriatica
Prof. geol. Luigi Pennetta (Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”) – Occupazione del suolo nelle zone costiere della Puglia
Prof. arch. Andrea Arcidiacono (Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo/Politecnico di Milano) – Iniziative legislative e politiche regionali per il contenimento del consumo di suolo
Arch. Anna Migliaccio (Regione Puglia, Dipartimento mobilità e qualità urbana, opere pubbliche, ecologia e paesaggio) – Il DDL Contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato: principi e struttura, criticità e prospettive per il governo dei territori regionali
Prof. arch. Francesca Calace (Politecnico di Bari) – Dismissione, riuso, pianificazioni

Interventi confermati:

Anna Maria Curcuruto, Assessore ai Lavori Pubblici e alla Difesa del suolo della Regione Puglia; Vito Bruno, Direttore Generale ARPA Puglia; Carla Tedesco, Assessore all’Urbanistica e alle Politiche del Territorio del Comune di Bari; Salvatore Valletta, Presidente dell’Ordine Regionale dei Geologi della Puglia;
Giacomo Carreras, Presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Bari; Roberto Masciopinto, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Bari; Antonio Frallonardo, Presidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Bari, Domenico delle Foglie, Responsabile per l’Urbanistica Regionale Legambiente; Vincenzo Iurilli, Società Italiana di Geologia Ambientale-SIGEA; Elda Perlino, Consulta Comunale per l’Ambiente di Bari
Ai professionisti saranno rilasciati crediti formativi secondo le disposizioni dei rispettivi Ordini.

Comunicato stampa.

Ricerca & Innovazione. Sabato, 2 dicembre, ore 12.20, nella trasmissione, “Linea Verde” di RAI 1

Gli ultrasuoni per l’estrazione dell’extra vergine d’oliva

Bari, 29 novembre 2017 - Linea Verde, il programma di Rai 1 che da oltre mezzo secolo racconta l’agricoltura italiana e le sue eccellenze dedicherà la puntata di sabato, 2 dicembre, ore 12.20, alla Puglia.
Nel corso della trasmissione sarà presentata la nuova tecnologia dedicata all’estrazione dell’olio extravergine d’oliva mediante gli ultrasuoni, studiata e realizzata al Politecnico di Bari, in collaborazione con l’Università di Bari “Aldo Moro”.
La puntata di Linea Verde città, nella quale sarà presentato il servizio “l’Olio ad ultrasuoni”, sarà condotta da Chiara Giallonardo e Marcello Masi.

Comunicato stampa

Progetto DIGILAB. Le domande di partecipazione devono essere inoltrate entro il prossimo 30 novembre 

Bari, 24 novembre 2017 – Se non hai superato 35 anni d’età. Se sei uno studente universitario di qualunque corso (triennale, magistrale, ciclo unico); un laureato o dottore di ricerca; un iscritto ad un corso di dottorato, specializzazione o master universitario; studente straniero in mobilità internazionale e ritieni che il tuo talento, la tua conoscenza ed esperienza acquisita possa trovare forma in una idea pratica, spendibile sul mercato, ma non sai come procedere, puoi partecipare al bando di selezione indetto dal Politecnico di Bari nell’ambito del Progetto “Digilab”.
DigiLab è un progetto del Politecnico di Bari, finanziato dal MIUR. Esso intende promuovere la cultura imprenditoriale attraverso l’incontro e il confronto (contaminazione) di competenze di giovani ed esperti provenienti da vari contesti, scientifici ed umanistici.
Un’attenzione particolare il progetto lo rivolge alla digital economy e alle sue applicazioni nei comparti del business e del terzo settore, quali la green economy, l’agroalimentare, l’industria, il commercio, la sanità, la pubblica amministrazione, il turismo, l’entertainment, il volontariato, l’assistenza sociale, la ricerca.
Per queste ragioni, il Politecnico di Bari, ha indetto un bando di selezione per l’ammissione di quaranta partecipanti ad un percorso di apprendimento finalizzato alla realizzazione di progetti innovativi per lo sviluppo dell’economia e del territorio.
Il Politecnico, nello svolgimento del corso che avrà durata semestrale, si avvarrà del contributo di diversi partner locali, nazionali ed internazionali, tra cui Università, Imprese, Distretti Tecnologici e Produttivi, Associazioni No Profit, Ospedali, Enti pubblici, Operatori del credito e della finanza, Incubatori.
Il percorso di apprendimento si comporrà di quattro fasi: Contaminazione Creativa, nella quale i partecipanti sperimenteranno metodologie e tecniche di supporto alla creatività; Contaminazione Digitale, nella quale i partecipanti si focalizzeranno sulle opportunità delle nuove tecnologie digitali abilitanti nei vari settori socio-economici; Contaminazione Territoriale, nella quale i partecipanti interagiranno in modo dinamico con gli attori del territorio per far emergere opportunità di innovazione e infine, Innovation proposal, ove ai partecipanti verranno forniti gli strumenti per sviluppare le proprie idee e trasformarle in progetti di innovazione economica e sociale, in modo da poter confrontarsi con gli stakeholders per cogliere opportunità di rewards come stage, collaborazioni e finanziamenti.
Nelle diverse fasi verranno utilizzate metodologie didattiche innovative. Le attività formative avranno luogo nella sede principale del DigiLab e in sedi itineranti (altre Università, Enti, Imprese, Associazioni). Nella parte conclusiva del percorso, i partecipanti, raggruppati in team e supportati da mentor e coach esperti, svilupperanno un’idea progettuale di attività innovativa che potranno presentare e discutere anche in eventi pubblici appositamente organizzati. La partecipazione al percorso formativo è obbligatoria. Il rilascio dell’attestato finale è subordinato ad una frequenza minima del 75% delle ore previste nonché alla partecipazione ad un evento finale di presentazione dei risultati delle propria attività.
Al termine del percorso formativo, ai team partecipanti che ne faranno richiesta, potrà essere consentito di continuare a disporre di spazi e servizi loro riservati per un massimo di ulteriori sei mesi e di essere supportati dal DigiLab nella diffusione dei loro progetti presso operatori specializzati, nonché nella partecipazione a competizioni locali, regionali e nazionali.
I partecipanti avranno a disposizione tavoli da lavoro e strutture open space, strumenti e attrezzature tecnologiche idonee allo sviluppo delle proprie idee, nonché accesso a tutte le risorse fisiche e virtuali disponibili presso il DigiLab che avrà sede nel campus universitario.I costi relativi alle trasferte dei partecipanti per visite al di fuori delle sedi istituzionali del DigiLab, così come le dotazioni tecnologiche a loro disposizione e gli interventi di formazione e coaching, saranno sostenuti dal Politecnico di Bari nel rispetto delle disposizioni e dei limiti dispesa stabiliti dal MIUR. La partecipazione al corso è gratuita. Il costo dell’iniziativa formativa infatti è a carico del Politecnico di Bari. Infine, ai partecipanti che avranno superato con esito positivo l’intero percorso di apprendimento sarà riconosciuto un numero massimo di crediti formativi universitari (CFU) pari a quindici e sarà altresì rilasciato un attestato finale.
Gli interessati pertanto, devono presentare domanda di ammissione al DigiLab utilizzando l’apposito modulo online reperibile sul sito digilab.poliba.it entro il 30 novembre 2017.
Tutte le informazioni complete sono sul sito dedicato: www.digilab.poliba.it.

Comunicato stampa.

Mobilità elettrica. Il Politecnico partecipa al progetto dell'Unione Europea, NeMo
I primi risultati. Termina il primo test-drive per individuare le problematiche che possono riguardare i viaggi a lunga distanza con le auto elettriche

Bari, 23 novembre 2017 Il Politecnico di Bari, mediante il Laboratorio di Controlli Automatici (responsabile prof.ssa Maria Pia Fanti), ha un ruolo importante nel progetto europeo ‘NeMo - Hyper-Network for electroMobility”  (http://nemo-emobility.eu/).
Lo scopo del progetto è costruire un hyper-network informatico, che colleghi tutti i diversi servizi ed utilizzatori dell’elettromobilità (come le stazioni di ricarica ed i loro operatori, i veicoli elettrici ed i loro proprietari, gli operatori di rete, le piattaforme di servizi, ecc.), rendendo l'accesso alle stazioni di ricarica in tutta Europa semplice per l'utente, con la possibilità di utilizzare all'estero il proprio smartphone, la carta di credito o di debito.
Il progetto prevede l'esecuzione di test transnazionali a lunga distanza in Europa, prima e dopo la distribuzione della NeMo Hyper-Network, per individuare le appropriate misure, valutare gli impatti ed i vantaggi di NeMo (ossia la facilità della pianificazione del viaggio, la facilità e la durata del tempo di ricarica, le conseguenze della ricerca di un'altra stazione di ricarica nel caso in cui la carica non sia possibile presso la stazione selezionata).
Il primo test-drive transnazionale di NeMo si è svolto dal 2 al 4 ottobre 2017, con l'obiettivo di esaminare l'interoperabilità delle stazioni di ricarica in diversi paesi e l'autonomia delle vetture in differenti condizioni di guida. Durante questo test sono state utilizzate due auto elettriche Renault ZOE, con due autisti ciascuna, tre dei quali non avevano precedenti esperienze nell'utilizzo di veicoli elettrici. Uno dei conducenti è stato Michele Roccotelli, un ricercatore del Laboratorio di Controlli Automatici, che sta collaborando alla ricerca in questo progetto innovativo, volto al futuro della mobilità elettrica.
Il viaggio. I due veicoli NeMo hanno utilizzato strade diverse da Torino a Barcellona, coprendo una distanza di oltre 950 km. Ciò è stato fatto perché a velocità più elevate la batteria dell'automobile si esaurisce più rapidamente, quindi ogni vettura ha seguito un itinerario diverso, alternando ogni giorno una "eco-route" usando strade nazionali e regionali ed un "percorso veloce" usando autostrade.
Ogni vettura ha caricato tra le 3 e le 5 volte al giorno le batterie sulla rotta da Torino a Grenoble (giorno 1), a Narbonne (il giorno 2) e a Barcellona (il giorno 3). I veicoli sono stati ricaricati solo alle stazioni di ricarica pubbliche e non durante le soste notturne.
I quattro conducenti NeMo sono stati forniti di un piano di rotta e di carte di ricarica roaming, come ad esempio le applicazioni Renault ZE Pass e ChargeMap.
Alcune stazioni di ricarica erano collegate a queste reti, mentre altre non lo erano. Inoltre, alcune applicazioni talvolta dovevano essere scaricate per l'autenticazione ed il pagamento, per ricaricare il veicolo.
I risultati.
Dopo la fine del loro viaggio i quattro conducenti NeMo hanno evidenziato i seguenti problemi:
l'esperto del veicolo elettrico ha avuto meno problemi durante l'accesso e durante l'uso dei diversi tipi di stazioni di ricarica;
i viaggi a lunga distanza con i veicoli elettrici devono essere attentamente pianificati per garantire che le stazioni di ricarica siano note, inclusa la disponibilità di ricarica durante le soste notturne;
diverse stazioni di ricarica non sono collegate ad una rete di roaming ed hanno richiesto il download di un'applicazione per caricare il veicolo. In questi casi, i conducenti hanno avuto bisogno di uno smartphone con traffico dati o Wi-Fi e l'accesso al loro conto online per poter scaricare l'applicazione richiesta e ricaricare il veicolo;
per un viaggio a lunga distanza è necessario impiegare del tempo, con una maggiore pianificazione rispetto ad un'auto a benzina o diesel, in quanto sono necessarie fermate regolari fino a un'ora, a seconda del tipo di stazione di ricarica e della velocità di guida;
la prenotazione di una stazione di ricarica è stata impossibile: in generale i conducenti di NeMo hanno deciso di fermarsi in luoghi dove è stata disponibile una stazione di ricarica, anche se non necessaria la carica, come precauzione nel caso in cui la successiva stazione di ricarica non fosse stata disponibile o impossibile da utilizzare;
alcune differenze significative sono state notate nell'autenticazione: applicazioni, schede, ID, ecc., progettazione delle stazioni di ricarica e scelta dei tipi di connettore.
E' stata identificata una variazione dei prezzi: alcune stazioni di ricarica erano gratuite, alcune indicavano immediatamente il prezzo e in altre, dove è stata utilizzata una carta di roaming, il prezzo è stato comunicato solo successivamente.
Nella maggior parte dei casi l'accesso non è stato un problema a causa del basso livello di utilizzo delle stazioni di ricarica, ma con un maggiore utilizzo di veicoli elettrici, questo potrebbe non essere del tutto vero. A tal fine, lunghe attese o deviazioni verso stazioni alternative saranno sempre più necessarie, a meno che l'infrastruttura non stia al passo con la domanda di utilizzo.
L'analisi finale è in corso e si valuteranno le problematiche incontrate con diversi tipi di stazione di ricarica, compresi i tempi necessari per avviare la carica (comprensione delle istruzioni, accesso al servizio, ecc.).
Nel 2019, è previsto un test più lungo per esaminare la NeMo Hyper-Network e valutare i miglioramenti effettivi dal suo utilizzo.

Comunicato stampa.

Acustica & Tecnologie. Sabato, 25 novembre, nell’aula magna “Attilio Alto” del Politecnico

L’iniziativa è organizzata dall’Associazione Regionale Cori di Puglia (ARCoPu), Politecnico di Bari, Università degli Studi "A. Moro" di Bari, Conservatorio "Niccolò Piccinni"

Bari, 22 novembre 2017 - Ascoltare la musica è un atto che compiamo nei luoghi più disparati attraverso molteplici canali di fruizione di cui disponiamo. Nelle esecuzioni dal vivo l’avvento dei contenitori polifunzionali e la necessità di rendere polifunzionali spazi che, in origine, non lo erano affatto ha profondamente snaturato o reso sempre più difficile cogliere il complesso legame esistente fra la musica e lo spazio fisico. 
Ricco è il rapporto che da sempre lega l’architettura alla musica. Lo spazio fisico, definito dalla forma architettonica, e la composizione musicale si sono mutuamente influenzate nel corso del tempo.
Le moderne tecnologie di riproduzione sonora multi-canale possono oggi consentirci di riprodurre, pur rimanendo nello stesso anonimo “contenitore polifunzionale”, ambientazioni acustiche molto diverse, modificando attivamente il suono fino a riprodurre condizioni di ascolto più simili a quelle degli spazi per cui le opere vennero in origine composte.
Le relazioni fra musica, architettura, acustica e tecnologia e gli approfondimenti sulle problematiche fisico-acustiche legate ai luoghi dove vengono realizzate esecuzioni corali saranno oggetto della giornata-studio, “Le danze dei suoni, dialoghi tra musica, scienza e tecnologia”.
L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Regionale Cori di Puglia (ARCoPu), assieme a: Politecnico di Bari, Università degli Studi "A. Moro" di Bari e Conservatorio "Niccolò Piccinni" di Bari, è in programma sabato, 25 novembre 2017, dalle ore 9,30 alle ore 13,30 presso l'aula magna "Attilio Alto" (campus universitario) del Politecnico.
L’incontro vedrà la partecipazione del prof. Nicola Cufaro Petroni, fisico teorico e professore di Calcolo delle Probabilità e Statistica del Dipartimento di Matematica dell’Università di Bari, che interverrà sul tema “Acustica Musicale”. Il Prof. Francesco Martellotta, professore di Fisica Tecnica Ambientale del Politecnico di Bari e il Prof. Francesco Scagliola, compositore e professore di Composizione Elettroacustica presso il Conservatorio “N. Piccinni” dialogheranno su “Musica & Architettura”. Al Prof. Cataldo Guaragnella, professore di Elaborazione Numerica dei Segnali per il Corso di Laurea in Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni presso il Politecnico di Bari e al Prof. Cristoforo Marzocca, professore di Elettronica Applicata per il Corso di Laurea di Ingegneria Elettrica presso il Politecnico di Bari sarà affidato un Dialogo sugli ambienti virtuali per la riproduzione musicale.  Moderatore il M° Filippo Maria Caramazza, Professore di Composizione e di Direzione d’orchestra presso il Conservatorio “G.P.Palestrina” di Cagliari.
Interverranno inoltre: dott. Pierfranco Semeraro, Presidente di ARCoPu; prof. ing. Eugenio Di Sciascio, Rettore del Politecnico di Bari; prof. Antonio Felice Uricchio, Rettore dell’Università degli Studi” “Aldo Moro” di Bari; M° Gianpaolo Schiavo, Direttore del Conservatorio “N. Piccinni” di Bari; dott. Aldo Patruno, Direttore del Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio della Regione Puglia e l’ing. Giuseppe Galasso, Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Bari.
II convegno vanta il patrocinio dell’Assessorato all’Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia, del Comune di Bari e di Feniarco e il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Comunicato stampa.

Borghi d’Italia. Riconoscimento Premio SACU 2017 in restauro architettonico a Camerino

Bari, 17 novembre 2017 – Anno Domini 1531. Piccoli appezzamenti coltivati dalle forme spesso irregolari irrompono qua e là tra fitto bosco, macchia mediterranea e pascolo sull’altopiano delle Murge del sud-est della Puglia, denominato Valle d’Itria. Alcuni poderi sono presidiati da piccole costruzioni rurali ad uso ricovero di forma conica: i trulli. Verso nord, su un evidente rilievo, è arroccato un castello. Distinte, alleate mura, frammentate da otto torri, percorrono e cingono, come una corona, la città di Locoretondi.
Questa fu la prospettiva che ebbe Joan Vaguer, segretario della commissione spagnola, incaricato a svolgere un’inchiesta fiscale sui feudi e sui beni dei ribelli (così fu reputata la città pugliese dalla Corona di Spagna) quando arrivò nei pressi della città. Al fine di una ridistribuzione di tali beni ad altri feudatari di provata fedeltà, Locoretondi – annota Vaguer - conta solo cento fuochi (famiglie) e non più trecento dopo i recenti fatti di guerra legati alla 1°conflitto tra Carlo V di Spagna e Francesco I di Francia per il dominio dell’Italia.
Anno Domini 2017. Di quella documentata visione cinquecentesca della città non resta più traccia: il castello aragonese, di forma quadrangolare, le mura, le torri di presidio nell’intorno. Lo ricorda solo lo stemma comunale: una Torre. Ciò che resta invece della contemporanea Locorotondo (oggi, circa 14 mila abitanti, quasi 500 nel centro storico) è il contenuto che quel castello, mura e torri hanno difeso per oltre trecento anni: il centro antico, cuore della sua memoria, della sua architettura unica, famosa in Italia e all’estero.
Tuttora esso conserva un forte carattere identitario, per la particolarità del luogo, l’inscindibile legame con il contesto ambientale, l’unicità del rapporto con il paesaggio agrario ridisegnato dai terrazzamenti delimitati da muretti a secco in pietra calcarea, la singolarità dell’assetto urbano, dei materiali impiegati, delle tecniche costruttive tradizionali adottate.
L’immagine del centro antico sedimentata nella memoria collettiva è affidata alla coralità dell’edilizia minuta e le “Cummerse”, costruzioni con il tetto spiovente, distinguono e rappresentano la città antica. Le Cummerse, in particolare, costituiscono per il lavoro di tesi il punto cruciale, essendo considerate come il patrimonio fondamentale di Locorotondo, e avendo il lavoro messo in evidenza l’urgenza di sottoporle a tutela.
Le scale a mignano, gli sporti di gronda, gli apparati decorativi a corredo delle aperture, gli infissi tradizionali, le ringhiere, le ferrate, sono altrettanti elementi che concorrono a caratterizzare l’aspetto di Locorotondo che, per la sua singolarità, impone misure di salvaguardia.
Locorotondo è un insediamento solo apparentemente ben conservato, in realtà a rischio di progressivo degrado, soprattutto antropico, per l’inadeguatezza dell’edilizia di base a rispondere ai moderni standard abitativi e soggetto a interventi e riusi spesso impropri che rischiano di compromettere irreversibilmente l’elevata qualità architettonica e ambientale dell’organismo urbano.
Si pongono dunque delicati problemi di tutela e utilizzo che impongono una riflessione sulla necessità di un mirato recupero finalizzato ad una corretta fruizione attenta a preservare quei caratteri che fanno di Locorotondo un unicum irripetibile.
Nella convinzione che il centro antico della cittadina murgiana costituisce una preziosa eredità di cultura materiale e di valori testimoniali, nell’interesse della sua difesa culturale ed architettonica nel Politecnico di Bari, si è sviluppata una tesi di laurea che ha impegnato per un anno sei studenti di architettura: Roberta Quaranta (Bari Palese), Antonio De Liddo (Bari), Annalisa Cascione (Bitetto), Caterina Anelli (Rutigliano), Giorgio Maria Bevilacqua (Foggia), Serena Cellie (Brindisi). Coordinatore e Relatore: prof. Rossella de Cadilhac, docente Poliba di restauro architettonico.
La qualità del lavoro di ricerca svolto ha meritato una Menzione speciale e diritto di pubblicazione su “Architettura e Città” in occasione del XXVII Seminario internazionale Premio di Architettura e Cultura Urbana, SACU 2017, su “Ricostruzione e innovazione”, presso l’Università di Camerino.
Lo studio, “Locorotondo, il centro antico”, composto da due volumi e relative tavole, ricerca e analizza le fasi storiche del Comune. La fase della conoscenza infatti, diventa fondamentale per attivare un processo consapevole di salvaguardia del patrimonio edilizio esistente. Suddivide il centro storico in 20 isolati. Documenta, classifica, censisce tutti gli elementi costruttivi-architettonici esterni-interni di ogni isolato e ne analizza i contenuti. 
Tale inedito lavoro approda alla formulazione di linee-guida per un’appropriata conservazione e valorizzazione del nucleo antico, attraverso interventi di manutenzione (ordinaria e straordinaria), di restauro e risanamento conservativo, di recupero del centro antico, ponendo come condizione di base l’indispensabilità di un’approfondita conoscenza dei singoli manufatti, che rappresenta il momento preliminare ad ogni azione conservativa. Rivolge una particolare attenzione alla problematica del riuso e dell’attribuzione di funzioni compatibili, che si pone soprattutto per manufatti caduti in disuso, o sottoposti a cambi incongrui di destinazione funzionale proponendo - attraverso casi esemplificativi - soluzioni rispettose delle caratteristiche architettoniche e costruttive dei manufatti nel loro ineliminabile rapporto con l’aggregato di appartenenza.
I neo laureati del Poliba inoltre, hanno focalizzato l’attenzione su un isolato (il n.3, adiacente a Porta Nuova) selezionato come caso-studio proprio in applicazione di quelle linee-guida, giungendo ad un progetto di restauro vero e proprio. La scelta dell’isolato campione ha offerto l’occasione per riflettere anche su un’area contigua, Piazza Mitrano, a cui l’isolato è strettamente legato, ma irrisolta dal punto di vista urbanistico e architettonico, ed alla quale la proposta progettuale ha tentato di dare una risposta sia alla scala architettonica che a quella urbana.

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Oggi, al Politecnico. L’utente al centro del sistema dei trasporti urbani ed extraurbani

Bari, 9 novembre 2017 - Investire sulle piste ciclabili e sulla mobilità lenta e sostenibile è un’opportunità di sviluppo per Bari e la Puglia. Lo sviluppo e il potenziamento di tale mobilità è un nodo cruciale per costruzione del sistema di trasporti del futuro. Nell’ottica dello sviluppo economico territoriale ed ambientale, sostenibile e “verde” che l’Europa chiede, dalla mobilità “lenta” nascono enormi opportunità per il ripensamento del sistema infrastrutturale italiano secondo una visione di rete, che tenga conto della necessità di valorizzare e adeguare il patrimonio esistente, ma anche opportunità economiche per l’industria del settore delle infrastrutture e dei materiali e, in prospettiva, per l’industria del turismo.
Un recente rapporto di Legambiente stima che in Italia l’economia della bicicletta valga 6 miliardi di Euro a fronte dei 9 miliardi di Euro in Germania, tra hotel, ristoranti, punti di assistenza e tutti gli aspetti turistici di contorno, senza contare i benefici sulla salute e sulla qualità dell’aria.
Questi, e non solo, sono stati alcuni tratti emersi nella giornata di studio svoltasi oggi (9 novembre) al Politecnico di Bari, nell’ambito del convegno-studio, "Nuove opportunità di sviluppo infrastrutturale, ambientale ed economico: materiali per la mobilità lenta e per la gestione delle acque meteoriche", promosso dal Politecnico di Bari, dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Bari, con il contributo di Italcementi e Calcestruzzi aziende italiane leader nella produzione e commercializzazione di materiali per l’edilizia e le costruzioni. L’evento ha avuto il patrocinio di Confindustria Bari-Bat, Ance Bari-Bat e Ordine degli Architetti della Provincia di Bari.
“Nella giornata di studio abbiamo voluto tracciare un percorso interdisciplinare che ha attraversato tutti i settori della Ingegneria Civile e della Architettura – ha detto la prof. Giuseppina Uva, docente di “Tecnica delle Costruzioni” al Politecnico di Bari - proponendo, da un lato, riflessioni e spunti di natura metodologica e generale, e approfondendo poi aspetti tecnici e specialistici attraverso il contributo di studiosi e docenti del Politecnico di Bari di tale area”.
La discussione è partita dal settore dei trasporti, individuando il quadro teorico e metodologico e ponendo l’accento sulle caratteristiche, aspetti progettuali e confronti critici dei diversi sistemi di mobilità urbani ed extra-urbani e infine sulle opportunità, vantaggi delle alternative ciclopedonali. Si è poi proseguito presentando la chiave di lettura delle discipline dell’Architettura, che hanno offerto un’ampia visione sulle implicazioni delle reti di mobilità nella progettazione della città e dei paesaggi urbani in termini di grammatica dell’architettura.
Ricordando poi la centralità della “visione di rete” individuata nelle politiche nazionali dei trasporti, è stato affrontato il tema dei nodi di intersezione, ponti e attraversamenti, e delle criticità progettuali da affrontare per a valorizzazione e rinnovamento non solo funzionale, ma anche strutturale e sismica, delle infrastrutture esistenti in vista di una efficace implementazione di sistemi di mobilità alternativa nel contesto esistente.
La giornata è poi entrata nel vivo su alcuni aspetti tecnici e ingegneristici, proponendo all’ampia platea di ingegneri e architetti - ma anche studenti - presenti, una panoramica sulle tipologie, caratteristiche e requisiti di progettazione delle pavimentazioni drenanti, nonché sui recenti avanzamenti della ricerca del Politecnico; sulle soluzioni e approcci progettuali per la gestione delle acque meteoriche in ambito urbano, e per finire sulla valutazione e controllo dei requisiti prestazionali dei materiali impiegati nelle progettazioni.
“Oggi abbiamo presentato una soluzione green per le piste ciclabili, messa a punto nel nostro centro ricerca e innovazione – ha sottolineato, Evaristo Rota, Direttore area Centro- Sud di Calcestruzzi che ha aperto il convegno. È un’occasione per portare anche in Puglia la capacità di fornire risposte a esigenze specifiche attraverso soluzioni “su misura”, che vanno ad affiancarsi alle linee di prodotto più tradizionali. Una delle prime realizzazioni in i.idro DRAIN in Italia è stata la pista ciclabile nella riserva naturale di Torre del Guaceto a Brindisi, mentre nei giorni scorsi Calcestruzzi ha completato il rifacimento dei giardini di Villa Garibaldi a Conversano (Ba). Calcestruzzi, insieme a Italcementi ha fornito anche prodotti durabili e ad alte prestazioni, vista la complessità del manufatto, per il nuovo Ponte Adriatico a Bari”.
L’attenzione al tema dell’acqua, come risorsa da non sprecare, ha portato Italcementi alla formulazione di i.idro Drain, la soluzione drenante in calcestruzzo che rispetta il ciclo naturale dell’acqua. Si tratta di un prodotto che ha una capacità drenante 100 volte superiore a quella di un terreno naturale contribuendo così a diminuire i costi di smaltimento e trattamento dell’acqua piovana. Tale innovazione è stata mostrata nella sua realizzazione nella piazzetta “Cherubini”, sottostante l’aula magna “Attilio Alto”, sede dei lavori.
Il Convegno ha attraversato un po’ tutti questi aspetti, ed ha raccolto un ottimo riscontro nella comunità di tecnici della città di Bari, che sta vivendo tra l’altro direttamente gli sforzi dell’amministrazione per offrire alternative di mobilità ai suoi cittadini, non senza alcune perplessità e inerzie da parte degli utenti. Ma va ricordato che la mobilità lenta rappresenta per i cittadini un’opportunità per riscoprire la città ed il territorio, riappropriarsi del proprio tempo e riconquistare gli spazi della città e della campagna contribuendo operativamente e direttamente alla salvaguardia del proprio benessere, salute e sicurezza e di quelli di tutta la comunità.

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Trasporti. Seminario-studio organizzato da: Politecnico di Bari, Ordine degli Ingegneri della Provincia di Bari, Italcementi e Calcestruzzi
Giovedì, 9 novembre 2017, ore 9,00, aula magna “Attilio Alto”

Bari, 7 novembre 2017 - In principio, in Europa, erano solo Amsterdam e Copenaghen a pedalare. Le città bike friendly erano rare e concentrate. Gradualmente le virtù pedalatorie di tanti centri urbani europei sono cresciuti nell’interesse generale.
In Italia, anche se in maniera disomogenea, da nord a sud (Bolzano la città più virtuosa), sono nate e moltiplicate le città a misura di bici assieme ad una maggiore attenzione alla ciclomobilità. E i vantaggi sono stati essenzialmente due: ambientale (risparmio di carburante, benefit sanitari, riduzione di emissioni nocive) e commerciale, diretto (produzione) e indiretto (turismo).
Anche la Regione Puglia, sensibile al tema e all’ambiente, ha elaborato programmi dedicati allo sviluppo infrastrutturale per la mobilità lenta. Appositi studi sui sistemi dei trasporti urbani ed extraurbani sono stati avviati da tempo nel Politecnico di Bari.  
Il tema della mobilità ciclistica, infatti, assume per il nostro territorio una rilevanza strategica sia in ambito urbano che extraurbano per i benefici, ambientali, economici e sulla salute dei cittadini che tale modalità attiva di trasporto comporterebbe se opportunamente favorita. In particolare, oltre alla mobilità sistematica nelle grandi città, è rilevante l’aspetto collegato al cicloturismo che in generale ha mostrato incrementi a due cifre registrati negli ultimi anni e per il quale la nostra regione, anche grazie alla favorevole orografia, clima e territorio, offre enormi potenzialità per lo sviluppo di un settore già trainante. Infatti, sono rilevanti gli strumenti di programmazione e le azioni in tal senso che meritano di essere analizzati. In particolare, nella città di Bari si registrano velocità medie su bicicletta pari a circa 15 km/h, concorrenziale con le modalità motorizzate che in alcune ore della giornata possono anche scendere a 12 km/h che rende questa modalità. In tale logica, l’area metropolitana di Bari con il proprio Biciplan prevede una rete di percorsi ciclabili di oltre 400 chilometri che si estende sia in ambito urbano che extraurbano, integrandosi con la rete relativa all’offerta della mobilità sostenibile regionale, nazionale ed europea. Tra queste, la ciclovia dell’Alta murgia che si sviluppa per circa 108 km, di cui 20 km rientrano nel percorso Eurovelo 5. A livello regionale, la ciclovia di qualità che collega Bari a Castel del Monte quale parte della Ciclova dei Borboni che collega Bari a Napoli su un percorso di 470km.
Su questo attuale ed importante tema, il Politecnico di Bari insieme all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Bari, Italcementi e Calcestruzzi ha organizzato per giovedì, 9 novembre 2017, ore 9,00, presso l’aula magna “Attilio Alto” (campus universitario) un convegno di studi dal titolo “Nuove opportunità di sviluppo infrastrutturale, ambientale ed economico: materiali per la mobilità lenta e per la gestione delle acque meteoriche”.
Il seminario, partendo dalle citate considerazioni, analizzerà lo stato dell’arte sulle caratteristiche della domanda di mobilità ciclistica, sull’offerta e sugli aspetti progettuali legati in particolare alle pavimentazioni e propone di approfondirne gli scenari attuali e futuri non tralasciando le possibili soluzioni che il mercato offre per la realizzazione di piste ciclabili e opere complementari. Particolare attenzione sarà dedicata al tema di un’attenta gestione del ciclo naturale dell’acqua.
L’iniziativa sarà arricchita da uno spazio espositivo-dimostrativo. Infatti, nel campus universitario, nei pressi dell’aula magna “Attilio Alto”, sarà posto sul campo di posa in opera, “i.idro Drain”, una innovativa soluzione per pavimentazioni continue con altissima capacità drenante.
L’evento ha ottenuto il patrocinio dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Bari, di Confindustria Bari-Bat, di Ance Bari–Bat e dell’Associazione Regionale Ingegneri e Architetti di Puglia.
La partecipazione all’intero evento è gratuita. Sono previsti tre crediti formativi professionali per gli iscritti all’Ordine degli Ingegneri e cinque per gli iscritti all’Ordine degli Architetti.
Programma.
Ore 9.00.
Ai saluti del Magnifico Rettore del Politecnico di Bari, prof. Eugenio Di Sciascio e degli organizzatori e patrocinanti seguiranno i seguenti interventi e attività:
(ore 9.30) “La mobilità lenta: stato attuale e sviluppi futuri”, prof. ing. Michele Ottomanelli, prof. Ing. Leonardo Caggiani, Dip. Dicatech, Politecnico di Bari.
(ore 9.50) “Attraversare la Città-Natura”, prof. arch. Carlo Moccia, Dip. Icar, Politecnico di Bari.
(ore 10.10) “Ricadute e prospettive di rinnovamento strutturale e sismico delle infrastrutture nell’ambito delle strategie di sviluppo della mobilità lenta in Italia”, prof. ing. Domenico Raffaele e prof. ing. Giuseppina Uva, Dip. Dicatech, Politecnico di Bari.
(ore10.25) “Le pavimentazioni per la mobilità lenta”, prof. ing. Vittorio Ranieri, Dip. Dicatech, Politecnico di Bari.
(ore 10.40) “Le opere per la gestione delle acque di piattaforma: problemi e soluzioni”, prof. ing. Alberto Ferruccio Piccinni, Dip. Dicatech, Politecnico di Bari.
(ore 11.15) “Come rinfrescare le città con pavimentazioni drenanti: nuove soluzioni per le reti infrastrutturali dedicate alla mobilità lenta e relative opere complementari“, ing. Enrico Corio, Calcestruzzi, geom. Marco Sandri, Italcementi. Seguirà una prova di confezionamento e stesa di “i.idro Drain” ad opera di Deltapav, azienda specializzata nella posa di pavimentazioni drenanti.
(ore 12.45) “Prove sui materiali: controlli di accettazione”, prof. ing. Francesco Porco, Dip. Dicatech, Politecnico di Bari

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Nautica. Evento straordinario, domani, 31 ottobre, ore 14.00, a Bari, presso nautica “Ranieri”
L’imbarcazione, votata alle regate da competizione e alle grandi traversate, è stata acquistata da un armatore tedesco e dopo il collaudo da Bari a Genova raggiungerà Hong Kong


Bari, 30 ottobre 2017 – Per la prima volta nella storia del campus universitario di Bari una imbarcazione a vela di grandi dimensioni, votata alle regate da competizione e alle grandi traversate ha varcato i suoi confini per raggiungere il porto.
Lo ha fatto al buio dell’alba di lunedì, 23 ottobre, mentre la città ancora sonnecchiava nel silenzio: ha varcato l’ingresso principale del campus di via Orabona; ha superato i due ponti a sud della città; ha percorso il lungomare, i bordi della città antica e infine ha raggiunto il bacino dei cantieri nautici “Ranieri”, nei pressi del CUS Bari.
La barca si chiama “Neo 400+”. E’ stata costruita totalmente nei laboratori del Politecnico di Bari ed è il risultato di un progetto dedicato alla nautica, pubblico-privato, denominato, “Polimare”. Il progetto, istituito dal Politecnico di Bari, è condiviso con “Neo Yachts & Composites”, azienda pugliese specializzata nelle costruzioni di settore e CUS Bari.
“Neo 400 +” è stata costruita completamente in carbonio con tecnologia sottovuoto con stampi femmina. E’ lunga 12,15 m e larga 3,99 m; con un pescaggio, 3,10 m, peserà armata pronta per navigare circa 5500 kg. Conta una superficie velica complessiva di 115 mq nelle andature di bolina e 230 mq nelle andature portanti. Velocità di punta: 25 nodi. La barca è stata ottimizzata per un equipaggio in regata di 700 kg (9-10 membri), ma utilizzabile in crociera anche da solo 2 persone. La barca presenta una disposizione innovativa degli interni pensati per le grandi navigazioni d’altura in regata e crociera con un grande openspace dedicato alle funzioni di navigazione e 2 grandi cabine con 6 cuccette marine e un unico bagno per ottimizzare pesi e spazi. Le scelte di performance non hanno però compromesso le qualità e finiture estetiche. Il team di progettazione e sviluppo è stato coordinato dalla mano esperta dell’Ingegnere Giovanni Ceccarelli dello studio CYD.
“Neo 400 +” è anche il risultato di qualità di 12 mesi di duro lavoro all’interno dei laboratori del Poliba e che ha visto la partecipazione, in team, in fasi diverse, di specialisti di settore, docenti e studenti del Politecnico. Il responsabile scientifico per parte Politecnico, prof. Mario Foglia e il responsabile dell’azienda ing. Paolo Semeraro hanno convogliato e coordinato le energie delle rispettiva compagini per far in modo che all’interno del Politecnico fosse possibile produrre un oggetto, orgoglio della nostra Puglia.
Ed ecco il risultato. La solidità del progetto e la sua concreta realizzazione hanno convinto un armatore tedesco che ha acquistato la barca e ben presto, secondo il volere dell’acquirente, si trasferirà ad Hong Kong via Genova.
Intanto, tra lunedì, 23 e oggi 30 ottobre, saranno completati gli ultimi montaggi: chiglia, albero (25 m), timone.
L’evento straordinario sarà presentato in occasione del varo di “Neo 400 +”, previsto per domani, martedì, 31 ottobre, ore 14.00, presso i cantieri nautici “Ranieri” di Bari, adiacenti alla sede del CUS Bari (Lungomare Giambattista Starita, 1).
. Per l’occasione saranno presenti assieme al Rettore del Politecnico di Bari, Eugenio Di Sciascio i partecipanti al progetto, autorità, appassionati di nautica.
Dopo il varo e per tutto il mese di novembre sarà completato a Bari il setup finale in acqua della barca per poi essere trasferita mediante navigazione a vela a Genova, da dove sarà trasportata via nave nella sua sede futura definitiva: Hong Kong.
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Non solo Architettura. Workshop PHI 2017: cerimonia di chiusura domani a Bari
I casi esaminati: Piazza Mercantile e Piazza del Ferrarese a Bari e la Taranto antica ipogea nel centro storico

Bari, 6 ottobre 2017 – Si concluderà domani, sabato 7 ottobre, presso la Sala “Murat” a Bari con la presentazione dei risultati la prima edizione del International and Multidisciplinary Workshop PHI 2017 – “PROGRESS(ES) - THEORIES AND PRACTICES”. Il workshop, come si ricorderà si è tenuto in parallelo a Bari e Taranto (inaugurazione 2 ottobre scorso). Obiettivo: una nuova progettazione e riqualificazione urbana grazie ai contributi di altre discipline, anche generazionali, oltre l’architettura.
I due tavoli di Taranto e Bari hanno affrontato specifiche questioni connesse alla rigenerazione della forma urbana come volano di sviluppo socio-economico e culturale:
Per Taranto la riflessione si è concentrata sulla riscoperta del sottosuolo della città antica come luogo delle interconnessioni socio - culturali ed economiche ma anche spazio complesso, ancora fisicamente da scoprire e da riconnettere, capace a sua volta di collegare fisicamente i luoghi urbani (delle piazze e dei cortili) con gli spazi d’acqua ed i contenitori pubblici urbani (con le loro corti interne e i piani basamentali intesi quali luoghi di emersione dal sottosuolo e come contenitori di attività creative)
Per Bari il focus è stato quello della rigenerazione urbana ed economico-sociale del sistema costituito da Piazza Ferrarese e Piazza Mercantile. La necessità di una riscoperta di Piazza Ferrarese come porta urbana di arrivo e di Piazza Mercantile come luogo di partenza di itinerari tematici capaci di comporre un complesso puzzle di attività creative e momenti esperenziali di riscoperta della identità del luogo e di riaggregazione sociale.
 Il tentativo è stato quello di progettare i luoghi partendo dal rovesciamento di alcuni paradigmi: il progetto come confronto tra diverse generazioni (dai giovani studenti delle superiori, agli studenti universitari, ai professionisti sino ai ricercatori e agli esperti di vari ambiti dell’industria culturale); il progetto come confronto tra discipline diverse (da quelle tecniche e tecnologiche a quelle umanistiche); l’industria culturale e la creatività derivata dall’identità dei luoghi come forma di sviluppo sociale ed economico.
Il workshop ha condotto come risultato non solo alla crescita della consapevolezza dei partecipanti di poter mutare attraverso le proprie idee la “città”, ma anche alla nascita di una nuova comunità creativa. I risultati saranno presentati domani pomeriggio, sabato, 7 ottobre, ore 16:00, presso la “Sala Murat”, Piazza del Ferrarese, a Bari dai protagonisti dell’iniziativa che non ha precedenti in Puglia dopo la felici esperienze di Lisbona del 2015 e 2016.  
Il workshop PHI 2017 è stato Co-organizzato dal Politecnico di Bari, dall’Università degli studi di Bari e le unità di ricerca del CIAUD (F A - UL) di Lisbona e CHAM (FCSH-UNL-UAç) di Lisbona e coordinato con il contributo della NAPS LAB. Numerosi i soggetti che hanno supportato l’iniziativa: POLO MUSEALE DELLA PUGLIA; Regione Puglia- Assessorato Formazione e Lavoro, Politiche per il Lavoro, Diritto allo Studio, Scuola, Università, Formazione Professionale; Giovani Imprenditori di Confindustria Puglia; Comune di Bari - Assessorato alle Culture, Turismo, Partecipazione e Attuazione del Programma; Associazione “Le Città che vogliamo”- Taranto; Associazione “Nobilissima Taranto”- Taranto; Ordine degli ingegneri della provincia di Taranto; Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Bari, Brindisi, BAT; Grafica &Stampa. Rilevante il contributo, tramite l’alternanza scuola – lavoro, fornito dalla partecipazione dei giovani degli istituti superiori: Istituto Professionale Statale per l’Industria e l’Artigianato “LUIGI SANTARELLA” di i Bari; Liceo Artistico e Coreutico Ciardo Pellegrino di Lecce.

Comunicato stampa.

Dall’esperienza di Lisbona. Workshop in contemporanea a Bari e Taranto, dal 2 al 7 ottobre

Obiettivo: realizzare di un vademecum di riferimento per la pubblica amministrazione

Bari, 29 settembre 2017 - L’iniziativa si intitola “PHI 2017 – ‘PROGRESS: Theories and Practices’ - International and Multidisciplinary Workshop”. Non ha precedenti in Puglia e proviene da un felice connubio con Lisbona. Si propone nella nostra Regione di sviluppare nuove idee da poter trasformare in progetti di impresa creativa mirate alla trasformazione dei luoghi urbani in spazi sociali e culturali finalizzati al potenziamento delle identità locali.
Per queste finalità, un workshop di durata settimanale, dal 2 al 7 ottobre prossimi, in contemporanea a Bari e Taranto, avrà l’intento di aprire il confronto scientifico tra le dottrine dell’arte, dell’architettura e delle scienze sociali nel tentativo di produrre un cortocircuito tra i giovani, il tessuto scientifico multidisciplinare, le amministrazioni pubbliche e le realtà imprenditoriali locali. Esso infatti, coinvolgerà studiosi, professionisti, tecnici, studenti universitari e studenti delle superiori, nella convinzione che l’interfaccia tra queste figure possa risolvere la profonda separazione che attualmente intercorre, tra produzione di innovazione, capacità di fare impresa, sapere politico e fare sociale.
Le giornate saranno articolate in seminari ed in laboratori progettuali per lo sviluppo dei tematismi affrontati dal Workshop. L’iniziativa vuole giungere a sviluppare possibili idee di riqualificazione urbana che divengano spunto per nuove attività di impresa, attività creative, forme di associazionismo giovanile, coinvolgimento sociale.
Dopo Lisbona, per l'anno 2017, il confronto del Workshop PHI si apre sulle due location di Taranto e Bari con l'obiettivo di riflettere sui seguenti temi e specifiche applicazioni: “Valorizzare l'identità dei luoghi. La città vecchia di Taranto e i percorsi narrativi della città sotterranea”; “Scoprire l'identità dei luoghi. La città vecchia di Bari, città delle arti e del commercio: Piazza del Ferrarese e Piazza Mercantile”.
Risultati attesi. Coinvolgendo direttamente le amministrazioni pubbliche delle città interessate, si vuole stimolare una riflessione intorno alle idee sviluppate nell'ambito del workshop, con l'obiettivo di valorizzare la capacità di riflessione delle giovani generazioni e il ruolo nevralgico che queste avranno nel ripensare e riconquistare i luoghi urbani.
A livello pratico il workshop, sul modello di un European Awarness Scenario Workshop  (EASW) si articolerà in tre momenti fondamentali: lo sviluppo di scenari; la mappatura di possibili stakeholder e l’organizzazione di progetto; l’elaborazione delle idee progettuali e la loro articolazione in azioni tecnico-programmatiche. Di qui la stesura di un Vademecum che possa raccogliere, partendo dalle criticità e dalle risorse (identitarie e non) riscontrate nei singoli contesti di studio, esperienze e approcci progettuali replicabili in tali specifici contesti, nonché comportamenti, idee e approcci tecnici e normativi mirati alla risoluzione di specifiche progettualità.
L’iniziativa, pensata per divenire un appuntamento a cadenza annuale, è stata sottomessa all’ “Avviso pubblico per le Attività Culturali” proposto dalla Regione Puglia ed ha ricevuto il supporto di numerose istituzioni tra cui la “Regione Puglia” -  “Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio” e “Assessorato alla Formazione e Lavoro - Politiche per il lavoro, Diritto allo studio, Scuola, Università, Formazione Professionale”, il “Polo Museale della Puglia – MiBACT”, la “Confindustria - Giovani Imprenditori Pugliesi”, il “Comune di Bari - Assessorato alle Culture, Turismo, Partecipazione e attuazione del programma”, l’associazione “La Città che vogliamo”.
L’iniziativa, partita dal Politecnico di Bari  (coordinatori e referenti: prof. Calogero Montalbano del Dipartimento di Scienze dell'Ingegneria Civile e dell'Architettura (DICAR) e dalla prof.ssa Carla Chiarantoni del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di Chimica (DICATECH) del Poliba), ha visto la collaborazione del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali, del Dipartimento di Studi Umanistici (DISUM), del Dipartimento Jonico in "Sistemi Giuridici ed Economici del Mediterraneo: società, ambiente, culture, dell’Università degli Studi di Bari nonché del Centro de investigação em Arquitetura, Urbanismo e Design (CIAUD) da Faculdade de Arquitetura da Universidade de Lisboa (FA-ULisboa) e del Centro de História de Além-Mar (CHAM) Faculdade de Ciências Sociais e Humanas da Universidade Nova de Lisboa e à Universidade dos Açores (FCSH-UNL-UAç)
Programma. PHI 2017 si articola in due workshop che si terranno dal 2 al 7 ottobre in contemporanea a Taranto e Bari.
Inaugurazione. Il Workshop PHI 2017 sarà inaugurato a Taranto presso l’Auditorium di San Francesco (sede di Taranto dell’Università di Bari), lunedì, 2 ottobre, ore 10:00. Per l’occasione parteciperanno i rappresentanti delegati di: Università di Bari; Politecnico di Bari; Assessorato alla Formazione e Lavoro - Politiche per il lavoro, Diritto allo studio, Scuola, Università, Formazione Professionale; Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Brindisi, Lecce e Taranto; Sindaco di Taranto; Sindaco di Bari; Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Bari; Ordine degli Ingegneri di Taranto.
Seguirà (ore 11:00) l’apertura dei lavori a Taranto e nel primo pomeriggio a Bari.
La cerimonia di chiusura e premiazione è prevista invece a Bari, presso la Sala Murat – piazza del Ferrarese, il prossimo 7 ottobre, ore 16:30.

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Premio SACU 2017. XXVII Seminario internazionale di Architettura e Cultura Urbana
Tema del concorso: “Ricostruzione e Innovazione”. I lavori dei 18 neo laureati del Poliba sono stati selezionati per la qualità delle ricerche e delle proposte dedicate ai centri pugliesi di Locorotondo e Canosa e, in ambito europeo, ai borghi rurali andalusi (Spagna)

Bari, 19 settembre 2017 – Le ricerche e le proposte contenute in tre tesi di laurea in architettura di 18 neo laureati del Politecnico di Bari sono state premiate a Camerino (MC), presso l’Università, in occasione dell’edizione 2017 del Premio internazionale SACU nell’ambito XXVII Seminario internazionale di Architettura e Cultura Urbana.
Le tesi che hanno partecipato al concorso, “Ricostruzione e Innovazione” con le sezioni “Trasformazione e riuso dellesistente. Nuovi paesaggi urbani. Materiali e tecniche costruttive”, hanno focalizzato le loro attenzioni sui centri pugliesi di Locorotondo e Canosa e, in ambito europeo, sui borghi rurali andalusi (Spagna). I lavori presentati a Camerino dai neo laureati Poliba, si sono distinti nell’ambito delle 48 proposte progettuali giunte in finale da tutta Italia.
“Ricostruzione e innovazione” (tema dell’edizione 2017), sono i due aspetti salienti del progetto dell’esistente e segnano la ricorrente disputa fra conservazione e trasformazione. In realtà l’architettura trova le sue ragioni nella lettura critica dell’esistente e delle sue sedimentazioni storiche, nella comprensione dei luoghi e della multiforme società in evoluzione. Trasformare l’esistente vuol dire anche migliorarne le qualità in termini di sicurezza, salubrità, efficienza energetica, risparmio delle risorse naturali; il che richiede una stretta collaborazione architettonica-ingegneristica e un gran numero di altre competenze per le molteplici implicazioni che un progetto innovativo, partecipato e consapevole dei valori in gioco presuppone.
In questo solco si sono mossi i concorrenti del Politecnico. Ogni tesi di laurea ha raggruppato il lavoro di sei studenti, coordinati dal docente-coordinatore-relatore, nell’ambito del laboratorio di tesi. 
La tesi premiata su Locorotondo. Il centro antico di Locorotondo è uno degli insediamenti della Valle d’Itria dal forte carattere identitario. L’immagine del centro antico sedimentata nella memoria collettiva è affidata alla coralità dell’edilizia minuta rappresentata da case a pseudo-schiera a più piani. Queste, realizzate con lo stesso materiale del luogo impiegato nella costruzione dei muretti a secco, assumono una particolare connotazione. Le scale, gli sporti di gronda, gli apparati decorativi a corredo delle aperture, gli infissi tradizionali, le ringhiere, le ferrate, sono altrettanti elementi che concorrono a caratterizzare l’aspetto di Locorotondo che, per la sua singolarità, impone misure di salvaguardia. “Locorotondo però – sostengono gli autori della tesi: Roberta Quaranta (Bari Palese), Antonio De Liddo (Bari), Annalisa Cascione (Bitetto), Caterina Anelli (Rutigliano), Giorgio Maria Bevilacqua (Foggia), Serena Cellie (Brindisi), Coordinatore/Relatore: prof. Rossella de Cadilhac - è un insediamento solo apparentemente ben conservato, in realtà a rischio di progressivo degrado per l’inadeguatezza dell’edilizia di base e soggetto a interventi e riusi spesso impropri che rischiano di compromettere irreversibilmente l’elevata qualità architettonica e ambientale dell’organismo urbano. Si pongono perciò delicati problemi di tutela e utilizzo che impongono un mirato recupero finalizzato ad una corretta fruizione attenta a preservare quei caratteri che fanno di Locorotondo un unicum irripetibile”. La formulazione di linee-guida messe a punto nel loro lavoro dal titolo: “Centri storici minori fra conservazione e rivitalizzazione: il caso di Locorotondo”, crea le premesse per un’appropriata conservazione, ma anche per la valorizzazione del nucleo antico, attraverso interventi di manutenzione (ordinaria e straordinaria), di restauro e risanamento conservativo, di recupero del centro antico, ponendo come condizione di base l’indispensabilità di un’approfondita conoscenza dei singoli manufatti, che rappresenta il momento preliminare ad ogni azione conservativa. Lo studio rivolge una particolare attenzione, oltre ad aspetti strettamente architettonici, alla problematica del riuso e dell’attribuzione di funzioni compatibili, che si pone soprattutto per manufatti caduti in disuso, o sottoposti a cambi incongrui di destinazione funzionale proponendo - attraverso casi esemplificativi - soluzioni rispettose delle caratteristiche architettoniche e costruttive dei manufatti nel loro ineliminabile rapporto con l’aggregato di appartenenza. L’obiettivo è quello di fornire linee d’indirizzo che propongano un’idea di recupero intesa come conoscenza, conservazione, valorizzazione, fruizione, promozione del patrimonio architettonico tradizionale concepito anche come risorsa per perseguire obiettivi di sviluppo territoriale.
La tesi premiata su Canosa. Canosa, l’antica romana Canusium deve la sua importanza alla sua collocazione geografica, al confine tra il tavoliere e la murgia. Nodo di passaggio da nord a sud (via Traiana) la sua fortuna fu legata soprattutto ai fasti di Roma. Con essa strinse un'alleanza a cui si mantenne fedele anche dopo la sconfitta di Canne ad opera di Annibale.  Ancor prima greca, fu sin dai secoli IV e III a. C. città fiorente di commerci. Nei pressi del suo porto sul mare, alla foce dell'Ofanto, allora navigabile, sorse più tardi Barletta. Le invasioni barbariche e il medioevo segnarono il declino della città e un lento abbandono dell’antico insediamento urbano tuttora evidente. La tesi, “Canosa. Studio dei caratteri dell’architettura pugliese. Lettura comparata dell’organismo edilizio e aggregativo di Canosa di Puglia con altri centri dell’intorno territoriale nord barese”, elaborata da Alessio Giulio Greco (Lecce), Federica Mazza (Oria), Vito Antonio Parlante (Gioia del Colle), Marcello Pedone (Corato), Pietro Enzo Andrea Petruzzella (Molfetta), Nicola Sarcina (Giovinazzo), Coordinatore/Relatore: prof. Matteo Ieva, propone uno studio dei fenomeni urbani, dall’età medioevale alla contemporaneità, con lo scopo di provare a ricostruire le criticità che connotano la Canosa odierna. Obiettivo dello studio è anche la ricerca delle cause che hanno determinato l’attuale decadenza (soprattutto del nucleo antico) e, allo stesso tempo, quello di stabilire la possibilità concreta per costruire realisticamente la rinascita etico-civile e culturale della comunità.
La città medioevale è presentata attraverso una sintesi che giunge a proporre una ricostruzione dei tipi edilizi presenti nel borgo.  A tal proposito si osserva una eccessiva “consunzione” del costruito, analoga a quei luoghi degradati; l’assenza di servizi collettivi e di attività ordinarie, che l’ha relegato al ruolo di quartiere dormitorio; un progressivo depauperamento del luogo che è stato presto considerato “rifugio” per le classi sociali meno agiate, le quali hanno intrapreso iniziative personali di modificazione dell’esistente. Per il recupero dell’antico borgo medioevale - si sostiene nella ricerca - occorre avviare un processo graduale ma sistematico che provi a invertire l’odierna tendenza restituendo al centro storico di Canosa di Puglia una significatività autentica, vera. Le azioni da promuovere: costruire un quadro programmatico che tenga conto delle “virtù” specifiche che la città mostra nella sua totalità favorendo le opportunità di recupero a fini collettivi attraverso la valorizzazione del patrimonio archeologico-monumentale con la risposta che si potrebbe generare non solo in forma turistica ma, potenzialmente, come migrazione permanente o semi-stanziale, di popolazione interessata a occupare, recuperandolo, il costruito storico. Realizzazione di un museo archeologico nazionale. A tal proposito, è stato proposto, nell’area del battistero di S. Giovanni del VI secolo, destinata dal PUG a museo archeologico, un complesso di organismi speciali in cui emerge proprio l’edificio del museo.
La tesi premiata sui “Borghi Rurali Andalusi”. Il tema di ricerca condotto nel Laboratorio di Laurea “Borghi Rurali Andalusi” ha avuto come oggetto i tracciati e i sistemi insediativi realizzati dall’Instituto Nacional de Colonización (INC) tra gli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta del XX secolo sotto la dominazione franchista in Spagna. In questo periodo, si realizzarono circa trecento nuove città, di piccole dimensioni e di bassa densità, denominate “pueblos”, con l’intento di colonizzare il territorio, trasformandolo in un primo momento con opere di irrigazione forzata e, successivamente, permettendo l’insediamento stabile dei coloni.
Il lavoro, “I borghi rurali andalusi: progetto di valorizzazione per la definizione di una rete territoriale”, elaborato da Maria Rosa Abbondanza (Bitonto), Margherita De Luca (San Severo), Olga Maria Germinario (Santeramo in Colle), Anastasia Padovano (Mola di Bari), Giacomo Carlo Palmieri (Cassano Murge), Nicola Sinisi (Andria), Coordinatore/Relatore: prof. Loredana Ficarelli, si è concentrato nella regione andalusa, studiando 13 pueblos accomunati dal rapporto di vicinanza con il fiume Guadalquivir e caratterizzati da una diversificazione degli impianti urbani. L’indagine dei casi studio, nelle loro varianti formali e funzionali, ha permesso l’elaborazione di modelli insediativi territoriali ed abitativi ed una catalogazione morfologica, tipologica ed aggregativa dei pueblos.
L’obiettivo del progetto di valorizzazione di questi borghi, il cui uso attuale è rimasto strettamente legato ad una produzione agricola ormai troppo spesso infruttifera, è finalizzato alla rimodulazione del rapporto con la campagna ed il territorio.   Quest’ultima ricerca, in particolare, ha ottenuto il premio della critica.
Tutti i Lavori premiati e segnalati saranno prossimamente pubblicati sul magazine di architettura, “ARCHITETTURAeCITTÀ”, Di Baio Editore.

Comunicato stampa.

Società Italiana Docenti di Trasporti. A Bari, al Politecnico, dal 14 al 15 settembre

Bari, 11 settembre 2017 - Nel settembre 2015, i capi di Stato e di governo, riuniti presso la sede delle Nazioni Unite, hanno concordato nuovi obiettivi globali (agenda del 2030) per lo sviluppo sostenibile.
L'agenda si basa su 17 obiettivi di sviluppo sostenibile e 169 obiettivi integrati che bilanciano le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile: economico, sociale ed ambientale.
La maggior parte dei 17 obiettivi dell'agenda del 2030 dipendono da obiettivi legati ai sistemi di trasporto, come, ad esempio, l'obiettivo 11 "Città e comunità sostenibili" che mira a: garantire sistemi di trasporto sicuri, migliorando la sicurezza stradale, in particolare mediante lo sviluppo dell’uso del trasporto pubblico; sostenere le ricadute positive economiche, sociali ed ambientali dei collegamenti tra le aree urbane e rurali.
I sistemi di trasporto sono un elemento cruciale per favorire molti altri obiettivi attraverso l'uso di nuove tecnologie e metodologie per il governo e gestione della mobilità.
Pertanto, metodi e le tecnologie innovativi possono contribuire ad innovare i sistemi di trasporto fornendo soluzioni per la mobilità in linea con l'Agenda del 2030 per il miglioramento delle Città, migliorandone la vivibilità e la qualità ambientale, aumentando la sicurezza e l'efficienza dei veicoli e la sostenibilità delle soluzioni di mobilità.
Su questi temi si terrà a Bari, presso il Politecnico, il XXII° Seminario scientifico della Società Italiana Docenti di Trasporti, (http://sidt.org/2017/), nel corso del quale sarà fatto il punto sui progressi della ricerca sulle soluzioni innovative, metodologiche e tecnologiche, che guardano le problematiche ambientali, sociali ed economiche della mobilità e della logistica. In particolare, gli interventi in programma saranno focalizzati sui metodi e modelli per sistemi di trasporto più ecologici; sulle tecnologie e applicazioni innovative per la mobilità e la logistica sostenibili; l’interconnessione dei sistemi di trasporto; l’interazione tra trasporti, uso del suolo e ambiente.
Il prestigioso seminario, organizzato dal Gruppo di Ricerca sui Sistemi di Trasporto del Politecnico di Bari con il patrocinio del Comune di Bari, negli anni, è stato ospitato nelle maggiori città italiane e, ogni due anni, chiama a raccolta studiosi e ricercatori, italiani e stranieri, nel settore dei sistemi di trasporto e mobilità. L’iniziativa avrà luogo nei giorni 14 e 15 settembre p.v. al Politecnico di Bari.
La presentazione e inaugurazione del XXII° seminario avrà inizio alle ore 9.00, giovedì, 14 settembre, nell’aula magna “Attilio Alto”, con gli interventi di: prof. Eugenio Di Sciascio, Rettore del Politecnico di Bari; prof. Umberto Fratino, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e Chimica (DICATECh); ing. Roberto Masciopinto Presidente Ordine Ingegneri Provincia di Bari; dott.ssa Teresa Caradonna, presidente della Sezione Trasporti Confindustria Bari-BAT; prof. Antonio Musso, Presidente della Società Italia Docenti di Trasporti – SIDT.  
Introdurrà la seconda giornata dei lavori, 15 settembre, ore 9.00, il Sindaco dell’Area Metropolitana di Bari, ing. Antonio Decaro.

Comunicato stampa.