Form di ricerca

Comunicati stampa 2020

Comunicati Stampa

Automotive. Il Poliba e VW Zentrum Bari sottoscrivono un accordo quadro di collaborazione

Bari, 27 febbraio 2021 - Il modello futuro delle case automobilistiche non sarà più basato sul paradigma dell’auto di proprietà bensì sul concetto di servizio di mobilità (Mobility as a Service) che vedrà sempre più presenti nuovi modelli di business per i servizi di mobilità, come ad esempio il car sharing o il nolo a lungo termine o, in generale, la fornitura di un servizio di spostamento on demand. Questi temi sono di interesse sia del tessuto produttivo che della ricerca nel tentativo di individuare le innovazioni tecnologiche e organizzative per supportare il comparto automotive in questa fase di transizione verso il modello della post-car society. Con queste premesse trova sintonia l'accordo quadro di collaborazione scientifica che il Politecnico di Bari e VW Zentrum Bari hanno sottoscritto ieri, 26 febbraio presso la sede del rettorato.
Il Politecnico di Bari e VW Zentrum Bari, rappresentati dal Rettore, prof. Francesco Cupertino e dal dott. Giuseppe Moramarco, intendono, con questo accordo e per i prossimi due anni, rinnovabili, promuovere il tema della mobilità sostenibile attraverso attività ed eventi divulgativi, tirocini e tesi di laurea oltre a possibili interazioni a livello di ricerca e didattica.
Da subito, VW Zentrum finanzierà quattro borse-premi di studio destinate a studenti dei corsi di laurea magistrale del Politecnico che intenderanno svolgere una tesi di laurea in materia di mobilità sostenibile. Un apposito bando, di prossima pubblicazione, indicherà tempi e modalità. Gli studenti interessati dovranno proporre il tema che si impegneranno ad affrontare nella tesi di laurea e che verrà valutato da una commissione.
L'accordo Poliba-VW Zentrum, consentirà il coinvolgimento anche della casa madre tedesca, Wolksvagen che si è dichiarata interessata alla collaborazione con il Poliba.
Responsabili scientifici della convenzione sono: per il Politecnico di Bari il prof. Michele Ottomanelli, mentre per la Zentrum Bari il dott. Fabrizio Resta.

Bari, 25 febbraio 2021 – Snam, tra le principali aziende di infrastrutture energetiche al mondo, ha donato al Politecnico di Bari sei borse di studio di durata triennale e magistrale da assegnare a giovani studentesse iscritte alla facoltà di Ingegneria dell’ateneo nell’anno accademico 2020/21.
L’iniziativa rientra nell’impegno di Snam in favore della parità di genere ed è finalizzata ad avvicinare le ragazze allo studio delle discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica). I corsi di studio, selezionati dal Politecnico di Bari, hanno rilevato una presenza femminile inferiore al 20% sul totale delle iscrizioni negli ultimi tre anni accademici.
Secondo dati Save the Children, oggi in Italia solo il 16,5% delle studentesse sceglie di laurearsi in discipline scientifiche e tecnologiche, e solo il 5% delle quindicenni aspira a studiarle. In generale, soltanto uno studente STEM su 4 è donna, valore che diminuisce ulteriormente nelle facoltà più in linea con i profili richiesti dal mondo professionale (dati Osservatorio Fondazione Deloitte).
In questo contesto, la scuola e l’università rappresentano preziose leve per la diffusione di una cultura delle pari opportunità e per la lotta al gender gap. La collaborazione con il Politecnico di Bari segue di pochi mesi la donazione di altre tre borse di studio per studentesse STEM da parte di Snam al Politecnico di Milano.
“La parità di genere è per noi innanzitutto una questione di cultura. Come unico Politecnico del Sud Italia, siamo molto impegnati in attività di informazione e orientamento sui nostri corsi di laurea e le prospettive di lavoro; al continuo investimento in nuovi servizi e strutture che garantiscano uguali opportunità di accesso e, soprattutto, ad incentivare sempre il merito – ha dichiarato il Rettore del Politecnico di Bari, Francesco Cupertino –. Ben vengano, quindi, le iniziative come questa di Snam, che premiano le migliori studentesse in ambiti di studio nei quali c’è bisogno di aumentare la presenza femminile. Nonostante i numeri, ancora insufficienti, il trend degli ultimi anni è in aumento e puntiamo a farlo crescere ulteriormente nei prossimi anni, in vista delle grandi sfide tecnologiche che ci attendono”. 
“Le discipline e le competenze STEM saranno centrali in gran parte dei mestieri del futuro – ha dichiarato Marco Alverà, amministratore delegato di Snam – e sono strategiche per accelerare processi quali la digitalizzazione e la transizione ecologica. Creare sinergie tra il mondo dell’impresa e quello dell’istruzione, dell’università e della ricerca può contribuire in modo significativo alla promozione dell’equilibrio di genere. Iniziative come quella avviata con il Politecnico di Bari rientrano nell’impegno di Snam per favorire una maggiore presenza femminile nelle facoltà scientifiche”.
La collaborazione fa inoltre seguito a un accordo di ricerca e sviluppo firmato da Snam e dal Politecnico di Bari nel 2020 e finalizzato alla realizzazione di un innovativo prototipo di rete energetica autonoma a idrogeno verde.
A partire da oggi, attraverso il portale informatico dell’università, è possibile presentare la domanda di partecipazione al bando  http://www.poliba.it/it/didattica/borse-di-studio/bando-di-concorso-studentesse-stem per l’assegnazione delle borse di studio, che resterà aperto fino al 31 marzo 2021. Le vincitrici, selezionate secondo criteri di merito, saranno premiate nel corso di una cerimonia ufficiale.

Per ulteriori informazioni

Contatti Politecnico di Bari  
Ufficio Stampa: 320 1710528                                                          
ufficiostampa@poliba.it    
Sito internet: www.poliba.it 

Contatti Snam
Ufficio stampa : Tel. +39 02 3703727
ufficio.stampa@snam.it
Sito internet: www.snam.it   

Ambiente & Ricerca. Pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Nature-Scientific Reports”  

E' la prima ricerca multidisciplinare che propone un modello concettuale del sistema marino contaminato di indirizzo per la gestione del rischio ambientale e per la scelta di soluzioni di mitigazione sostenibili. Le concentrazioni dei contaminanti, le ragioni della loro distribuzione e la loro disponibilità a muoversi sono alcuni punti nodali della ricerca, volta a fornire le basi scientifiche per gli interventi di messa in sicurezza e risanamento ambientale più sostenibili

Bari, 23 febbraio 2021 - I risultati della prima ricerca multidisciplinare dedicata al recupero ambientale del Mar Piccolo di Taranto sono stati pubblicati il 17 febbraio sulla prestigiosa rivista internazionale, «Nature - Scientific Reports».
Le attività scientifiche, durate tre anni, hanno rappresentato l'azione corale del Politecnico di Bari (Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di Chimica e Dipartimento di Ingegneria Elettrica e dell'Informazione), dell'Università “Aldo Moro” di Bari (Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali e Dipartimento di Biologia) e del CNR (IRSA, sedi di Taranto e Bari), e sono state coordinate e sostenute dal Commissario Straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto (2014-2020), coautore dell’articolo con alcuni componenti del suo staff.
Il contributo scientifico, dal titolo, “A geo-chemo-mechanical study of a highly polluted marine system (Taranto, Italy) for the enhancement of the conceptual site model” (Uno studio geo-chemo-meccanico di un sistema fortemente contaminato - Mar Piccolo Taranto, Italia - per la definizione di un avanzato Modello Concettuale di Sito), racchiuso in 53 pagine, presenta i risultati scientifici del lavoro dell'ampio gruppo di ricercatori di diverse aree scientifiche, e identifica un modello di indirizzo per la gestione del rischio ambientale.
Il lavoro, infatti, presenta una diagnosi avanzata delle condizioni di contaminazione del Mar Piccolo, sito di interesse nazionale (SIN), di elevata complessità ambientale e sede di dinamiche di mobilità dei contaminanti che sono fonte di pericolo per la società civile e di degrado del pregiato ecosistema che il sito ospita.
L’elevato tenore scientifico dei risultati dello studio è stato riconosciuto dall’importante rivista scientifica internazionale del Gruppo Nature, “Nature - Scientific Reports”, che li ha pubblicati; Sci Rep 11, 4017 (2021).  www.nature.com/articles/s41598-021-82879-w
Il Mar Piccolo, oggetto delle attività di ricerca, è infatti, il cuore pulsante dell’Area di crisi ambientale di Taranto, una delle più grandi d’Europa. Questo sito, che rappresenta un unicum nel suo genere per la compresenza di una riserva naturale di specie protette, di attività di coltivazione di mitili, di strutture di manutenzione navale e di una base navale strategica, è stato aggredito negli ultimi decenni da alte concentrazioni di metalli pesanti e di contaminanti organici.
Nell’ottica di una gestione sostenibile, è stata condotta, dal 2014 al 2017, un’attività diagnostica metodologicamente innovativa, in quanto multiscalare e fortemente multidisciplinare, per l’oggettivazione della distribuzione nei sedimenti di contaminanti potenzialmente tossici e della loro disponibilità alla migrazione verso diverse matrici ambientali.
I risultati del lavoro rappresentano un benchmark nel campo di studi scientifici finalizzati alla messa in sicurezza di siti contaminati complessi, di cui il Mar Piccolo di Taranto rappresenta uno straordinario laboratorio a cielo aperto. Infatti, da un punto di vista tecnico—scientifico, è stato utilizzato un approccio innovativo rispetto a quello delle indagini tradizionali per i siti contaminati, in cui viene solitamente svolta una caratterizzazione chimica dei contaminanti nei sedimenti e nella colonna d'acqua, che ne permette la conoscenza in termini solo di concentrazione e distribuzione. La metodologia adottata in questo studio è stata invece volta a caratterizzare anche tutti i fattori del sistema che possono condizionare la mobilità del contaminante, con l'obiettivo di stimare in che termini esso possa passare da una all'altra delle matrici ambientali del sistema, fra cui quella biologica, diventando fonte di danno per l'uomo. Infatti, la previsione del danno che un contaminante può indurre, dunque del rischio da contaminazione di un sito, deve includere non solo la conoscenza della concentrazione e della distribuzione del contaminante, ma anche la stima del suo destino nel tempo.
Per perseguire questo obiettivo, sono state condotte indagini multidisciplinari, integrando diverse competenze per caratterizzare tutte le grandezze, sia fisiche che chimiche, che influenzano la mobilità dei contaminanti. Si è così giunti a valutare le concentrazioni dei contaminanti, le ragioni della loro distribuzione e la loro disponibilità a muoversi, nonché le fonti di mobilità su cui basare l’identificazione degli interventi di messa in sicurezza più sostenibili
La nuova strategia di indagine ha evidenziato l'origine litogenica di alcuni dei metalli pesanti presenti nei sedimenti e la necessità di rivisitare i limiti normativi del sito, sulla base della variabilità geochimica sito-specifica. È stata inoltre verificata la bassissima consistenza dei sedimenti superficiali, anche connessa alla presenza di grandi quantità di materia organica, evidenziando la propensione dei sedimenti a subire processi di rimaneggiamento e risospensione che incidono sul rischio e condizionano la progettazione delle soluzioni di mitigazione. Il modello del sito ha messo in luce, altresì, l'influenza della contaminazione sulle proprietà idro-meccaniche dei sedimenti, trascurate prima d’ora nelle proposte di misure di mitigazione del rischio.
I risultati ottenuti dimostrano quanto le misure di mitigazione siano calibrabili nell’ottica della sostenibilità (Sustainable Development Goals – SDGs - Agenda 2030 delle Nazioni Unite) se viene preventivamente acquisita una conoscenza esaustiva dei processi attivi nel sistema, che possono coinvolgere le diverse forme di contaminazione.
I risultati prodotti, e in parte discussi nella pubblicazione, sono altresì stati messi a base della procedura innovativa per l’instaurazione di un partenariato per l’innovazione, ai sensi dell’art. 65 D.Lgs. n 50/2016, da aggiudicare con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, ai sensi dell’art. 95 del D.Lgs. n. 50/2016, per l’Affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva e della realizzazione degli interventi di risanamento ambientale e messa in sicurezza dei sedimenti nelle aree prioritarie del Mar Piccolo di Taranto, Primo seno, mediante dimostrazione tecnologica (importo complessivo dell’appalto presunto € 32.276.250,00).

Ecco chi sono gli autori dell’articolo pubblicato su “Nature - Scientific Reports”

Per il Politecnico di Bari, i Professori Federica Cotecchia, Claudia Vitone e Michele Notarnicola, i Dottori Matilda Mali e Francesca Sollecito, e diversi altri autori afferenti al DICATECh e al DEI.
Per l’Università di Bari, i Professori Giuseppe Mastronuzzi, Massimo Moretti, Emanuela Schingaro e Agata Siniscalchi e diversi ricercatori del DISTEGEO, ed il prof. Angelo Tursi ed alcuni ricercatori del Dipartimento di Biologia.
Per il CNR-IRSA (sedi di Bari e Taranto), i Dottori Vito Felice Uricchio, Giuseppe Mascolo, Nicola Cardellicchio, Antonella Di Leo e diversi ricercatori.
Inoltre, sono autori dell’articolo alcuni membri dello staff del Commissario Straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto (2014-2020), dott.ssa Vera Corbelli, che, quale coordinatrice dell’intero studio, è ultimo autore dell’articolo.

Comunicato stampa.

Rediscovering the Space. Dottorato di Ricerca in Ingegneria e Scienze Aerospaziali

Ospite e relatore, Giuseppe Cataldo, Lead Mission & Instrument Systems Engineer - NASA Goddard Space Flight Center

Bari, 22 febbario 2021 -  Destò meraviglia al Doge di Venezia, Leonardo Donati quando nell'agosto 1609 Galileo Galilei lo invitò a “vedere da vicino le cose lontane” attraverso un nuovo strumento da lui messo a punto. A  quello  strumento venne attribuito il nome di telescopio da Giovanni Demisiani nel 1611 in occasione dell’ingresso di Galilei nell’Accademia dei Lincei.
Da allora tanta strada è stata fatta. Occhi sempre più potenti, puntati verso l'alto, hanno scrutato le profondità del cielo consentendo agli scienziati di svelare molti dei misteri dell'universo. 
A questi strumenti, al loro uso per le missioni spaziali, è dedicato il quarto incontro, “Telescopi spaziali: nuovi occhi per esplorare l'universo”. L'evento è una iniziativa del Dottorato di Ricerca interateneo Poliba-Uniba in Ingegneria e Scienze Aerospaziali ed è previsto dalla rassegna in corso dedicata allo spazio, “Rediscovering the Space”.
Al seminario, in programma domani, martedì, 23 febbraio, ore 17,00, parteciperà Giuseppe Cataldo, Lead Mission & Instrument Systems Engineer - NASA Goddard Space Flight Center.
Nell'incontro verranno presentate le attuali missioni in ambito astrofisico, sia operative che in fase di sviluppo, con particolare enfasi sul Telescopio spaziale James Webb. In particolare, verranno descritte le sfide ingegneristiche legate alla costruzione del più potente telescopio spaziale mai realizzato fino ad oggi. Il seminario si concluderà con una panoramica sulle sfide future per l'astronomia e l'astrofisica.
L'evento potrà essere seguito collegandosi su: 
http://bit.ly/Re discoveringTheSpace_february_23 
http://bit.ly/Youtube_Poliba.
Coordinatore: prof. Marco Donato de Tullio, PoliBA. Moderatore: prof. Francesco Loparco, UniBA.

Il relatore.
Giuseppe Cataldo, di origine tarantina, è ingegnere capo della missione EXCLAIM della NASA e della telecamera nel vicino infrarosso per il telescopio PRIME, di cui ha la responsabilità tecnica e per cui gestisce due gruppi di circa 65 persone. L'esperienza di Cataldo riguarda la progettazione e l’ottimizzazione di sistemi spaziali per l'astronomia e l'astrofisica, nonché la modellazione di sistemi complessi, alla grande scala e multidisciplinari. Ha lavorato per diverse missioni, inclusa quella relativa al telescopio spaziale James Webb. Nel 2017, grazie ai suoi contributi al Webb Telescope, ha ricevuto la “Early Career Public Achievement Medal” e il “Group Achievement Award”.
Giuseppe Cataldo è entrato a far parte della NASA nel 2009, fortemente sponsorizzato dall'Agenzia spaziale europea (ESA), come uno dei due studenti europei selezionati per la NASA Academy, il principale programma di leadership della NASA per studenti di talento. Ha conseguito il Dottorato di Ricerca presso il Massachusetts Institute of Technology e ha conseguito diversi titoli presso ISAE-SUPAERO, Politecnico di Milano e Torino.

Comunicato stampa.

 

ESA_Lab@PoliBa. La tavola rotonda è in programma, lunedì, 22 febbraio, ore 17.30            

Bari, 19 febbraio 2021 - Il ruolo delle politiche di cooperazione, le pratiche di trasferimento tecnologico, le strategie di open innovation, il ruolo dei venture capital e del private financing, i nuovi modelli e dinamiche di business che stanno caratterizzando la space economy, il contesto nazionale, saranno oggetto di confronto della tavola rotonda, “Nuove Dinamiche Imprenditoriali nella Space Economy: un Focus sull'Italia”.
L'evento, organizzato nell’ambito delle attività dell’ESA_Lab@PoliBa, il laboratorio nato dalla collaborazione tra l'Ente Spaziale Europeo (ESA) e il Politecnico di Bari, è in programma, lunedì, 22 febbraio, ore 17.30, sulla piattaforma Webex, https://poliba.webex.com/poliba/onstage/g.php?MTID=eac42f6dae6efac71b961d09775c9f06d  e sul canale youtube poliba, http://bit.ly/Youtube_Poliba
L'iniziativa vuole discutere, attraverso il coinvolgimento di esperti del settore, sui principali cambiamenti che stanno caratterizzando le dinamiche imprenditoriali della cosiddetta New Space Economy.
La tavola rotonda sarà presentata dal rettore, prof. Francesco Cupertino. Interverranno, dott. Giuseppe Acierno (Presidente del Distretto Tecnologico Aerospaziale della Puglia), dott. Anilkumare Dave (Esperto di Trasferimento Tecnologico dell’Agenzia Spaziale Italiana), ing. Luca del Monte (Head of Industrial Policy and SME Division presso l’European Space Agency), dott. Gianluca Dettori (Fondatore e Presidente di Primomiglio SGR), dott.ssa Chiara Pertosa (Presidente di Sitael S.p.A.). Moderatore, prof. Antonio Messeni Petruzzelli, docente di “gestione dell’innovazione” presso il Poliba.

Comunicato stampa.

Al Poliba. Il seminario dell'ing. Matteo Parlamento, capo Stress Unit Ferrari squadra corse

Bari, 14 febbraio 2021 – Nelle auto da Formula 1 tutto è spinto al massimo: la velocità, la tenuta, l'aerodinamica, i dispositivi della vettura, i materiali che la compongono così come i piloti dai nervi d'acciaio che devono essere supportati da una folta schiera, tra progettisti, collaudatori, staff organizzativo-gestionale. Il tutto di altissima qualità con lo sguardo alla massima sicurezza e all'ottimizzazione dei consumi massimi previsti e nell’ambito dei regolamenti. In questo scenario, la Ferrari è il marchio, diventato mito, più conosciuto al mondo; è una eccellenza italiana. I miti però vanno curati, coccolati, coltivati con passione e dedizione per non “invecchiare” mai. Il Cavallino rampante mantiene quell'energia grazie ad uno staff di primissimo piano e, in quel team, alcuni provengono dal Politecnico di Bari.
La Ferrari nella Formula 1. La progettazione strutturale del veicolo è fondamentale. Sul tema è in programma al Poliba un apposito seminario dal titolo, “Esperienze del calcolo strutturale nelle Ferrari di Formula 1”. Relatore d'eccellenza, l'ing. Matteo Parlamento, Head Stress Unit, Ferrari squadra corse Formula 1. L'ing. Parlamento proporrà una panoramica di alcune applicazioni del calcolo strutturale in ambito strutture veicolo di F1. Ciò mostrerà l’importanza di una applicazione di queste tecniche in un ambiente competitivo dove riuscire a portare al limite il design dei componenti, pur garantendo l’affidabilità e la sicurezza, è di primaria importanza. L’applicazione del calcolo strutturale infatti, non può prescindere, per poter dare efficacemente i suoi frutti, dall’essere completata da technical e soft skill più generali che aiutano l’ingegnere progettista a valorizzare il suo contributo alla prestazione della vettura.
Il seminario, organizzato dal Dipartimento di eccellenza di Meccanica, Matematica, Management,  del Poliba, appendice al corso “Costruzione veicoli terresti”, docente prof. Michele Ciavarella, in collaborazione con l'associazione studenti, AUP, si terrà domani, lunedì, 15 febbraio, ore 16,10. L'evento è aperto agli studenti, ex-studenti, docenti, assegnisti e dottorandi del Poliba, ma anche ai fan della Formula 1.
Gli interessati dovranno però, entro le ore ore 16,00 di domani, lunedì, 15 febbraio procedere  alla registrazione con autodichiarazione sulla chat teams (nome, cognome, qualifica) che non faranno foto né video dell’evento, né interviste all’ing. Parlamento dopo l’evento. L'iniziativa inoltre, non sarà possibile condividerla su canali esterni come youtube, etc.  Sarà invece possibile proporre domande tecniche dopo la relazione. Ecco il link per potersi prenotare.

https://teams.microsoft.com/l/channel/19%3ab78ace36c3a54bacb3ea3370317b22a4%40thread.tacv2/Generale?groupId=d27e4c6e-ab65-409a-94a0-7d284bf9054d&tenantId=5b406aab-a1f1-4f13-a7aa-dd573da3d332

Il programma prevede: ore 16.10: Saluto del Magnifico Rettore prof. Francesco Cupertino e del Direttore del Dipartimento di Meccanica Matematica, Management, Giuseppe Carbone. Introduzione, prof. Michele Ciavarella, ordinario del corso in “Costruzione veicoli terrestri”.
Ore 16.30 – 17.30: Webinar, ing. Matteo Parlamento “Esperienze del calcolo strutturale nelle Ferrari di Formula 1”.
Ore 17.30 – 18.30:  discussione tecnica con domande da parte di docenti ricercatori e dottorandi nonché studenti Poliba, sul tema trattato, sul futuro di Ferrari in F1, e su come si può costruire un Curriculum Vitae allettante per poter aspirare a lavorare in Ferrari F1, il sogno di ogni ingegnere meccanico.

Breve curriculum del relatore, ospite del Poliba, ing. Matteo Parlamento, Ferrari Corse
1997-2002: Laurea in Ingegneria Meccanica, indirizzo Veicolo, Università di Modena e Reggio Emilia, 110/L; 2002-2003: Master in Ingegneria del Veicolo, Università di Modena e Reggio Emilia, 110/L; 2003-oggi: Ferrari F1 Racing Team (GeS); 2003-2008:       Engine Structural Engineer; 2008-2012: Structural Engineer, Vehicle Structure Dept.; 2012-2014: Senior Stress Engineer – Car Front End, Vehicle Structure Dept.; 2014-2019:          Head of Stress – Vehicle Structures Manager; 2019-oggi: Head of Structures and Systems Simulation Area.

Ambiente & sviluppo. Sottoscritto l’Accordo quadro di collaborazione scientifica

L’intesa, di medio-lungo periodo, da continuità e forza ad una alleanza strategica. La Puglia sarà un laboratorio privilegiato per sperimentare modelli di sviluppo sostenibile. Il caso Taranto ha dimostrato come il precedente modello di sviluppo sia finito, ma allo stesso tempo rappresenta una grande opportunità per cambiare passo   

Bari, 12 febbraio 2021 - Ricerca scientifica, studi per la prevenzione e la tutela ambientale, soluzioni tecnologiche innovative applicabili presso gli insediamenti produttivi regionali al fine di prevenire e ridurre l’inquinamento, didattica e formazione, borse di studio, tesi di laurea, stage e tirocini formativi per studenti e neo laureati, sono gli ingredienti che caratterizzeranno la collaborazione strategica tra il Politecnico di Bari e l'Arpa Puglia, l'Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell'Ambiente, per i prossimi sei anni.
L'intesa, contenuta in un apposito accordo quadro, è stata sottoscritta questa mattina nella Sala del Consiglio del Poliba dal rettore del Politecnico, Francesco Cupertino e dal direttore generale dell'Arpa Puglia, Vito Bruno.
Sono intervenuti inoltre, i docenti del Poliba: Massimo La Scala, Giovanni Mummolo, Vito Gallo, Umberto Fratino, Nicola Martinelli, e per l'Arpa Puglia il direttore scientifico Vincenzo Campanaro, il direttore del Dipartimento di Taranto, Vittorio Esposito, la dirigente dell’Unità operativa semplice (Uos) Servizio Tecnologie della Sicurezza e Gestione dell’Emergenza Emanuela Laterza, il direttore responsabile del Centro Regionale, Nicola Ungaro e  la responsabile del settore Attività formative, Michela Elia.
Il Politecnico di Bari e l’Arpa, per lo svolgimento delle attività di ricerca, sviluppo tecnologico ed innovazione, intendono attuare, con la firma dell'accordo quadro, forme di collaborazione sempre più aderenti alle esigenze del territorio regionale con particolare riferimento alle problematiche ambientali degli insediamenti industriali presenti in Puglia.
Il Poliba, che ha tra i propri fini istituzionali la formazione, la ricerca, il trasferimento tecnologico al sistema socio-economico del territorio favorirà e potenzierà tale collaborazione anche attraverso progetti di ricerca in partnership nazionali ed internazionali. In particolare Politecnico e Arpa Puglia prevedono iniziative di ricerca di base ed applicata sugli elementi dell’ambiente fisico sui fenomeni di inquinamento, sulle condizioni generali di rischio ambientale nel corretto uso delle risorse naturali e sulle forme di tutela dell’ecosistema.
«Viviamo in un’epoca di grandi cambiamenti – commenta il rettore del Politecnico, Francesco Cupertino – in cui la tecnologia e l’innovazione avranno un ruolo sempre più determinante nella società e la Puglia è una regione ricchissima di risorse, un laboratorio privilegiato per sperimentare modelli di sviluppo sostenibile. Il caso Taranto – aggiunge il rettore – ha dimostrato drammaticamente come il precedente modello di sviluppo sia finito, ma allo stesso tempo rappresenta una grande opportunità per chi ha imparato la lezione e vuole cambiare passo. Per queste ragioni – conclude Cupertino – collaboriamo con Arpa Puglia, un punto di riferimento per la tutela dell’ambiente nel Territorio, intorno al quale potremo aggregare istituzioni, enti, imprese e associazioni che condividono gli stessi obiettivi e che hanno compreso il valore di un ecosistema fondato sull’innovazione».
L'accordo quadro, a cui seguiranno specifici accordi attuativi su materie di studio e progetti, instaura un rapporto di collaborazione strategico di lungo termine, rinnovabile, nel quale le attività condotte dal Politecnico di Bari si integreranno con le corrispondenti attività e servizi erogati dall’Arpa dedicate soprattutto alla prevenzione e tutela ambientale, alla salute dei cittadini, al corretto uso delle risorse naturali e tutela dell'eco-sistema.
Questa iniziativa – ha dichiarato Vito Bruno, direttore generale di Arpa Puglia -  rientra nell'ambito delle attività promosse dalla Direzione generale dell'Agenzia, per consolidare e rafforzare la capacità di fare sistema con soggetti pubblici della ricerca così da integrare la funzione tipica di controllo dell’Agenzia con l’attività di studio e ricerca orientate verso tecnologie innovative finalizzate al monitoraggio delle varie matrici ambientali. Un’Arpa rinnovata e proattiva nella transizione verso la sostenibilità, proiettata verso nuovi traguardi, in sinergia con il Politecnico di Bari”.

La collaborazione scientifica tra Politecnico e Arpa consentirà anche di riversare le esperienze maturate al Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale (Snpa) del quale l’Arpa Puglia è parte integrante.

Comunicato stampa.

Rediscovering the Space. Dottorato di Ricerca in Ingegneria e Scienze Aerospaziali Poliba-Uniba
In programma domani, 9 febbraio, ore 16,30, il terzo seminario dedicato spazio.  Ospite e relatore, Giulio Avanzini, ordinario di Meccanica del Volo e Progetto di Aeromobili a Unisalento

Bari, 8 febbraio 2021 - L’uso dell'energia elettrica da fonti rinnovabili per la propulsione di veicoli aerei e spaziali è una delle sfide tecnologiche del XXI° secolo. 
Nell’ambito del volo atmosferico, piccoli droni a propulsione elettrica sono ormai una realtà consolidata in molte applicazioni civili e militari, ma la propulsione elettrica può essere una soluzione per decarbonizzare il trasporto aereo?
Nell’ambito delle applicazioni spaziali, propulsori elettrici a bassa spinta sono ormai utilizzati in diverse missioni, il loro impiego rende il progetto di missione molto più complesso e, per quanto riguarda il controllo di assetto, un sistema basato solo su attuatori elettrici pone diversi problemi. Rover mossi da motori alimentati da batterie ricaricate con pannelli solari hanno lavorato con successo per anni sulla superficie di Marte, ma lo sviluppo di veicoli di grandi dimensioni per il trasporto di grandi pesi (magari dei primi astronauti su Marte!) risulta decisamente più complesso.
Giulio Avanzini, ordinario di meccanica del volo e progettazione di aeromobili presso l'Università del Salento, si occupa da tempo di trasporto aereo e mezzi spaziali.  
Il prof. Avanzini sarà ospite e relatore del terzo seminario del programma, “Rediscovering the Space - challenges and opportunities in the aerospace, research and business sectors”, iniziativa organizzata e curata dal Dottorato di Ricerca in Ingegneria e Scienze Aerospaziali Poliba-Uniba. Partendo proprio dalle sue esperienze e dalle sue attività di ricerca, il seminario evidenzierà le sfide da vincere per arrivare a elettrificare su larga scala il trasporto aereo e i mezzi spaziali, sottolineando come siano necessari cambiamenti radicali delle configurazioni, lo sviluppo di nuovi metodi di dimensionamento e progetto, e lo sviluppo di soluzioni tecnologiche nuove per batterie e pannelli solari. Al tempo stesso saranno sottolineati i vantaggi (per ora solo potenziali) non solo in termini di riduzione della carbon footprint che una “rivoluzione elettrica” porterebbe con sé.
L'iniziativa è in programma domani, 9 febbraio, ore 16,30 sulla piattaforma http://bit.ly/RediscoveringTheSpace_february_9 e disponibile anche sul canale youtube del Poliba, http://bit.ly/Youtube_Poliba
Moderatore, prof. Giuseppe Pascazio (Poliba). Coordinatore, prof. Marco Donato de Tullio (Poliba).

Il relatore. Giulio Avanzini insegna Meccanica e Dinamica del Volo e Progetto di Aeromobili presso l’Università del Salento. Consegue la Laurea in Ingegneria Aeronautica con lode e il Dottorato di Ricerca in Meccanica Teorica e Applicata presso l’Università di Roma La Sapienza. Nel 1997 diventa tecnologo presso l’Istituto Nazionale per Studi ed Esperimenti in Architettura Navale (INSEAN-CNR) e poi, nel 1998, ricercatore in Meccanica del Volo presso il Politecnico di Torino. Dal 2011 è professore ordinario di Meccanica del Volo dell’ateneo salentino. Fra il 2004 e il 2012 trascorre diversi semestri come visiting professor alla Glasgow University, in Scozia, dove ha insegnato dinamica del volo spaziale, e alla University of Illinois at Urbana-Champaign, USA, come docente di dinamica del volo dei velivoli flessibili. All’inizio della carriera i suoi interessi di ricerca erano focalizzati sull’applicazione di metodi di analisi non-lineare e tecniche di simulazione inversa alla dinamica del volo di velivoli ad alte prestazioni. Ha poi studiato la dinamica e il controllo di velivoli ad ala rotante e problemi legati al controllo di assetto di satelliti, soprattutto in condizioni di attuazione ridondante o incompleta. Ha fornito contributi per modellizzazione, progetto e controllo di droni in configurazioni non convenzionali, per lo studio del volo in formazione di satelliti (soprattutto per formazioni tethered) e problemi fondamentali dell’Astrodinamica. In questo ambito ha derivato la prima soluzione del problema orbitale alle condizioni al contorno (il problema di Lambert) in termini di parametri orbitali classici. I suoi interessi di ricerca includono ora veicoli autonomi sottomarini, le prestazioni e il dimensionamento di velivoli elettici e a motorizzazione ibrida e la propulsione elettrica nello spazio.

Comunuicato stampa.

 

 

 

 

Ambiente & Risorse. Il Politecnico di Bari partner del progetto europeo

Anche la Puglia. Un team di ricercatori del Poliba studia la falda profonda dell'acquifero salentino per sviluppare metodi innovativi di valutazione del rischio di salinizzazione degli acquiferi costieri

Bari, 5 febbraio 2021 – Fino alla metà del secolo scorso, gli agricoltori pugliesi, testimoniavano il passaggio delle stagioni scrutando più il cielo, che non il sottosuolo. L'interpretazione, frutto dell'esperienza, riguardava le previsioni meteorologiche prossime. Sicché un inverno piovoso o siccitoso poteva costituire ricchezza o povertà per i campi e i raccolti, oltre che per la disponibilità di riserve idriche per uso civile. 
In Puglia, e in particolare nel Salento, con un clima mediterraneo e un sottosuolo carsico, la disponibilità dell'acqua ha costituito da sempre una priorità. Le acque delle falde superficiali captate da pozzi scavati a mano sin dal XVI° secolo (trozze), assieme a quelle derivanti dal recupero delle precipitazioni, hanno rappresentato per lungo tempo l’unica forma di approvvigionamento idrico per le colture e per i fabbisogni delle popolazioni.
Dagli anni sessanta il progresso tecnologico dei sistemi di trivellazione ha favorito processi di trasformazione dell’agricoltura e dell’economia regionali inducendo una domanda idrica crescente sulle acque sotterranee pugliesi, con conseguente sovra-sfruttamento anche da parte di un numero indefinito di pozzi abusivi. Negli acquiferi carsici (Gargano, Murgia, Salento), in parte o totalmente costieri, il sovrasfruttamento ha provocato il richiamo d’acque salate d’origine marina, causando la progressiva salinizzazione delle acque sotterranee. Tale fenomeno, che è limitato alle fasce costiere nel Gargano e nella Murgia, ha invece interessato la quasi totalità del territorio del Salento. Infatti, in questa area, l’abnorme proliferazione di pozzi trivellati in falda profonda e l’adozione di condizioni d’esercizio determinanti forti depressioni dinamiche hanno favorito un progressivo e diffuso aumento della salinità delle acque. Ciò che accade in Puglia, e più in particolare nel Salento, non rappresenta un fenomeno isolato, ma interessa l'intero Mediterraneo.  
“La salinizzazione delle acque sotterranee negli acquiferi costieri del Mediterraneo si è deteriorata profondamente negli ultimi decenni, non solo a causa dell’incessante pressione antropica ma anche per l’ulteriore sovrapporsi degli effetti del cambio climatico. Il disturbo degli equilibri naturali di tali acquiferi comporta riduzione delle riserve idriche sotterranee d’acqua dolce, mobilizzazione di acque salate prima isolate rispetto al deflusso attivo, attivazione di cortocircuiti nel trasporto degli inquinanti e modifica della qualità̀ del trasporto verso i mari”, afferma la prof.ssa Maria Dolores Fidelibus del Politecnico di Bari, responsabile scientifico del progetto MEDSAL - ”Salinization of critical groundwater reserves in coastal Mediterranean areas: Identification, Risk Assessment and Sustainable Management with the use of integrated modelling and smart ICT tools”.              
Il progetto, avviato a fine settembre 2019 e di durata triennale, è finanziato dall’UE nell’ambito del programma PRIMA 2018 (Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area) per un valore complessivo pari a 1.390.000 mila euro, di cui 240.000 al Poliba. MEDSAL vede coinvolti 8 partner di 6 nazioni: Soil and Water Resources Institute, Hellenic Agricultural Organization (Grecia, coordinatore), Politecnico di Bari (Italia), Center for Research and Technology (Grecia), Information Technologies Institute (Grecia), Technische Hockschule Lübeck (Germania), Cyprus University of Technology (Cipro); Faculty of Science of Tunis (Tunisia), Mersin University (Turchia). 
L’obiettivo del progetto MEDSAL è sviluppare un quadro integrato per il monitoraggio, la protezione e la gestione delle riserve di acque sotterranee costiere soggette a intrusione marina e altre fonti di salinizzazione. Il progetto prevede attività di campo in 5 acquiferi costieri del Mediterraneo (Boufichia–Tunisia, Rodhope-Grecia, Salento-Italia, Samos-Grecia, e Mersin-Turchia), diversi per dimensioni, caratteristiche climatiche, geologiche e pressioni antropiche.
Il team del Politecnico di Bari, che fa capo al Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di Chimica, ha selezionato quale area di studio l’acquifero carbonatico carsico costiero del Salento, sede della cosiddetta “falda profonda”. La numerosità e la tipologia dei dati storici di monitoraggio, la tipologia delle Rete di Monitoraggio e le caratteristiche di complessità fanno sì che l’acquifero mesozoico del Salento abbia un ruolo chiave di riferimento nell’ambito dell’intero progetto. 
MEDSAL ambisce ad avere un impatto rilevante sulle pratiche di gestione della quantità e della qualità delle risorse idriche sotterranee attraverso l’identificazione e la definizione di strategie e misure adeguate alla protezione dal fenomeno di salinizzazione delle falde acquifere costiere. Le attività di progetto mirano a fornire criteri di riconoscimento dei vari tipi di salinizzazione delle acque sotterranee applicando metodi innovativi, con attenzione ai territori con scarsa quantità di dati e anche ad ambienti carsici complessi. Questi risultati saranno raggiunti attraverso un‘integrazione di dati isotopici, idro-geochimici e ambientali, con modelli di flusso e di trasporto delle acque sotterranee e di geostatistica avanzata. Si cercherà di sfruttare il potenziale dell'intelligenza artificiale e dei metodi di Deep Learning al fine di migliorare la rilevazione di pattern in dati idro-geochimici e isotopici multi-dimensionali. Ciò permetterà di valutare il rischio dovuto alla salinizzazione delle acque sotterranee, oltre ad elaborare piani di gestione del rischio su misura basandosi sulle previsioni di salinizzazione e sugli scenari del cambiamento climatico. I risultati del progetto MEDSAL saranno disponibili su una piattaforma pubblica WebGIS, utile per il monitoraggio, l'allerta, il supporto decisionale e la gestione delle risorse idriche sotterranee costiere dell’area del Mediterraneo.
“Le risorse idriche sotterranee di questi acquiferi sono a tutt’oggi una risorsa molto importante anche ai fini del soddisfacimento della domanda idropotabile e vanno adeguatamente protette”- sostiene la prof.ssa Gabriella Balacco del Poliba, co-responsabile scientifico. 
Intanto, il Poliba ha già dato avvio ad alcune attività di campo. Tra queste, quelle per il monitoraggio periodico della zona di transizione tra acque dolci e salate nell’acquifero salentino attraverso profili di temperatura e conducibilità elettrica.
Alcuni pozzi di monitoraggio (pozzi-spia) della Rete di Monitoraggio regionale, messi a disposizione del Poliba dalla Regione Puglia, sono unici nel panorama mediterraneo perché raggiungono le acque salate sotterranee. Nel mese di luglio 2020, in un pozzo-spia ubicato nel territorio comunale di San Pancrazio Salentino sono state installate una sonda dotata di sensori di pressione e temperatura in acqua dolce e due sonde, ciascuna con sensori di temperatura e conducibilità elettrica, in corrispondenza della sommità e della parte più depressa dell’interfaccia salina; queste sonde saranno in opera per tutta la durata del progetto. I dati raccolti presso tale stazione di monitoraggio saranno utili per la definizione di un innovativo approccio metodologico riguardo la tridimensionalità dei processi di salinizzazione.
Nell’autunno 2020, il team di ricerca del Politecnico ha anche realizzato un primo campionamento delle acque sotterranee su 25 pozzi appartenenti alla Rete di Monitoraggio del Salento; un secondo campionamento è previsto per la primavera del 2021. Su tali campioni saranno condotte analisi chimiche e isotopiche. I risultati di progetto, in considerazione del valore che rivestono le opere di captazione di acque sotterranee destinate all’uso potabile, supporteranno e favoriranno i contenuti della Direttiva CE/2000/60, che, con inizio nell’anno 2000, indica l’orizzonte temporale del 2024 per la definizione completa di uno “Schema di Protezione delle Acque Sotterranee”. 

Urbanistica. Lo ha deciso l'assemblea dei soci lo scorso 29 gennaio

Subentra nell'incarico al prof. Valentino Castellani, già Sindaco di Torino

 

Bari, 3 febbraio 2021 – Il prof. Nicola Martinelli, ordinario di Urbanistica presso il DICAR – Dipartimento di Scienze dell’Ingegneria Civile e dell’Architettura del Politecnico di Bari è il nuovo Presidente dell'associazione nazionale, “Urban@it - Centro nazionale di studi per le politiche urbane”. Lo ha deciso l'Assemblea dei Soci lo scorso 29 gennaio. Subentra nell'incarico al prof. Valentino Castellani, già Sindaco di Torino.
Costituita nel 2014, sede a Bologna, “Urban@it – Centro nazionale di studi per le politiche urbane”, è un’associazione composta da 16 Università italiane: Università di Bologna, Politecnico di Milano, Università Milano Bicocca, Università Luigi Bocconi di Milano, Università Iuav di Venezia, Università di Firenze, Università La Sapienza di Roma, Università Roma Tre, Università Federico II di Napoli, Politecnico di Bari, Politecnico di Torino, Università della Basilicata, Università Aldo Moro di Bari, Gran Sasso Science institute, Università di Genova, Università di Torino e dalla Società Italiana degli Urbanisti (SIU).
Mission. Il Centro si candida – dice il prof. Martinelli - a costruire e consolidare un rapporto forte e di reciproca alimentazione tra il mondo della ricerca, delle istituzioni, della produttività e della cittadinanza attiva attorno al tema delle politiche urbane. Esso aspira a qualificarsi come centro qualificato al servizio delle città e della pubblica amministrazione, proponendosi di convogliare la ricerca, universitaria e non, al fine di alimentare programmaticamente l’innovazione nelle politiche pubbliche.
La Puglia. “Urban@it” è attualmente impegnata nel territorio regionale in qualità di consulente scientifico con il Progetto di Adisu Puglia, “Puglia regione universitaria: studiare e vivere in città accoglienti e sostenibili”. Il Progetto prevede che i quattro Atenei Pugliesi: Poliba, Uniba, Unisal, Unifg, approfondiscano dei temi di ricerca osservandoli a partire dalla realtà delle città universitarie pugliesi al fine di ricostruire il rapporto università e città in tema di Diritto allo Studio e proporre, nel concreto azioni, politiche e progetti tra quelli di competenza dell’Assessorato regionale all’Istruzione e dell’Adisu. 
Urban@it, inoltre, con l’Alleanza per lo sviluppo sostenibile (ASviS) è impegnato per la realizzazione del progetto “Strategie sostenibili per un’Agenda metropolitana” con la Città Metropolitana di Bari (progetto finanziato dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare).
Attività editoriale. Urban@it, pubblica da 2015 ogni anno un “Rapporto” dedicato alle città. Il prossimo 6 marzo sarà pubblicato il VI° Rapporto dal titolo: “Le città protagoniste dello sviluppo sostenibile”. Curato da Nicola Martinelli, Edoardo Croci e Mariavaleria Mininni, sarà presentato a Bari, proseguendo un calendario di presentazioni avviato a Bologna e che proseguirà a Venezia, Taranto, Ancona, Milano, Roma.
Il prof. Martinelli, nel corso del suo mandato, sarà affiancato dall’arch. Mariella Annese, docente a contratto di Urbanistica presso il Dicar del Poliba, in qualità di Direttrice esecutiva.

Comunicato stampa.

Rediscovering the Space. Dottorato di Ricerca in Ingegneria e Scienze Aerospaziali Poliba-Uniba

Giuseppe Acierno, Fondatore e Presidente del Distretto Tecnologico Aerospaziale pugliese, ospite e relatore al Poliba 

Bari, 25 gennaio 2021 – “Il sistema aerospaziale pugliese: sfide e strategie” è il tema del secondo appuntamento di gennaio con l'aerospazio contenuto nel programma, “Rediscovering the Space - challenges and opportunities in the aerospace, research and business sectors”.
L'evento, in programma, domani, 26 gennaio, ore 17.00, online, evidenzia il forte impegno del Politecnico per il settore aerospaziale attraverso il Dottorato di ricerca interateneo in “Ingegneria e Scienze Aerospaziali” Poliba-Uniba e punta a coinvolgere temi, esperienze, persone di spicco di settore coinvolte a vario titolo sulla “risorsa” spazio. 
Dopo l'incontro d'esordio dello scorso 12 gennaio con Gianluca Dettori, Fondatore e Presidente di Primomiglio SGR, il secondo seminario (dei 14 previsti), in lingua inglese, vede la partecipazione di Giuseppe Acierno, presidente e fondatore del Distretto Tecnologico Aerospaziale (DTA) pugliese.
Nell’ultimo decennio il Distretto Aerospaziale ha messo in campo una strategia di rafforzamento e crescita delle capacità del sistema aerospaziale pugliese concentrandosi ed operando per creare le condizioni per aumentare il tasso di innovazione e di tecnologia nei prodotti e servizi delle imprese pugliesi. E, a distanza di 10 anni, il Distretto può fotografare un sistema aerospaziale pugliese dotato di una propria e rinnovata identità industriale, non più concentrata sulle sole costruzioni e manutenzioni aeronautiche, oltreché un crescente e robusto ecosistema della ricerca e dell’innovazione frutto di una vincente collaborazione tra accademia ed industria. L’avvento della new space economy da un lato e lo sviluppo del digitale e dell’automazione dall’altro costituiscono oggi una straordinaria opportunità di ulteriore crescita e valorizzazione della strategia messa in campo dal DTA al servizio della Puglia e del Paese.
Il relatore. Giuseppe Acierno, laureato in Giurisprudenza all’Università di Bologna e specializzato in relazioni internazionali presso la SIOI di Roma, ha ricoperto negli anni numerosi ruoli e svolto diverse funzioni in società pubbliche e private italiane oltreché in enti pubblici. Nel campo aerospaziale ha maturato esperienze diffuse: dalla amministrazione di società di gestione di infrastrutture aeroportuali all’amministrazione di società quotata per la gestione e controllo del traffico aereo, dalla fondazione e guida  del Cluster tecnologico nazionale aerospaziale, alla guida e direzione di società pubblico-private. 
E’ Presidente fondatore e, dal 2018, Direttore generale del Distretto Tecnologico Aerospaziale (DTA) scarl, componente dell’organo di Governo distrettuale del CTNA (Cluster Tecnologico Nazionale dell’Aerospazio), Presidente altresì del distretto produttivo aerospaziale, già amministratore Unico di Aeroporti di Puglia SPA e componente del CdA di ENAV spa.
Coordinatore dell'incontro, prof. Marco Donato de Tullio, Poliba. Moderatore: prof. Francesco Giordano, Uniba.
“Rediscovering the Space, challenges and opportunities in the aerospace, research and business sectors” è un ciclo di seminari, in lingua inglese, in programma da gennaio a luglio prossimi, focalizzati su diversi aspetti scientifici, tecnologici, economici e sociali del settore aerospaziale. Essi vogliono essere fonte di ispirazione e stimolo per i nuovi dottorandi degli atenei baresi, ma anche per studenti e docenti stranieri e un'occasione di aggiornamento sulle relative tematiche per le aziende ed enti del territorio coinvolti.

L'evento potrà essere seguito collegandosi ai seguenti indirizzi: http://bit.ly/RediscoveringTheSpace_january_26

http://bit.ly/Youtube_Poliba

Comunicato stampa.

Automotive. Sottoscritto un accordo triennale con la sede di Bari-Modugno

La società, del colosso americano, “Magna Internazional Inc.”, leader mondiale nel settore automobilistico, ha rilevato la tedesca “Getrag” nel 2016. La sua produzione è dedicata ai sistemi di trasmissione. La sede pugliese conta 900 dipendenti

Bari, 22 gennaio 2021 - Nel mondo, due auto su tre, posseggono a bordo prodotti o sistemi realizzati dalla Società canadese, “Magna Internazional Inc.”, leader mondiale nel settore automobilistico le cui origini risalgono al 1957. 
Grazie all'apporto dei suoi 344 stabilimenti di produzione e 93 centri di sviluppo, distribuiti in 27 paesi di tutti i continenti, “Magna International Inc.”, sede centrale a Toronto, oggi è l’unico fornitore al mondo con esperienza in tutto il veicolo: dall'elettronica alla carrozzeria, alla trasmissione e alla produzione completa dei veicoli. 
La sua espansione coinvolge l’Italia e, nel 2016, rileva la sede di Bari-Modugno della tedesca “Getrag”. Importanti investimenti potenziano il polo pugliese, denominato, “Magna PT S.p.A”, Gruppo Powertrain. Unico in tutto il sud Italia raccoglie l’esperienza di “Getrag” nella meccanica e diventa, con i suoi 900 dipendenti, presidio d’eccellenza per la produzione di cambi (sistemi di trasmissione) automatici a doppia frizione per le più importanti case automobilistiche, quali: Daimler, Ford, Nissan e Renault. 
La ricerca non si ferma. La presenza di realtà scientifiche di ricerca di alto profilo come il Politecnico di Bari, con le sue affinità e competenze nel campo dell'ingegneria industriale, ha condotto “Magna PT S.p.A.” e Poliba ad individuare un percorso di collaborazione scientifica. 
L'intesa è stata recentemente sottoscritta dal Rettore del Politecnico, Francesco Cupertino, da Aldo Cirilli e Gabriele Ghirelli, rispettivamente Amministratore Delegato e Co-Amministratore Delegato di “Magna PT S.p.A.”. Essa è un accordo quadro, che in realtà raffigura un piano triennale generale, rinnovabile, di collaborazione su progetti mirati, attività di ricerca, sviluppo tecnologico ed innovazione, attività di didattica e formazione, servizi a supporto delle attività di ricerca.
Diverse sono le tematiche previste sulle quali “Magna” e Poliba concentreranno il loro know-how: dalla progettazione di componenti ai sistemi meccatronici; dalla progettazione ed ottimizzazione di prodotti e processi produttivi ad alta precisione alle nuove tecnologie di produzione; dall'applicazione dell'intelligenza artificiale ai processi produttivi, all'uso dei big data in ambito manufacturing; dallo sviluppo di applicazioni Industria 4.0 all'ottimizzazione dei flussi dei materiali e delle informazioni, alla robotica avanzata, ai sistemi energetici per il risparmio energetico. “Operando nel settore automobilistico, potremmo definire l'accordo tra “Magna PT Spa” e il Politecnico di di Bari come una trasmissione innovativa ad alte prestazioni – dice Sandro Morandini, Senior Vice President Transmission system, Magna Powertrain. In un mondo in cui il bisogno di innovazione è sempre più evidente - prosegue - possiamo definire tale collaborazione un asset fondamentale per il futuro, un percorso comune tra chi sviluppa nuove conoscenze e chi è in grado di portare i benefici dell'innovazione al cliente finale. Lo sviluppo di progetti comuni e lo scambio di competenze, conoscenze e risorse diventerà una storia di successo, consentendo all'azienda di diventare più competitiva, perché supportata da solide basi accademiche, e rendendo entrambe le componenti più attrattive”.
Il Politecnico di Bari favorirà il supporto alla Società nello sviluppo di progetti di nuovi prodotti e tecnologie anche attraverso l’attribuzione di tesi di laurea, borse di studio; lancio di iniziative di sperimentazione e casi pilota, incluse commesse di ricerca; la partecipazione congiunta a programmi di ricerca nazionali e/o internazionali. “Magna” favorirà tirocini a studenti e/o neolaureati del Politecnico; visite e stages didattici indirizzati agli studenti; conferenze, seminari. Inoltre, finanzierà assegni di ricerca e borse di studio per percorsi di dottorato di ricerca erogati dal Politecnico su temi concordati con la Società.
«Le necessità di innovazione tecnologica di Magna PT S.p.A – commenta il rettore Cupertino – sono in linea con i grandi obiettivi della nostra ricerca scientifica applicata. La mobilità, che dovrà essere sempre più sostenibile, è infatti uno dei settori strategici per la ripartenza sociale ed economica – aggiunge Cupertino – e il Politecnico di Bari vuole dare un contributo importante al Territorio e al Paese. Lo sviluppo di nuove soluzioni, che siano all’altezza dei grandi cambiamenti in atto, richiede grandi investimenti e capacità di visione, insieme a conoscenze e competenze di alto livello. Ben vengano, quindi, le collaborazioni come questa – conclude il rettore del Politecnico – che mettono insieme le esigenze di business del mondo produttivo con quelle istituzionali delle università». 
Sul piano operativo, il Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Matematica, Management del Poliba curerà la collaborazione con “Magna PT Spa”” mediante il responsabile scientifico, prof. Luciano Afferante. Responsabile scientifico di “Magna PT SpA” è invece l'ing. Ettore Camarda. 
L'accordo triennale, “Poliba-Magna PT S.p.A” è già esecutivo.

Comunicato stampa.

ACCORDO PER LA FORMAZIONE, LA RICERCA E I SERVIZI AI PROFESSIONISTI E ALLE PMI 

Il vertice dell’Associazione disegno industriale ha incontrato il rettore Cupertino 
Gli obiettivi: innovazione digitale, internazionalizzazione e tutela del made in Italy 

Bari, 20 gennaio 2021 - Il rettore del Politecnico di Bari, Francesco Cupertino e il presidente di Adi – Associazione per il Disegno industriale – di Puglia e Basilicata, Guido Santilio, hanno firmato, nella sede dell’amministrazione centrale dell’ateneo, un accordo di collaborazione per attività di formazione, ricerca, sviluppo tecnologico e servizi di consulenza per i professionisti, gli studiosi e le piccole e medie imprese del territorio.
L’obiettivo comune è favorire l’innovazione digitale nel settore Design e utilizzarla come acceleratore dello sviluppo e dell’internazionalizzazione di un comparto con grandi potenzialità. La convenzione prevede una serie di attività che potranno essere messe in campo, sulle tre direttrici della diffusione della cultura del progetto: tutela e rispetto della proprietà intellettuale; promozione del made in Italy. In particolare si potranno realizzare:

  • studi e ricerche congiunte, tesi di laurea, borse di studio;
  • iniziative di sperimentazione e casi pilota, incluse commesse di ricerca industriale;
  • consulenze tecnico-scientifiche su temi specifici e problemi attuali;
  • partecipazione congiunta a programmi di ricerca nazionali e internazionali;
  • tirocini per studenti e neolaureati del Politecnico;
  • visite e stage didattici per studenti, conferenze, dibattiti e seminari; 
  • finanziamento di assegni di ricerca e borse di studio per dottorati di ricerca. 

In materia di formazione, l’accordo tra Politecnico e Adi prevede anche l’organizzazione sul territorio di corsi post lauream specialistici e mirati, negli ambiti di interesse dell’Associazione per il Disegno Industriale in base alle necessità più attuali del comparto design. 
«Mettiamo a disposizione le nostre conoscenze e competenze per sostenere un settore che ha tutte le caratteristiche per svolgere un ruolo importante nella ripartenza del Territorio e del Paese» commenta il rettore Cupertino. «Sostenere, accompagnare e accelerare l’innovazione tecnologica, soprattutto quella digitale – aggiunge – è una delle grandi sfide a cui siamo chiamati e di cui sentiamo particolarmente la responsabilità, come unico Politecnico del Sud ItaliaQuello del Design Industriale – prosegue Cupertino –  è uno dei settori trainanti dell’economia del Paese, che maggiormente ha contribuito all’affermazione del made in Italy nel mondo. La collaborazione con Adi – conclude il rettore –  conferma la nostra attenzione verso le piccole e medie imprese del territorio e il desiderio di accompagnare il nostro tessuto produttivo nei processi di trasformazione per migliorarne la competitività, anche a livello internazionale. Dimostra anche – conclude il rettore – la costante attenzione del Politecnico di Bari verso le sue studentesse e i suoi studenti, perché questo accordo ci consentirà di innovare costantemente l‘offerta formativa e di migliorare ulteriormente le possibilità di realizzazione professionale dei laureati».

«Il Design, inteso come cultura del progetto, più che ossessione per l’oggetto, può rappresentare un potente veicolo di trasferimento tecnologico, facilitando i processi d’innovazione anche all’interno delle imprese di minori dimensioni o più tradizionali» commenta il presidente Adi, Santilio. «Una delle sfide – aggiunge – sarà aiutare le aziende a mettere alla prova la loro capacità di accogliere le proposte all’innovazione derivanti dall’esterno del loro perimetro aziendale senza, per questo, dover sconvolgere drasticamente i propri modelli produttivi». 

LADI riunisce in tutta Italia progettisti, imprese, ricercatori, insegnanti, critici, giornalisti sui temi del design: progetto, consumo, riciclo, formazione. Il suo scopo è promuovere e contribuire ad attuare, senza fini di lucro, le condizioni piu appropriate per la progettazione di beni e servizi, attraverso il dibattito culturale, l'intervento presso le istituzioni, la fornitura di servizi.
https://www.adi-design.org/associazione.html

Il design ha raggiunto, nel 2018, le 217mila imprese attive nel settore, con l’Italia a quota 33.800 attività, che incidevano per il 15,5% dell’intero sistema del design comunitario e si colloca saldamente al primo posto per numero di imprese. 
(fonte “Design Economy 2020 – Il punto sul sistema design Italiano”, il più autorevole report di settore redatto da Fondazione Symbola. Nelle prossime edizioni sarà analizzato l’impatto causato dalla pandemia).

Comunicato stampa.

La rivista «Scientific Reports». Pubblicata la ricerca di un team di ricercatori pugliesi

E' il primo studio condotto in condizioni controllate su piante di olivo. Individuate le sostanze che subiscono le alterazioni a causa dell’infezione. Gli studi per la diagnosi con il telerilevamento. Il contributo scientifico del Poliba

Bari, 19 gennaio 2021 – Uno studio scientifico, condotto da un team di ricercatori pugliesi, pubblicato lo scorso 13 gennaio sulla rivista internazionale “Scientific Reports, gruppo, «Nature Research», propone un nuovo approccio allo studio della Xylella fastidiosa.
L’articolo, “A non-targeted metabolomics study on Xylella fastidiosa infected olive plants grown under controlled conditions” (Analisi metabolomica su piante di olivo infettate da Xylella fastidiosa coltivate in condizioni controllate) raccoglie gli studi, le osservazioni e le sperimentazioni in laboratorio degli ultimi due anni e propone un percorso mirato, efficace, dedito alla diagnosi precoce per una più facile cura della malattia. che ormai da anni devasta gli ulivi in tutta la Regione Puglia.
La ricerca descrive gli effetti dell’infezione da Xylella fastidiosa sul metabolismo di giovani piante di olivo della varietà “Cellina di Nardò”. Si tratta del primo studio condotto in condizioni controllate. Alle piante, sane e selezionate, allevate in serra presso Centre International de Hautes Etudes Agronomiques Méditerranéennes (CIHEAM) di Bari fu iniettata artificialmente la Xylella per comprendere i mutamenti biologici. Gli alberi infettati dopo due anni hanno manifestato i classici segni della presenza della malattia. 
Nel frattempo, è stato possibile individuare le sostanze che subiscono alterazioni a causa dell’infezione. Si è visto, infatti, che le piante infettate da Xylella presentano un contenuto maggiore di acido malico, acido formico, mannitolo e saccarosio e un contenuto minore di oleuropeina. La conoscenza di tali sostanze consentirà di valutare il grado di tolleranza delle diverse cultivar di olivo alle infezioni e di creare sistemi rapidi e affidabili per la diagnosi precoce (oggi solo con la risonanza magnetica) tramite telerilevamento, anche con l’ausilio di droni. Quest’ultima applicazione verrà messa a punto nell’ambito del progetto AGREED (Agriculture, Green & Digital), appena avviato e finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca e vede impegnati nuovamente il Politecnico di Bari e CIHEAM di Bari in partnership con altri soggetti industriali e di ricerca.
La pubblicazione si inserisce nel Progetto europeo “XF-ACTORS - Xylella Fastidiosa Active Containment Through a multidisciplinary-Oriented Research Strategy”
Gli autori della ricerca pubblicata “Scientific Reports”. A firmare l’articolo è il prof. Vito Gallodel Politecnico di Bari, supportato dai colleghi Anna Maria D’Onghia, Stefania Gualano e Franco Santoro del Centre International de Hautes Etudes Agronomiques Méditerranéennes (CIHEAM Bari), Maria Saponari dell’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante - CNR Bari, Leonardo Varvaro del DAFNE - Università degli Studi della Tuscia, Franco Nigro del DiSSPA – Università degli Studi di Bari e Piero Mastrorilli del Politecnico di Bari, Asmae Jlilat (DAFNE – Università della Tuscia, CIHEAM Bari), Rosa Ragone (Politecnico di Bari) e il supporto di Stefano Todisco, Antonio Rizzuti, Biagia Musio (Politecnico di Bari), Franco Valentini, Giuseppe Cavallo (CIHEAM Bari), Giuseppe Altamura (CNR-PSP).

L’articolo “A non-targeted metabolomics study on Xylella fastidiosa infected olive plants grown under controlled conditions” è disponibile al link: www.nature.com/articles/s41598-020-80090-x

Comunicato stampa.

Emirati Arabi. Nella competizione internazionale, “Cool Abu Dhabi Challenge”

La proposta progettuale prevede l'uso della sabbia del deserto in stampa 3D, quale materiale da costruzione  

Bari, 18 gennaio 2021 - Gli architetti Maurizio Barberio, Micaela Colella,  giovani laureati in architettura e dottori di ricerca del Poliba, hanno ottenuto la menzione d’onore, nella competizione internazionale, “Cool Abu Dhabi Challenge”, con il Progetto, “Urban Dunes”, una copertura sostenibile stampata in 3D il cui materiale da costruzione è la sabbia del deserto.
Alla competizione di architettura, promossa dal Dipartimento dei Trasporti di Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi, sul tema: raffrescare gli spazi urbani in modo efficace ma sostenibile, hanno risposto studi di progettazione da 62 Paesi.
La proposta degli architetti pugliesi, arricchita dalla partecipazione del loro collega, Angelo Figliola, è caratterizzata da una innovativa copertura voltata, costituita da blocchi stampati in 3D che utilizza un materiale povero ed economico, ma abbondantemente disponibile: la sabbia del deserto. Grazie alla tecnica del binder jetting, utilizzando un legante, è possibile rendere solidali i granelli di sabbia tra loro, permettendo la fabbricazione di blocchi di grandi dimensioni con un alto livello di precisione. Il progettio, in particolare, prevede un sistema voltato con sistemi di raffrescamento passivi, a bassa tecnologia e basso costo, in grado di raffrescare senza l’impiego di energia elettrica. La copertura, “Urban Dunes” infatti, è una volta complessa, caratterizzata da una serie di archi che permettono l’ingresso nello spazio pubblico. La principale strategia di raffrescamento consiste nell’elevata inerzia termica della copertura in sabbia stampata in 3D e di ulteriori accorgimenti aggiuntivi quali: verde, correnti d'aria, acqua.
I progetti selezionati dalla giuria, tra i quali quello dei tre architetti pugliesi, sono al vaglio dell’amministrazione di Abu Dhabi e costituiranno la base per la definizione di nuovi modelli di copertura per ombreggiare e raffrescare gli spazi pubblici della città.
Pensando alla loro terra, la Puglia, sono convinti che un progetto simile potrebbe essere messo a punto utilizzando gli scarti di lavorazione del settore lapideo o altri materiali poveri disponibili in loco. Insomma, un’architettura 4.0 a km 0.

Comunicato stampa.

Breve descrizione tecnica
Urban Dunes è un progetto elaborato in occasione del concorso internazionale denominato Cool Abu Dhabi Challenge, in cui è stato richiesto di progettare una copertura urbana in grado di mitigare efficacemente l’effetto isola di calore negli spazi pubblici della città degli Emirati Arabi Uniti, caratterizzata da un clima desertico caldo. Le strategie che hanno guidato il progetto di Urban Dunes partono dallo studio del contesto climatico e della conoscenza dell'architettura tradizionale di Abu Dhabi e, più in generale, dell’architettura araba, sia del passato che della recente modernità. La suggestione architettonica alla base del progetto è quella di sollevare idealmente uno spesso strato di sabbia al fine di creare attraverso delle dune artificiali un’oasi urbana, in grado di unire sistemi passivi e attivi a bassa tecnologia in modo da massimizzare il comfort termico esterno, calcolato utilizzando l’indice UTCI.
La volta è composta da diversi blocchi stereotomici realizzati attraverso non più una tecnica di fabbricazione sottrattiva, ma attraverso l’addizione di materiale (fabbricazione additiva). La fabbricazione dei blocchi è prevista utilizzando la tecnologia di stampa del binder jetting, impiegando la sabbia locale come materiale primario. Il binder jetting, utilizzando un legante, è in grado di rendere solidali i granelli di sabbia tra loro e di permettere la fabbricazione di blocchi di grandi dimensioni con un alto livello di precisione. L'uso di una volta stampata in 3D, con uno spessore minimo di 55 cm, consente di evitare il surriscaldamento dello spazio urbano grazie all'elevata inerzia termica propria del guscio, fungendo da principale strategia passiva. Infatti, le architetture costruite con materiali di massa elevata hanno un'inerzia termica elevata, che ritarda il passaggio del calore generato dall’irraggiamento solare di diverse ore tra la superficie estradossale (esterna) ed intradossale (interna). La volta in sabbia stampata in 3D quindi, come dimostrato dalle analisi ambientali effettuate, è in grado di proteggere e ombreggiare adeguatamente lo spazio. Oltre ciò, la sabbia è mescolata con cool pigments termoriflettenti in grado di aumentare la riflessione superficiale e ridurre l'accumulo di calore superficiale. La temperatura della volta è ulteriormente abbassata dalla presenza di una serie di tubi di piccole dimensioni attraverso i quali scorre un fluido di raffreddamento, posizionati all’interno di una doppia calotta estradossale priva di una funzione strutturale.  La temperatura costante proveniente dal sottosuolo può essere utilizzata per raffreddare passivamente il fluido.
Il microclima urbano che si crea sotto la copertura è migliorato dall’utilizzo di un dispositivo di ombreggiamento e ventilazione naturale ripreso dalla tradizione, la mashrabiyya. Infatti, il vento che incontra la superficie traforata della mashrabiyya aumenta la sua velocità a causa dell'effetto Venturi. Questo flusso d'aria si raffredda incontrando e lambendo la superficie fredda dei bacini di acqua sottostanti le aperture, diffondendo un senso di freschezza (mentale e fisico) all’interno dello spazio pubblico. In seguito alle analisi climatiche preliminari, sono state posizionate quatto torri di captazione dei venti prevalenti che, attraverso l’impiego del sistema a bassa tecnologia degli earth pipe permettono il raffrescamento passivo dell’interno. Con questo sistema, l’aria entra attraverso le torri di captazione e passa sottoterra attraverso tubi interrati ad una profondità di 3 metri, cede il calore al terreno, raffreddandosi di conseguenza, ed infine esce attraverso le quattro colonne traforate posizionate al di sotto della copertura. Dai fori superiori delle stesse colonne, un impianto integrato di brumizzazione nebulizza acqua ad alta pressione che, evaporando istantaneamente, è in grado di ridurre in modo significativo la temperatura dell'aria circostante (fino -20° C). Anche la presenza di due fontane a cascata ha lo scopo di raffrescare lo spazio attraverso l’evaporazione dell’acqua. Le goccioline d’acqua che cadono evaporano grazie al calore dell'aria circostante, contribuendo ad abbassare la temperatura interna. La sensazione rinfrescante è psicologicamente rafforzata dalla vista dell’acqua che scorre e dalla presenza di un gruppo di palme libere di crescere e oltrepassare l’altezza della volta, attraverso un oculo posto al centro della copertura. Mescolando i sistemi attivi e passivi descritti è possibile raggiungere un UTCI di 26° C durante il mese di agosto (il mese più caldo), temperatura percepita come confortevole in uno spazio all’aperto in un clima di questo genere.  I risultati dell'analisi dimostrano che l'utilizzo di queste strategie di progettazione, consentono di ridurre la quantità di radiazione solare che incide sullo spazio urbano, mantenendo in ombra lo stesso riducendo l’effetto isola di calore.   

Crediti
Progetto Architettonico: Barberio Colella Architects (Maurizio Barberio, Micaela Colella)
Analisi e progetto ambientale: Angelo Figliola