Cinzia De Monte

«Non rinunciate mai alla vostra identità. Per le aziende è una ricchezza»

La prima laureata in Ingegneria:
Sono un “tecnico creativo” (e felice)

Cinzia De Monte nel ’91 è stata l’unica donna, in un corso di soli uomini,
a tagliare il traguardo. Assunta subito dopo in Tim, oggi progetta
soluzioni su misura per gli utenti. Con un tocco sempre… femminile

Cinzia De Monte, classe 1965, nel ’91 è stata la prima laureata donna in Ingegneria al Politecnico di Bari. In Tim, dov’è stata assunta subito dopo aver terminato gli studi, oggi si occupa principalmente di “User Experience”: il suo compito è progettare sistemi che mettano al centro gli utenti con le loro necessità non solo pratiche, ma soprattutto emotive. E sperimentare nuove modalità di comunicazione. La sua sede di lavoro è a Napoli, ma sogna una modalità di “smartworking”, con un pc portatile e un tavolino su di una terrazza vista mare. «Mi ha ispirata il commissario Montalbano», dice. «Scherzi a parte, sono molto soddisfatta di quello che faccio – racconta l’ingegner De Monte – soprattutto perché ho la possibilità di esprimermi in modalità molto differenti tra loro, a seconda della situazione e anche di continuare a crescere, sia dal punto di vista umano che professionale».

Da ingegnere, l’ex studentessa del Politecnico è affascinata dalle continue opportunità che il suo lavoro le riserva, specialmente nell’incontrare gente e sperimentare “mondi” sempre nuovi. Da donna, apprezza più di tutte la libertà, non scontata, di continuare ad essere sé stessa, mettendo nel lavoro le sue passioni e le sua particolarità. «È uno scambio incessante e reciproco di esperienze» dice l’ingegner De Monte. «So che può sembrare strano – aggiunge – in quanto si tratta di un ruolo prettamente tecnico, però mi è garantita l’opportunità di usare creatività e passione».

CORAGGIO E DETERMINAZIONE

Impegno costante e interesse per la materia, obiettivi chiari e tanta tenacia, Cinzia studentessa si ritrova con le sue ambizioni a fare i conti con una realtà non facile. «I soldi erano sempre pochi – racconta – e si facevano tanti sacrifici per non pesare troppo sulla famiglia, ma è stata la prima volta in cui  ho sentito davvero nelle mie mani la responsabilità del mio futuro e ciò mi dava la forza di andare». Lezioni, seminari, laboratori dove le giornate trascorrevano intensamente, ma senza trascurare mai i rapporti umani. «Ero una vera secchiona – dice lei – perché studiavo tutto quello che c’era da studiare, non tralasciavo una pagina e avevo pochi amici fidati, con cui condividevo sacrifici e sogni, anche se il tempo libero non era molto».

De Monte era l’unica donna, in un ambiente che, allora, era a prevalenza maschile. «Il primo giorno di lezione – racconta ancora l’ingegnere – ho avuto la sensazione di essere fuori posto e pensavo che mia madre me l’aveva detto, che non avrei dovuto….».

IL TOCCO FEMMINILE

E invece è andata diversamente. Subito dopo la laurea, ha partecipato a una selezione basata su test psicoattitudinali e poi, sedute di gruppo dove le è stato chiesto di risolvere un problema, sotto gli occhi di esaminatori che ne osservavano le dinamiche. Infine il colloquio e l’assunzione. «Non avevo una vera esperienza professionale pregressa – racconta ancora l’ingegner De Monte – perché, prima di Tim, avevo solo insegnato per qualche mese in una scuola superiore, quindi credo che l’elemento decisivo sia stato il mio 110 e lode in Ingegneria elettronica». Di lì è iniziata la carriera nell’azienda di telecomunicazioni. Sempre con un tocco di creatività, sempre con un tocco femminile.

«Non sono, però, una sostenitrice delle quote rosa. Non si deve essere costretti a scegliere una donna – spiega – solo perché ne serve un certo numero, quando magari c’è un collega uomo più bravo. Al massimo – precisa l’ingegner De Monte – in questa fase di transizione verso un sistema più equo, le quote rosa potrebbero servire a guidare la scelta quando, a parità di condizioni, si sarebbe più portati a scegliere un uomo, perché si è sempre fatto così».

La parola d’ordine, quindi, è distinzione. «La preferisco – riprende l’ingegner De Monte – nel senso che ogni donna deve portare il proprio contributo personale, che dipende non solo dal genere, ma dall’essere se stessa, dall’aver vissuto alcune esperienze, interessi particolari, dall’avere predisposizioni o passioni personali. Bisogna evitare – aggiunge – di schiacciare le persone per farne cloni indistinguibili com’era tempo fa, ma piuttosto si deve cercare di organizzare il contesto lavorativo in modo che ognuno possa sviluppare al meglio le proprie potenzialità e aspirazioni, compresa la maternità». E pensare che l’ingegner De Monte, quando era ancora una studentessa tenace in un mondo di uomini, immaginava il suo futuro dietro ad una scrivania, tra numeri e formule.

IL DATO TECNICO NON BASTA

«Sono felice – dice – che sia andata diversamente e se mai dovessi cambiare lavoro, mi piacerebbe questa volta ribaltare la situazione e insegnare agli altri, soprattutto ai più giovani, quanto ho imparato in questi anni. Agli studenti di oggi e, soprattutto alle studentesse, consiglio di vivere intensamente, coltivare i rapporti umani, le amicizie, viaggiare, fare esperienze perché sul mercato ci sono tantissimi laureati, anche molto brillanti, ma poche persone speciali, che possano portare nel lavoro non solo professionalità, ma soprattutto umanità e vissuti personali, aspirazioni». Non solo il dato tecnico, dunque. «Il rischio è che troppi tecnicismi inaridiscano la loro personalità – spiega l’ex studentessa del Politecnico – per questo è importante mantenere il contatto con il mondo e poi consiglio di osare, studiare sempre, andando oltre il seminato e staccandosi dalla massa, con il coraggio delle proprie idee e passioni.

NO AI COMPROMESSI

Vorrei anche dir loro: non accettate compromessi, non accettare lavori che non vi assomigliano, solo per portare a casa uno stipendio sicuro, perché rischiate di restare intrappolati in una vita che non vi appartiene».E alle ragazze? «Direi di mantenere la loro peculiarità di donna – risponde l’ingegner De Monte – senza rinunciare a nulla della propria femminilità, compresa la voglia di maternità. Per quanto prestigioso possa essere il lavoro – spiega – noi e i nostri sogni veniamo prima di qualsiasi impegno professionale e obiettivo di riscatto sociale».
Ma l’ex studentessa, come vede oggi il Politecnico di Bari? «Ha un respiro internazionale – dice l’ingegner De Monte – che a quei tempi era inimmaginabile. I miei colleghi – conclude – venivano principalmente dalla Puglia, per cui c’erano poche occasioni di scambio e crescita culturale, mentre ora è un ateneo aperto al mondo da cui i nostri ragazzi possono trarre arricchimento e in cui, soprattutto, portare il proprio valore».