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COMUNICATI STAMPA

Comunicati stampa 2026

Poliba Corse, 3° posto nazionale in Classe 3, per il progetto dedicato alla nuova monoposto elettrica

Formula SAE Italy. 21° edizione, autodromo "Riccardo Paletti", Varano de' Melegari, Parma 

Poliba Corse, 3° posto nazionale in Classe 3, per il progetto dedicato alla nuova monoposto elettrica

Le prove statiche hanno riguardato: Business Plan Presentation; Engineering Design Event; Cost and Manufacturing Event. Coinvolti nel team 17 studenti delle varie specializzazioni dei corsi di laurea Poliba

 

 

Il team Poliba Corse, 3 posto

 

Bari, 30 settembre 2026 – Si è distinto con un qualificato 3° posto il team del Poliba Corse alla 21° edizione della Formula SAE Italy tenutasi presso l’autodromo "Riccardo Paletti" di Varano de' Melegari, in provincia di Parma (2-6 settembre). 

 

Alla competizione Formula SAE, hanno preso parte circa 1600 studenti e studentesse universitari provenienti da 13 nazioni di tutto il mondo. Obiettivo della specialità: fornire agli studenti l'opportunità di confrontarsi a livello globale, in una competizione capace di dar loro la possibilità di mettere in pratica quanto appreso nel corso del proprio percorso di studi.   

Ogni team ha potuto progettare, costruire, testare e promuovere il proprio prototipo, completo di piano aziendale e analisi dettagliata dei costi. 

 

La squadra del Poliba Corse composta da 17 studenti provenienti dai vari corsi di laurea: Meccanica, Gestionale, Sistemi Aerospaziali, Elettrica, Informatica, Elettronica, Tecnologie Internet, Automation and Robotics, coordinati dal prof. Leonardo Soria, Dipartimento DMMM, ha partecipato nella categoria, "Classe 3", prova statica, valida per i progetti dedicati alle monoposto che si intendono realizzare. 

La gara sulla progettazione, validata con il terzo posto, ha riguardato il progetto di una vettura monoposto elettrica, denominata, “PC One” (PC per Poliba Corse). Il futuro prototipo auto sostituirà la “PC7-Finale”, ultima monoposto con motore a combustione interna. 

 

Le prove statiche hanno riguardato. Business Plan Presentation: una presentazione di 10 minuti della monoposto a cui è stato attribuito dai giudici un punteggio (52,273 punti su 75) sulla base di alcuni indici, come la fattibilità dell’idea ed esposizione. Engineering Design Event: il Team ha illustrato le scelte progettuali effettuate (124 punti su 150). Cost and Manufacturing Event: presentazione di un report dettagliato di tutti i costi associati ai materiali impiegati, ai processi produttivi e all'assemblaggio del prototipo (60,968 punti su 100).  

Nella seconda parte dell’evento, chiamata “Cost Understanding”, il Team Poliba ha risposto a domande riguardanti scenari ipotetici proposti dai giudici. 

Con un punteggio di complessivi 237,241 punti, POLIBA CORSE si è classificato al terzo posto nell’Overall della Classe 3. Un podio che non arrivava dal 2010. 

Tale risultato rappresenta un fondamentale punto di partenza per la nuova stagione, in cui il Team intende costruire la nuova vettura elettrica per partecipare alle gare della prossima estate 2027. 

 

La squadra Poliba Corse 2026. Gianluca Franco, team leader; Alessandro Colonna, CTO meccanico; Ferdinando Dargenio, CTO elettrico; Mattia Volturno, Division Leader Aerodynamics; Alessandro Dongiovanni, Divisione Aerodynamics; Francesco Palumbo, Division Leader Vehicle Dynamics; Gianluca Gioia, Divisione Drivetrain; Cristiano De Pasquale, Division Leader Cooling System; Gerardo Silba, Divisione Cooling System; Michele Carella, Divisione Chassis; Michele Monteriso, Divisione Chassis; Giovanni Cisternino, Co-division Leader E-Powertrain; Federico Marvulli, Co-division Leader E-Powertrain; Marco Maraglino, Division Leader Electronics & Software; Claudio D'Ambrosio, Divisione Electronics & Software; Michele Del Nobile, Divisione Business; Giuseppe Palmitessa, Divisione Cost Management. Prof. Leonardo Soria, Faculty Advisor. 

 

Comunicato stampa.

 

CAD completo PC One

 

Podio

 

Cerimonia di premiazione

 

 

Nicola Linsalata, funzionario Poliba, nominato Presidente della Rete delle Orientatrici e degli Orientatori delle Università Italiane

 

ROUI. Orientamento universitario. Mandato quinquennale

Nicola Linsalata, funzionario Poliba, nominato Presidente della Rete delle Orientatrici e degli Orientatori delle Università Italiane

 

 

Nicola Linsalata secondo da dx

Bari, 28 settembre 2026 - Il dott. Nicola Linsalata, funzionario, responsabile dell’Ufficio Orientamento e Tirocini del Poliba è stato nominato Presidente della ROUI, la Rete delle Orientatrici e degli Orientatori delle Università Italiane in occasione del convegno “Orientati ad Orientare”, svoltosi a Trieste. Mandato quinquennale, avrà il compito di consolidare e sviluppare il ruolo strategico dell’orientamento all’interno del sistema universitario nazionale.

 

La ROUI è la rete nazionale nata con l’obiettivo di valorizzare la professionalità dell’orientamento universitario e contribuire alla costruzione di un sistema di orientamento sempre più qualificato, stabile e integrato.

La sua nascita deriva dall’esperienza maturata dagli Atenei italiani nell’ambito delle attività legate al PNRR e di sviluppo delle politiche di orientamento e rafforzamento del rapporto tra università e scuole, territori, istituzioni e mondo del lavoro.

 

La Rete si propone di valorizzare la figura dell’orientatore universitario e contribuire alla definizione di un sistema nazionale di orientamento capace di garantire continuità, qualità e professionalità.

La ROUI ha recentemente attivato anche il proprio spazio web dedicato, www.roui.it.

 

«Orientare – secondo il neo Presidente, Linsalata – significa accompagnare una persona lungo un processo continuo di costruzione del proprio futuro, aiutandola a immaginare possibilità, riconoscere opportunità e compiere scelte consapevoli. È una responsabilità straordinaria e, proprio per questo, richiede competenza, professionalità, continuità e collaborazione».

 

Comunicato stampa.

Progetto CAVES, nuova metodologia di studio e analisi delle strutture carsiche ipogee per definirne geometria, geotecnica, evoluzione, età

Geologia. Focus sul paesaggio carsico sotterraneo della Murgia pugliese del sud-est

Progetto CAVES, nuova metodologia di studio e analisi delle strutture carsiche ipogee per definirne geometria, geotecnica, evoluzione, età

Best practics, migliore conoscenza dei siti e loro evoluzione. Monitorate 11 grotte tra Castellana, Ostuni, Putignano, Martina, Polignano a Mare. Il progetto è stato finanziato dall’Università di Bari e sviluppato dal Politecnico di Bari, in associazione con la Mer.Mec. Engineering

 

Scansione grotte Lidar 3D

 

Bari, 24 settembre 2026 – Ad una migliore conoscenza scientifica degli ambienti carsici, come le grotte, presenti nell’area del sud-est della murgia pugliese ha contribuito il Progetto CAVES, “Valutazione di ambienti carsici mediante applicazione di metodi isotopici e geomorfologici”. Il progetto, finanziato dall’Università di Bari con 440 mila euro è stato sviluppato dal Politecnico di Bari, in associazione con la Mer.Mec. Engineering nel corso del 2025. Responsabile scientifico, prof. geol. Alessandro Reina, Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di Chimica (DICATECh).

I risultati sono stati presentati al pubblico l’11 settembre a Putignano, presso la Grotta del Trullo. Presenti, oltre al prof. Reina, il Direttore del Dipartimento Dicatech, Leonardo Damiani, il Direttore del Dipartimento di Scienze della Terra e geoambientali di UniBa, Giuseppe Mastronuzzi, il Presidente della Federazione Speleologica Pugliese, Aurelio Marangella, Doriana Mastrangelo per il Consiglio Nazionale dei Geologi, il Sindaco di Putignano, Michele Vibnella, il Sindaco di Castellana Grotte, Domenico Ciliberti. 

Il progetto ha avuto lo scopo di creare un focus sul paesaggio carsico sotterraneo di quell’area della Puglia. In particolare, ha inteso creare una metodologia di studio e analisi (best practics) delle strutture carsiche ipogee per definirne la geometria, la geologica, la geotecnica, l’evoluzione e l’età.

 

I siti. Le grotte oggetto di studio e approfondimento scientifico sono state: La Grave (Castellana Grotte); grotta del Cuoco (Martina Franca); grotta San Luca, grotta Sicarico, grotta Romanazzi, grotta La Doganiera (Monopoli); grotta Monte San Magno, grotta Zaccaria, grotta Trappeto de Lo Borronuto, grotta delle Volpi (Ostuni); grotta Santa Barbara (Polignano a Mare); grotta del Trullo (Putignano).

La loro scelta è stata giustificata per le differenti caratteristiche morfologiche e collocazione perpendicolare rispetto alla linea di costa.

L’intervista. Poliba Chronicle ha intervistato il responsabile scientifico del progetto. 

 

Prof. Reina quali sono stati i risultati più importanti ottenuti dal Progetto Caves? 

“Sicuramente il miglioramento della restituzione della morfologia interna delle grotte rispetto a quelle presenti nel Catasto delle cavità della Regione Puglia. È stata per la prima volta applicata la moderna tecnologia SLAM Lidar nel rilievo delle cavità. Tali rilievi laser hanno permesso di fornire indicazioni utili e più precisi dati sulle dimensioni, geometria e morfologia delle cavita, anche rispetto ai rilievi effettuati in passato con le metodologie classiche e presenti nel Catasto delle Grotte della Regione Puglia. Per la prima volta e stato possibile ricostruire in 3D lo sviluppo morfologico delle grotte studiate, che permette di analizzare meglio e con più dettagli l’evoluzione del sistema carsico murgiano.

 

Grotte. I risultati riguardano uniformemente l'insieme indagato o sono emerse specificità?

Ogni grotta ha delle specificità come la grandezza degli ambienti, le concrezioni ecc...ma questo è alla base della loro unicità e bellezza. In tutti i casi, sono stati calcolati i tassi di accrescimento delle stalagmiti con valori compresi tra 1-3mm ogni 1000 anni. È stata fatta la verifica della stabilità delle grotte e sono risultate tutte in equilibrio statico.  Tutte le grotte, infatti, presentano ammassi rocciosi in equilibrio e non mostrano potenziali evoluzioni di crolli. I rilievi geologici, geomorfologici, geomeccanici e geostrutturali, hanno permesso di avviare un percorso finalizzato alla sicurezza dei siti carsici. Questi risultati potranno essere utilizzati ai fini della pianificazione e della progettazione ingegneristica.

 

Le indagini eseguite, i risultati ottenuti, disegnano una conoscenza più dettagliata della territorialità della Murgia del sud-est? Di che tipo?

La ricaduta tecnico scientifica è in primo luogo per gli operatori della gestione, sicurezza e pianificazione del territorio come amministratori pubblici e professionisti che possono avere consapevolezza precisa della posizione ampiezza e profondità delle cavità studiate.

La variabilità climatica osservata ci fornisce importanti informazioni sulla velocita con cui il clima può cambiare stato, sui meccanismi che guidano tali cambiamenti e sugli anticipi, ritardi e sincronicità che si verificano nelle diverse zone climatiche.

 

Storia. Che valenza ha avuto il fluttuare del mare nella storia geologica della Puglia?

L'importanza di questa ricerca è stata quella di fornire un contributo allo studio dei cambiamenti climatici degli ultimi 150000 anni attraverso lo studio degli isotopi del Carbonio che sono indicativi della presenza di vegetazione e dell'ossigeno che indica invece la variazione di temperatura. La paleogeografia della Puglia nel Pleistocene e stata fortemente influenzata dalle oscillazioni del livello del mare, che hanno modificato le coste e gli ambienti costieri, trasformandoli da lagune a paludi e viceversa. Le fluttuazioni del livello del mare sono state il fattore principale nell'evoluzione geologica e ambientale dell'area costiera, nonché della diffusione e sviluppo del carsismo pugliese.

 

Il lavoro svolto quali prospettive traccia sul piano scientifico? 

Il progetto non ha avuto la pretesa di essere esaustivo nella ricerca ma contribuisce alla individuazione di quelle che potrebbero essere delle best practices nello studio delle cavità carsiche pugliesi, anche in virtù della volontà dimostrata dalla Regione Puglia di volerlo candidare al riconoscimento UNESCO”. 

 

Il Progetto Caves è stato finanziato dall’Università di Bari “Aldo Moro” con 440 mila euro nell’ambito del “Historical  Landscapes, Traditions and Cultural Identities”, del PNRR MUR – M4C2 – Inv.1.3 – con Avviso “Bando a Cascata” a valere sul Progetto dal titolo “CHANGES - Cultural Heritage Active Innovation for Sustainable Society”.

Periodo di svolgimento: 2025.

Tutti i dati della ricerca sono stati raccolti e resi pubblici: web.sit-puglia.it/caves. Credenziali. Username: visitatore; Password: vSLC5gwr).

 

Comunicato stampa.

 

Putignano. presentazione

 

Putignano momento confronto

 

Putignano. Grotta del trullo sede della presentazione.jpeg

 

Putignano. Interno grotte

Conclusa al Poliba la 2 edizione della Summer School sui Sistemi autonomi e intelligenti

Dottorato DAUSY. Dopo la Winter School, prima edizione, tenutasi a gennaio 2026

Conclusa al Poliba la 2 edizione della Summer School sui Sistemi autonomi e intelligenti

Cinque giornate di formazione e innovazione per gli studenti del dottorato. Temi affrontati: controllo automatico, robotica, apprendimento automatico, ottimizzazione, sistemi distribuiti e tecniche decisionali. La partecipazione di COMAU, ICAM, KUKA, MASMEC, PAL Robotics

 

Dottorandi e docenti con i robot presentati durante le dimostrazioni tecnologiche

 

 

Bari, 21 settembre 2026 – Si prevede che i continui sviluppi nei settori dell'automazione, dei sistemi di controllo, della scienza dei dati e dell'intelligenza artificiale influenzeranno profondamente il ruolo dei sistemi ingegneristici e le nostre società.

I sistemi autonomi sono il motore principale che rende possibili tecnologie come la produzione intelligente, i veicoli autonomi, i droni e le reti intelligenti. Questi sistemi sono in grado di apprendere e di svolgere autonomamente compiti decisionali.

Il dottorato di ricerca nazionale (Ph.D.) in “Sistemi Autonomi” (DAUSY), coordinato dal Politecnico di Bari (referente, prof.ssa Mariagrazia Dotoli), ha posto l'attenzione principale sull'ampio campo dell'ingegneria dell'automazione e sui suoi numerosi collegamenti con la meccanica teorica e applicata, l'ottimizzazione, i sistemi di comunicazione, la teoria dell'informazione, l'apprendimento automatico, l'informatica, la matematica e l'elaborazione dei segnali. Non solo. Al fine di fornire competenze di alto livello e una rigorosa formazione alla ricerca per preparare gli studenti a diventare professionisti versatili e ricercatori competenti, il dottorato ha organizzato la seconda edizione della DAuSy PhD Summer School on “Autonomous Systems”.

Dopo la prima edizione tenutasi a gennaio come Winter School, l’iniziativa ha proposto la Summer School di cinque giornate di formazione (7-11 settembre) con docenti nazionali ed europei a 25 studenti del dottorato. Temi principali affrontati: controllo automatico, robotica, apprendimento automatico, ottimizzazione, sistemi distribuiti e tecniche decisionali. 

 

Un aspetto distintivo della seconda edizione è stata la forte partecipazione delle aziende. COMAU, ICAM, KUKA, MASMEC e PAL Robotics hanno offerto numerosi interventi sulle trasformazioni della robotica e dell’automazione, affrontando temi quali l’intelligenza artificiale applicata ai sistemi robotici, la robotica mobile autonoma, le piattaforme software modulari, la digitalizzazione e la sostenibilità dei processi produttivi. Le aziende hanno contribuito anche fuori dall’aula. I partecipanti, infatti, hanno assistito a dimostrazioni tecnologiche di COMAU, KUKA e PAL Robotics, osservando da vicino sistemi robotici avanzati e dialogando con gli specialisti delle aziende. La Scuola ha inoltre organizzato una visita tecnica presso MASMEC, offrendo l’opportunità di conoscere le attività di ricerca industriale, le tecnologie e i processi di innovazione.

 

L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio dei Chapter italiani della IEEE Control Systems Society, della IEEE Robotics and Automation Society e della IEEE Systems, Man, and Cybernetics Society.

 

La Scuola è stata organizzata dal Comitato scientifico: Mariagrazia Dotoli e Raffaele Carli (Politecnico di Bari), Alberto Cavallo (UniCampania “Luigi Vanvitelli”), Laura Giarrè (UniModena-Reggio Emilia), Federica Pascucci (UniRoma Tre). 

 

Comunicato stampa.

 

 

I partecipanti durante la visita tecnica al reparto produttivo di MASMEC

 

La coordinatrice del Dottorato Nazionale DAuSy,  Mariagrazia Dotoli, durante l’apertura dei lavori

 

La dimostrazione tecnologica con il robot mobile manipolatore di PAL Robotic

 

La dimostrazione tecnologica con la cella robotica di Comau_

 

La dimostrazione tecnologica del robot mobile autonomo di KUKA_

377 tirocini nelle sedi diplomatiche. On line il terzo bando 2026 MAECI MUR CRUI

Studenti magistrali e ciclo unico. Fino al 28 settembre per presentare la propria candidatura

377 tirocini nelle sedi diplomatiche. On line il terzo bando 2026 MAECI MUR CRUI

Il bando riguarda: rappresentanze diplomatiche, Uffici consolari e Istituti Italiani di Cultura del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

 

logo tirocini CRUI

 

 

Bari, 17 settembre 2026 - C’è tempo fino alle ore 17.00 del prossimo, 28 settembre per gli studenti di laurea magistrale e a ciclo unico del Politecnico di Bari per candidarsi su tirocinicrui.app a uno dei 377 tirocini proposti dal nuovo bando del programma MAECI MUR CRUI.

 

I giovani selezionati potranno collaborare con ambasciate (177 posti disponibili), consolati (91), istituti di cultura (64), rappresentanze diplomatiche (44) e delegazioni (1). Dal punto di vista geografico i posti presso le sedi ospitanti sono così dislocati: 185 in Europa, 90 in America, 61 in Asia, 27 in Africa e 14 in Oceania.

 

I tirocini, 22 dei quali si svolgeranno a distanza, inizieranno l’11 gennaio 2027, termineranno il 9 aprile 2026 e potranno essere prorogati per un altro mese, a fronte di un accordo fra le parti. 

 

Il tirocinio dà diritto al riconoscimento di almeno 1 CFU per ogni mese di attività e a un rimborso spese minimo di 300 euro mensili se svolto in presenza. L’avviso di selezione è accessibile a tutte le classi di laurea.

 

A seguito della modifica della normativa che regola l’accesso alla carriera diplomatica, l’avviso di selezione è accessibile a tutte le classi di laurea.

 

Al terzo bando 2026 MAECI MUR CRUI, aderiscono 60 atenei di tutta Italia. Per la Puglia, oltre al Poliba, figurano Uniba, LUM, Unisalento.

 

Gli studenti Poliba, interessati alla candidatura e per approfondimenti o informazioni possono rivolgersi ai seguenti indirizzi e-mail: luciana.cicerone@poliba.it o nicola.linsalata@poliba.it                                                                                                 

 

Il bando completo è al seguente link: https://www.tirocinicrui.it/wp-content/uploads/2026/09/Avviso_tirociniMAECI_07-09-2026-1.pdf

 

 

Comunicato stampa.

CRUI Sede Roma

 

Poliba, il prof. Silvano Vergura, eletto Vicepresidente della Federazione Europea Prove non Distruttive

2026-2030. Nominato a Verona in occasione della Conferenza 2026 CND

Poliba, il prof. Silvano Vergura, eletto Vicepresidente della Federazione Europea Prove non Distruttive

La federazione promuove i controlli non distruttivi su materiali e sistemi, essenziali per garantire la sicurezza e l'affidabilità a beneficio dell'industria, degli utenti e della comunità. La termografia all'infrarosso ampiamente utilizzata per l'efficienza energetica nel settore delle energie rinnovabili, fotovoltaico ed eolico

 

Verona. Conferenza CND 2026. Vergura, quinto da dx

 

Bari, 16 settembre 2026 – Il prof. Silvano Vergura, docente Poliba di “Sistemi Fotovoltaici e di Diagnostica degli Impianti”, Dipartimento di Ingegneria Elettrica e dell'Informazione, è stato eletto Vicepresidente della Federazione Europea Prove non Distruttive per il periodo, 2026-2030. La elezione è avvenuta a Verona durante la conferenza 2026 della federazione.

Fondata nel 1998 a Copenaghen, la Federazione unisce le attività delle singole 27 Associazioni nazionali europee che si occupano dei controlli non distruttivi (CND). In Italia, l'Associazione Italiana prove Non Distruttive, AIPnD, fondata nel 1979, rappresenta un punto di riferimento per esperti del settore coinvolti nel campo dei controlli non distruttivi, delle ispezioni e del controllo qualità.

 

Cosa sono. La diagnostica e i Controlli Non Distruttivi (CND) permettono di valutare lo stato di salute di componenti e impianti senza danneggiarli né interromperne il funzionamento attraverso controlli superficiali e volumetrici.

I controlli superficiali si concentrano sull'individuazione di cricche, porosità o discontinuità affioranti o strettamente sub-superficiali. Tra questi spiccano l'esame visivo (VT), i liquidi penetranti (PT) e la magnetoscopia (MT). 

I controlli volumetrici penetrano nel cuore della materia per mappare difetti interni e profondi come inclusioni o mancanze di fusione. Le tecniche principali in questo campo sono la radiografia industriale (RT) e gli ultrasuoni (UT), fondamentali per l'ispezione di saldature e fusioni spesse. 

Tra i metodi CND emergenti figura la termografia all'infrarosso (IRT), una tecnica non a contatto che rileva le radiazioni termiche. In ambito civile, la termografia è ampiamente utilizzata per l'efficienza energetica, l'individuazione di ponti termici, distacchi di intonaco e infiltrazioni d'acqua. In ambito industriale, permette il monitoraggio predittivo di quadri elettrici, cuscinetti meccanici e refrattari di forni, individuando i surriscaldamenti prima del guasto. Infine, ricopre un ruolo cruciale nel settore delle energie rinnovabili per ottimizzare la resa energetica degli impianti di generazione. Nei moduli fotovoltaici, consente di localizzare hcelle danneggiate e difetti di connessione, spesso eseguendo rilievi rapidi tramite droni su grandi parchi solari. Nelle pale eoliche, l'analisi termografica dinamica permette di scovare delaminazioni interne del materiale composito e cricche strutturali dovute alla fatica meccanica.


Comunicato stampa.

 

Campo fotovoltaico

 

Termografia del campo fotovoltaico. Esame all'infrarosso

 

Prof. Silvano Vergura, Poliba

 

Il Politecnico di Bari e l’Università “Aldo Moro” in visita al CERN, il più importante laboratorio europeo per la fisica delle particelle

Svizzera. 7-8 settembre, prima missione istituzionale congiunta a Ginevra 

Il Politecnico di Bari e l’Università “Aldo Moro” in visita al CERN, il più importante laboratorio europeo per la fisica delle particelle

Una delegazione guidata dai rettori, Umberto Fratino e Roberto Bellotti è stata ricevuta dalla Direzione del CERN, il più importante laboratorio europeo per la fisica delle particelle. Al centro dell'incontro: ricerca, innovazione, tecnologie quantistiche, intelligenza artificiale, formazione delle nuove generazioni di scienziati

 

Firma libro d'onore Fratino_

 

 

Bari, 11 settembre 2026 - Per la prima volta, il Politecnico di Bari e l'Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, hanno compiuto una missione istituzionale congiunta al CERN di Ginevra (CH), organismo internazionale per la ricerca nucleare e punto di riferimento mondiale per la fisica delle particelle. 

La delegazione dei due Atenei, guidata dai rettori, Umberto Fratino e Roberto Bellotti, è stata ricevuta dalla Direzione del laboratorio, confermando il valore strategico di una collaborazione scientifica che lega Bari al CERN da oltre sessant'anni.

 

Il rapporto con il centro di ricerca ginevrino affonda infatti le proprie radici nelle attività del Dipartimento Interuniversitario di Fisica, condiviso da Università e Politecnico di Bari, e della Sezione barese dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Una collaborazione che negli ultimi decenni si è sviluppata soprattutto attorno al Large Hadron Collider (LHC), il più grande acceleratore di particelle mai costruito, e ai suoi principali esperimenti internazionali, coinvolgendo una vasta comunità di docenti, ricercatori, dottorandi, studentesse e studenti.

 

Per l'Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” hanno preso parte alla missione, oltre al rettore Bellotti, il direttore generale Uniba, Ernesto Somma, la delegata alla Ricerca scientifica e tecnologica, Anna Colaleo, la direttrice del Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica, Elisabetta Todisco e la direttrice della Direzione Ricerca, Terza Missione e Internazionalizzazione, Adriana Agrimi. 

Per il Politecnico di Bari erano presenti il rettore, Fratino, la vice-direttrice del Dipartimento Interuniversitario di Fisica, Gabriella Pugliese e il delegato alla Ricerca, Giuseppe Eugenio Bruno.

 

Numerosi i temi affrontati durante gli incontri con i responsabili del CERN: dalla fisica delle alte energie agli sviluppi dei rivelatori per gli esperimenti CMS, ALICE, SND@LHC e n_TOF, fino alle prospettive offerte dalle infrastrutture di calcolo scientifico e dalle attività di CERN openlab. Al centro del confronto anche le tecnologie quantistiche, la fisica medica e la produzione di radioisotopi per applicazioni diagnostiche e terapeutiche nei laboratori ISOLDE e CERN-MEDICIS, oltre alle opportunità di innovazione e trasferimento tecnologico promosse attraverso IdeaSquare. Ampio spazio è stato infine dedicato alle iniziative rivolte a studenti, dottorandi e giovani ricercatori, con particolare attenzione ai percorsi di formazione e ricerca da svolgere presso il CERN.

 

La visita ha rappresentato anche un'occasione di incontro con le giovani protagoniste di Art & Science across Italy, il progetto che avvicina gli studenti delle scuole superiori alla cultura scientifica attraverso il linguaggio dell'arte. 

Presso lo Science Gateway, la delegazione ha incontrato le vincitrici dell'edizione 2024-2026 del programma promosso dall'INFN, dal CERN, dall'Università degli Studi di Napoli Federico II e dall'Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.

Nel pomeriggio, i rettori hanno inoltre ascoltato le presentazioni di alcuni giovani ricercatori impegnati nei principali esperimenti internazionali. Antonio Palasciano ha illustrato le attività del progetto ALICE, Felice Nenna quelle di CMS, Giulio Perfetto il contributo all'esperimento n_TOF e Giuliana Galati le ricerche sviluppate nell'ambito di SND@LHC, offrendo una testimonianza diretta del ruolo che la comunità scientifica barese continua a svolgere nelle grandi sfide della ricerca internazionale.

 

 

Comunicato stampa Poliba-Uniba.

 

Il rettore, Fratino indica LHC, il più grande acceleratore di particelle mai costruito

 

incontro studentesse

 

Interno CERN

 

Firma Bellotti

 

 

Fotografie. Immagini ufficiali della visita: https://cds.cern.ch/record/2970119 — credito obbligatorio © 2026 CERN, riproduzione soggetta alle condizioni d’uso dell’Organizzazione (copyright.web.cern.ch).

Nadia Giuffrida è la nuova Direttrice del Centro Studi e Ricerche dell’Associazione Italiana per l’Ingegneria del Traffico e dei Trasporti

2026-2029. Docente del Poliba, è stata nominata dal Consiglio Direttivo Nazionale AIIT

Nadia Giuffrida è la nuova Direttrice del Centro Studi e Ricerche dell’Associazione Italiana per l’Ingegneria del Traffico e dei Trasporti

 

traffico in città

 

Bari, 10 settembre 2026 - Il Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana per l’Ingegneria del Traffico e dei Trasporti (AIIT), ha nominato Direttrice del Centro Studi e Ricerche la prof.ssa Nadia Giuffrida, professoressa associata del Politecnico di Bari, afferente al settore Trasporti presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di Chimica (DICATECh). La prof.ssa Giuffrida è subentrata a Michela Le Pira, docente dell'Università di Catania. 

Per il prossimo triennio 2026-2029, la prof. Giuffrida coordinerà e supervisionerà le attività scientifiche e i Tavoli di Lavoro tematici dell’Associazione e coordinerà il Convegno Internazionale TIS Roma (Transport Infrastructure and Systems), uno dei principali appuntamenti promossi dall’AIIT.

Nadia Giuffrida, siciliana, ha conseguito nel 2018 il dottorato di ricerca in Valutazione e Mitigazione dei Rischi Urbani e Territoriali presso l’Università degli Studi di Catania. Successivamente è stata ricercatrice post-dottorato presso lo Spatial Dynamics Lab dello University College Dublin. Lavora al Politecnico di Bari nel settore dei Trasporti presso il DICATECh dal 2022 ed è professoressa associata dal 2025. La sua attività di ricerca si concentra sulla pianificazione dei trasporti ed è documentata da oltre 70 pubblicazioni scientifiche e dalla partecipazione, in qualità di relatrice, a numerosi convegni nazionali e internazionali. Membro dell’AIIT dal 2015, ha partecipato ai comitati organizzativi e scientifici delle conferenze internazionali TIS Roma del 2019, 2022 e 2024.

L’AIIT è un’associazione tecnico-scientifica nazionale fondata nel 1952 che riunisce esponenti del mondo accademico, professionale e istituzionale attivi nei settori della mobilità, del traffico, delle infrastrutture e dei trasporti. Attraverso iniziative di ricerca, formazione e divulgazione, promuove il confronto tra le diverse competenze del settore e contribuisce allo sviluppo di sistemi di trasporto più efficienti, sicuri e sostenibili.

L’elezione della prof.ssa Giuffrida rappresenta un importante riconoscimento del suo percorso scientifico e professionale e rafforza la presenza del Politecnico di Bari nel dibattito nazionale e internazionale sui temi della mobilità, del traffico e dei sistemi di trasporto.

 

Comunicato stampa.

 

prof.ssa Nadia Giuffrida

 

Progetto INPHOMIR, sistemi ottici miniaturizzati per nanosatelliti CubeSat, droni e veicoli autonomi

Fondazione Puglia. Scuola di tecnologie fotoniche integrate per sensoristica e navigazione 

Progetto INPHOMIR, sistemi ottici miniaturizzati per nanosatelliti CubeSat, droni e veicoli autonomi

In corso a Bari dal 7 all’11 settembre. Iniziativa organizzata dal Poliba. Visite scientifiche alla Sitael SpA e a Grottaglie Airport Test Bed 

 

8 settembre. I partecipanti della Scuola in visita alla sede Sitael SpA  - Mola di Bari

 

Bari, 9 settembre 2026 – E’ in corso da lunedì, 7 settembre e per tutta la settimana, sino a venerdì, 11, a Bari, presso la sede della Fondazione Puglia (via Venezia, centro storico) la “The Inphormir Training School”. Si tratta della Scuola del progetto “Inphomir”, dedicata alle tecnologie fotoniche integrate per la sensoristica e la navigazione spaziale e terrestre. Titolo dell’edizione barese 2026: “From Platforms to Applications”. Alla scuola partecipano dottorandi, giovani ricercatori, studenti magistrali e professionisti.

Il progetto nella sua interezza è coordinato dall'azienda italiana GEM Elettronica e comprende partner di rilievo come il Politecnico di Bari (con il suo Optoelectronics Laboratory), la Technical University of Munich, l'Eindhoven University of Technology e altri istituti ed aziende europee. 

La settimana scientifica, curata dal Politecnico di Bari,in collaborazione con BeWarrant – Gruppo Tinexta. è parte integrante del progetto di ricerca e innovazione, “Inphomir”, finanziato dal programma Horizon Europe, attraverso una Research and Innovation Action, con un contributo UE di 500 mila euro. 

Avviato nel 2023, si concluderà nel 2028, “Inphomir” mira a sviluppare circuiti integrati fotonici (PIC) basati su fosfuro di indio, materiale semiconduttore con eccezionali proprietà elettro-ottiche fondamentale per elettronica e fotonica. L'obiettivo è miniaturizzare sistemi ottici complessi per installarli su piattaforme dove lo spazio e il peso sono minimi, come nanosatelliti (CubeSat), droni e veicoli autonomi. “Non si tratta soltanto di miniaturizzare strumenti esistenti - aggiunge la prof.ssa Caterina Ciminelli del Poliba, Dipartimento Elettronica e Informazione, coordinatrice dell’Optoelectronics Laboratory – ma di sviluppare le tecnologie necessarie per realizzare sensori integrati più compatti ed efficienti”. Temi questi, della Scuola in corso a Bari. 

Attualmente, infatti, le tecnologie innovative e all'avanguardia come la navigazione spaziale basata su nanosatelliti e la navigazione autonoma sono attualmente ostacolate dalla mancanza proprio di dispositivi con tali caratteristiche. 

Nel progetto alla base della ricerca c’è la fotonica che comprende le tecnologie che utilizzano la luce per trasmettere ed elaborare informazioni ed effettuare misure e la fotonica integrata che consente di riunire su un semplice chip più funzioni ottiche: per generare, guidare, modulare, filtrare e rivelare la luce, a seconda della piattaforma utilizzata. Si passa così da sistemi costituiti da numerosi componenti separati a circuiti nei quali molte di queste funzioni sono integrate. Le applicazioni spaziano dalle telecomunicazioni e dai centri di elaborazione dati alla sensoristica ambientale, industriale e biomedicale, fino alla metrologia e ai sistemi autonomi.

“La frontiera della ricerca applicata è una delle frontiere più rilevanti – continua la prof.ssa Ciminelli. La difficoltà non consiste in una semplice mancanza di sensori quanto nella combinazione di prestazioni elevate, dimensioni ridotte e compatibilità con le esigenze dell’applicazione finale. La miniaturizzazione è importante sia per equipaggiare droni di piccole dimensioni sia per contenere l’ingombro della sensoristica a bordo dei nanosatelliti. Ebbene ricordare che un dispositivo che funziona bene in laboratorio è un punto di partenza, non ancora il punto di arrivo”. 

In tale settore scientifico la Puglia offre un contesto nel quale ricerca universitaria, competenze industriali e infrastrutture di sperimentazione possono dialogare direttamente. Esempi sono SITAEL, azienda pugliese che opera nella progettazione, nello sviluppo e nella produzione di piccoli satelliti, sistemi di propulsione e apparati per missioni spaziali. Il Grottaglie Airport Test Bed, gestito dal Distretto Tecnologico Aerospaziale – DTA, infrastruttura dedicata alla ricerca, alla sperimentazione e alla validazione di sistemi aerei senza equipaggio e tecnologie di volo autonomo. Entrambe sono, tappe di visita dei partecipanti (8 e 10 settembre) con l’obiettivo formativo di mostrare il contesto nel quale le tecnologie discusse durante le lezioni potrebbero essere impiegate per rendere più concreto il collegamento tra ricerca sui dispositivi e le esigenze di sistema.

Il Politecnico di Bari partecipa a INPHOMIR attraverso, l’Optoelectronics Laboratory che ha competenze nella modellazione, progettazione e caratterizzazione sperimentale di dispositivi e circuiti fotonici integrati anche per lo spazio. Il ruolo del Politecnico unisce quindi progettazione e verifica sperimentale, in collaborazione con i partner.

Tra le realtà rappresentate a Bari figurano, oltre al Poliba, Politecnico di Milano, IMEC–Ghent University, Eindhoven University of Technology, Technical University of Munich, Paul Scherrer Institut, C2N–CNRS/Université Paris-Saclay, University of Cyprus, Fondazione Bruno Kessler, Tyndall e INRiM e aziende attive nella progettazione fotonica e nelle applicazioni e nella consulenza per l’europrogettazione, come GEM Elettronica, Sigma Ingegneria, Leonardo e BeWarrant – Gruppo Tinexta. Il programma prevede entro venerdì prossimo, 26 interventi, tra lezioni specialistiche, keynote e presentazioni di progetti europei, ai quali si affiancano la sessione poster e le due visite tecniche. 

Comunicato stampa.



A sx Caterina Cimitelli con Isella Vicini, BeWarrant – Gruppo Tinexta

I partecipanti della Scuola Inphomir a Bari

 

prof. Caterina Ciminelli, poliba, presentazione dei lavori 1 giornata

 

partecipanti

Medaglia d’oro per Nicolò Ricco, studente del Politecnico di Bari in Ingegneria Meccanica

 

 

Sport. L’Italia Universitaria in Ungheria ai Campionati Mondiali di Canoa e Kayak

Medaglia d’oro per Nicolò Ricco, studente del Politecnico di Bari in Ingegneria Meccanica

A Szeded, nel Sup 3000 metri, con il tempo di 4:00.44, Nicolò conquista il titolo di Campione Mondiale Universitario. Nella specialità Sup Sprint 200 metri, Ricco conquista anche l’argento: secondo posto dietro al polacco Majdan

 

Al centro Nicolò Ricco medaglia d'Oro


Bari, 2 settembre 2026 – Nicolò Ricco, studente del Politecnico di Bari, componente della nazionale universitaria, è medaglia d’oro ai Campionati Mondiali di Canoa e Kayak tenutesi a Szeged, in Ungheria (17-20 agosto). 

Nicolò, 19 anni, di Bari, sulle acque piatte di Szeded, ha coperto la distanza di 3000 metri in 4:00.44. Secondo posto e argento per il polacco Majdan (4:08.05), terzo, bronzo, per l’honkoghese Chan (4:39.46). 

Il giovane studente Poliba non si è fermato sul podio più alto e nella specialità Sup Sprint 200 metri ha conquistato la medaglia d’argento con il tempo di 56.78 dietro al polacco Majdan (52.30).

“Poliba Chronicle” ha intervistato il neo Campione Mondiale Universitario, Nicolò Ricco, 19 anni, di Bari, prossimo studente del secondo anno di Ingegneria Meccanica del Poliba, atleta professionista del gruppo sportivo dell’Aeronautica Militare.

 

Medaglia d’Oro e d’Argento: soddisfatto del risultato e della prestazione?

Si, Sono molto soddisfatto, sia delle medaglie sia soprattutto della prestazione. Vincere l’Oro e conquistare l’Argento è sicuramente una grande soddisfazione, ma quello che mi rende più felice è sapere di aver portato in gara tutto il lavoro fatto durante gli allenamenti. Ogni gara è diversa e ci sono sempre aspetti da migliorare, però credo di aver espresso un ottimo livello e questo mi dà ancora più motivazione per continuare a lavorare.

 

Più in generale, che esperienza è stata tra tanti giovani universitari provenienti da diverse latitudini?

È stata un’esperienza davvero molto bella, non solo dal punto di vista sportivo. Confrontarsi con tanti giovani universitari provenienti da realtà e percorsi diversi è stato stimolante. Alla fine, dello sport universitario mi piace proprio questo aspetto: oltre alla competizione c’è la possibilità di conoscere persone nuove, condividere esperienze e rappresentare la propria università. È un ambiente che ti spinge a dare il massimo, ma allo stesso tempo ti permette di vivere lo sport in maniera molto positiva. 

 

Sei studente del Politecnico di Bari di Ingegneria meccanica. E’ stato difficile mettere insieme allenamenti e studio?

Sicuramente non è semplice, soprattutto perché il mio sport richiede un impegno quotidiano importante. Mi alleno diverse ore al giorno e allo stesso tempo il mio è un percorso di studio molto impegnativo. Bisogna essere molto organizzati e imparare a gestire bene il tempo, cercando di non trascurare né lo studio né lo sport. A volte è faticoso, ma credo che proprio questa difficoltà mi abbia insegnato tanto sulla disciplina e sulla gestione degli impegni. Sono due aspetti che, in fondo, si aiutano anche a vicenda.

 

Dove ti alleni?

Mi alleno a Bari, sulla spiaggia di pane e pomodoro. 

 

Quali saranno i prossimi impegni?

Questi risultati rappresentano sicuramente un punto di partenza e non di arrivo. L’obiettivo è continuare a crescere e confrontarmi sempre di più a livello internazionale. I prossimi impegni sono i Mondiali e gli Europei senior  

I Campionati Mondiali Universitari di Canoa e Kayak (FISU WUC Canoe Sports) sono una competizione internazionale dedicata agli studenti-atleti provenienti dalle università di tutto il mondo. L'edizione 2026 ha visto la partecipazione di atleti provenienti da oltre 30 Paesi. Il programma ha incluso specialità di velocità, fondo, staffette maschili e femminili e miste di Canoa velocità (Sprint), Fondo, Stand Up Paddle (SUP).

La squadra universitaria italiana è stata composta da 17 studenti-atleti provenienti da 12 atenei. La prossima edizione dei Campionati Mondiali Universitari di Canoa e Kayak si terrà nel 2028.

 

Ecco l’Italia universitaria che ha partecipato ai campionati mondiali di Canoa e Kajak 2026 in Ungheria: Erika Ballarin, Universitas Mercatorum; Matteo Bazzano, Università Roma Foro Italico; Giulia Bentivoglio, Università di Parma; Beatrice Candela, Università di Milano-Bicocca; Sara Cravero, Università di Torino; Eros Dalboni, Università Milano-Bicocca; Jacopo Dalla Rosa, Università Cattolica del Sacro Cuore; Enrico Laudati, Luiss Guido Carli; Alyssa Marchetto, Università Telematica Campus; Virginia Maria Matarese, Università di Torino; Cecilia Pampinella, Università Telematica Pegaso; Giovanni Penasa, Università di Pavia; Jacopo Pulcini, Università Telematica Pegaso; Nicolò Vincenzo Ricco, Politecnico di Bari; Valerio Roscioli, Universitas Mercatorum; Francesca Vigorito, Università di Torino; Angela Voltan, Università Ca’ Foscari Venezia.

 

Comunicato stampa.

 

squadra universitaria italiana al completo

 

Ungheria Campionati Mondiali Universitari

 

Nicolò Ricco all'ultimo giro di boa prima di tagliare il trag

 

Il chip fotonico che illumina la cellula

Nuove tecnologie. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista internazionale “Science Advances”   

Il chip fotonico che illumina la cellula

 

chip fotonico trasparentel'articolo pubblicato il 15 luglioCopertina luglio 2026

Consente l’osservazione di dettagli e dinamiche cellulari che l’ottica convenzionale non riesce a distinguere. Favorisce valutazioni e azioni predittive. Test sperimentali in Germania hanno confermato affidabilità e qualità dei risultati. Possibili applicazioni: immunologia, diagnostica avanzata, microscopia biomedicale. Francesco Dell’Olio, docente Poliba, è uno degli autori della ricerca. Dice: “il risultato valorizza una linea di ricerca legata alla fotonica integrata sviluppata nel nostro ateneo. Vogliamo ora attivare collaborazioni con ospedali, IRCCS, università e centri del territorio, per applicare la piattaforma a quesiti biologici e farmacologici concreti”

 

 

Bari, 1° agosto 2026 – Processi tecnologici miniaturizzati di fotonica integrata, hanno consentito nuovi passi alla conoscenza che li ha mutuati in applicazioni. La tecnologia che utilizza la luce al posto dell’elettricità ha realizzato chip fotonici capaci di allungare lo sguardo dei ricercatori sul mondo cellulare, consentendo nuove conoscenze. 

 

Il chip fotonico, cuore dell’innovazione, è un circuito miniaturizzato che, invece della corrente elettrica, guida e controlla la luce attraverso sottilissimi percorsi che funzionano come strade microscopiche per la luce: possono trasportarla, dividerla, combinarla, filtrarla o indirizzarla verso punti precisi. 

Nello studio il chip fotonico è utilizzato per illuminare le cellule in modo selettivo e ottenere immagini molto dettagliate delle loro strutture interne. Il lavoro dimostra come sia possibile usare un chip fotonico trasparente non solo come supporto del campione biologico, ma anche come vero e proprio dispositivo per microscopia ottica avanzata. Questo consente di osservare dettagli nanometrici che la microscopia ottica convenzionale non riesce a distinguere. Il chip fotonico si dimostra dunque, una piattaforma ottica integrata, capace di rendere gli strumenti di analisi più compatti, precisi e potenzialmente adatti a esaminare molte cellule.

 

“Science Advances”. Tutto ciò fa parte di un lavoro scientifico dal titolo, “Photonic waveguide chip based nanoscopy visualizes rearrangements of the cortical actin cytoskeleton in activated Jurkat T cells”, pubblicato il 15 luglio scorso sulla rivista scientifica internazionale, “Science Advances”. 

 

Autori dell’articolo sono un gruppo di ricercatori di tre istituzioni universitarie: Università di Bielefeld (Germania) per la componente biologica e sperimentale; Università di Scienze Applicate di Aschaffenburg (Germania), piattaforma, sviluppo e realizzazione chip trasparenti; Politecnico di Bari (Italia), concezione della ricerca, sviluppo metodologico della piattaforma fotonica, gestione e validazione dei dati. Coordinatore e responsabile scientifico, per parte Poliba, il prof. Francesco Dell’Olio, del Dipartimento di Ingegneria Elettrica e dell’Informazione.

 

La sperimentazione ha riguardato soprattutto i linfociti T, i globuli bianchi che combattono infezioni e cellule malate. Quando un linfocita T si attiva verso l’esterno, riorganizza rapidamente la propria “impalcatura” interna, costituita in larga parte da filamenti di actina, per formare la cosiddetta sinapsi immunologica, cioè la zona di contatto attraverso cui la cellula riconosce e risponde a un bersaglio. L’innovazione consente di visualizzare questa riorganizzazione con una risoluzione molto elevata e su un campo di osservazione ampio.

Applicazioni. Nel breve periodo la ricaduta riguarda la ricerca biologica e farmacologica. In oncologia, questa tecnologia potrà aiutare a migliorare le immunoterapie. I linfociti T, comprese le cellule CAR-T modificate in laboratorio, possono eliminare le cellule tumorali formando con esse una “sinapsi immunologica”, una zona di contatto in cui la rete di actina si riorganizza. Osservare questo processo su scala nanometrica può permettere di confrontare cellule di diversa efficacia, capire perché alcune non riescono ad attaccare il tumore e valutare l’effetto di farmaci o nuove modifiche genetiche. Il chip fotonico potrebbe diventare uno strumento di ricerca per progettare future immunoterapie più mirate ed efficaci.

 

Le considerazioni. “Per il Politecnico di Bari – dice il prof. Francesco Dell’Olio - la notizia valorizza una linea di ricerca legata alla fotonica integrata sviluppata nel Dipartimento di Ingegneria Elettrica e dell’Informazione del nostro ateneo. La pubblicazione rappresenta un’occasione utile per evidenziare la capacità del Poliba di contribuire a tecnologie abilitanti per lo studio di processi cellulari complessi, con possibili ricadute future in immunologia, diagnostica avanzata e microscopia biomedicale. Questo risultato è un punto di partenza. Vogliamo attivare collaborazioni con ospedali, IRCCS, università e centri del territorio, per applicare la piattaforma a quesiti biologici e farmacologici concreti. Non basta vedere strutture più piccole: occorre trasformare questa capacità in informazioni utili per chi studia cellule, farmaci e risposta immunitaria”.

 

Comunicato stampa. 

Una cellula T attivata osservata con la nanoscopia su chip fotonico_

Chi è l’autore Poliba.

Francesco Dell’Olio è professore associato di Elettronica presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica e dell’Informazione del Politecnico di Bari, dove coordina il Micro Nano Sensor Group. La sua attività di ricerca riguarda la fotonica integrata, la fotonica del silicio, i microsensori e nanosensori, i biosensori e i sistemi elettronici embedded. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche e partecipa a progetti nazionali e internazionali dedicati allo sviluppo di dispositivi fotonici e sensori avanzati per applicazioni biomediche, industriali, aerospaziali e di navigazione. Svolge inoltre attività editoriale e di coordinamento scientifico in riviste e conferenze internazionali, con attenzione all’applicazione industriale dei risultati della ricerca scientifica. Ha fondato due società spinoff del Politecnico di Bari: “Weatech” e “OptoEncase”.

prof. Francesco Dell'Olio - Poliba

Acciaio, tre ricercatori cinesi scoprono nuove caratteristiche: più resistenza e deformabilità

Scienza. Due articoli pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale, “Nature Materials”

Acciaio, tre ricercatori cinesi scoprono nuove caratteristiche: più resistenza e deformabilità 

Matteo Villa, Politecnico di Bari e Marcel Somers, Università Tecnica della Danimarca, intervengono con pari articolo su “Nature” e aprono il dibattito scientifico 

 

 

Matteo Villaprof. Marcel A.J. Somers - Technical University of Denmark
articolo su Nature - Matteo Villa

 

 

Bari, 28 luglio 2026 – Nell’aprile di quest’anno, uno studio di tre ricercatori cinesi, Shuai Pan, Birbin He e Mingxin Huang, delle Università di Hong Kong e dell’Università meridionale di scienza e tecnologia di Shenzhen dal titolo, “Anisotropic lattice distortion makes ultrastrong martensitic steel ductile”, pubblicato il 16 aprile su “Nature Materials”, una delle riviste scientifiche più prestigiose al mondo, ha dimostrato che proprietà ancora migliori si possono ottenere dall’acciaio con un nuovo metodo chimico-ingegneristico. Il metodo prospettato interviene sulla formazione della martensite, struttura cristallina molto dura e resistente che si forma negli acciai tramite raffreddamento molto rapido (tempra). 

Sulla pubblicazione cinese, su invito di “Nature Materials” sono intervenuti due studiosi: i proff. Marcel Somers, dell’Università Tecnica della Danimarca, Kongens Lyngby, Dipartimento di Ingegneria Civile e Meccanica e Matteo Villa del Politecnico di Bari, Dipartimento di Meccanica, Matematica e Management. 

Nell’articolo, “Lattice distortion activates deformation twinning in ultrastrong steel”, pubblicato su “Nature Materials” lo scorso 24 giugno 2026 i due docenti europei hanno espresso un’opinione su quelli che sono i limiti dell’idea presentata in aprile dagli autori cinesi, nonché gli studi che si dovrebbero intraprendere in futuro per andare oltre. Si tratta di un riconoscimento di expertise al massimo livello (il paper è pubblicato online alla pagina della rivista: https://www.nature.com/articles/s41563-026-02642-2 ed è inoltre accessibile per la lettura al seguente link: https://rdcu.be/fqap2).

 

Prof. Villa qual è il punto di forza innovativo della ricerca cinese?

Aver dimostrato che la struttura martensitica, la più resistente che si possa ottenere negli acciai, non solo è resistente, ma può anche essere deformabile. Ciò era precedentemente ritenuto impossibile perché violava il principio secondo cui, alta resistenza e deformabilità sono caratteristiche mutuamente esclusive.

 

Cosa non vi convince o comunque va migliorato in termini di ricerca?

In primis, il fatto che la dimostrazione di cui sopra è stata ottenuta utilizzando acciai contenenti frazioni significative di Cobalto e Nickel. Questi sono elementi di lega molto costosi e molto richiesti per la transizione verde; quindi, non è realistico pensare ad un loro uso massiccio nella produzione di acciaio.

 

Cosa diventa necessario approfondire?

Il prossimo obiettivo è studiare a fondo la fisica alla base del comportamento evidenziato, partendo dalla scala atomica, per riuscire a prevederla al computer. Questo consentirà di vagliare con un click un numero altissimo di composizioni alla ricerca di quelle che possano essere prodotte in grandi quantità per usi reali.

 

Questo passo in avanti della scienza pone il Politecnico di Bari al centro del dibattito internazionale sulle direzioni da intraprendere nella ricerca fondamentale per giungere in futuro a sviluppare acciai di nuova generazione i cui utilizzi e potenzialità sono ancora tutti da scoprire. 

 

Storia e caratteristiche. L’acciaio, una lega ferrosa composta principalmente da ferro e carbonio, è il secondo materiale più usato al mondo dopo il cemento. La variazione di percentuale di carbonio in peso, sino al 2,1%, determina varie tipologie d’acciaio. Oltre, si trasforma in ghisa. 

L’alta resistenza che lo caratterizza è ottenuta scaldando l’acciaio alle alte temperature (750-900 C°) a cui segue un veloce raffreddamento immergendolo in acqua, olio, oppure con aria compressa. Tale processo, detto di tempra, fu descritto, già da Omero nell’Odissea. Ciò consente di formare una struttura interna al materiale molto dura, ma poco deformabile, votata facilmente alla rottura se piegata, detta martensite con una nuova distribuzione degli atomi. 

Detti processi empirici occuparono tempo ed esperienze di maestri d’armi e fabbri per molti secoli. Solo nel 1740 venne prodotto l'acciaio moderno. 

Impiegato in modo sempre più versatile l’acciaio è stato indispensabile per l'innovazione tecnologica di tutto il mondo. La rapida crescita del settore automobilistico del dopoguerra (anni '50/'60) ne favorì ricerca, qualità e produzione.

L’idea che la martensite fosse la struttura ideale per l’acciaio cambiò improvvisamente negli anni Settanta del 1900. Si scoprì che trattando l’acciaio in modo che conservasse almeno in parte la struttura atomica presente alle alte temperature, determinava un ulteriore vantaggio: all’alta resistenza si univa anche un’alta deformabilità. La scoperta fu rivoluzionaria soprattutto per i trasporti.

Applicazioni. L’acciaio moderno “ingegnerizzato” non è più solo un materiale resistente, bensì un materiale che in caso di incidente automobilistico, deformandosi, assorbe una gran quantità di energia cinetica prima di rompersi. Incidenti che avrebbero potuto essere fatali venti anni fa, al giorno d’oggi sono spesso irrilevanti per l’incolumità dei passeggeri.

 

Gli autori, chi sono. Marcel A.J. Somers, classe 1960, ha conseguito il dottorato presso l'Università Tecnologica di Delft nel 1989. Dal 1997 è professore ordinario presso l'Università Tecnica della Danimarca, dove dirige il gruppo di ingegneria dei materiali e delle superfici. È autore di oltre 360 pubblicazioni scientifiche, co-inventore di circa 20 brevetti e co-fondatore di due aziende specializzate. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui prestigiose medaglie, ed è stato nominato cavaliere dalla Regina di Danimarca nel 2022.

 

Matteo Villa, classe 1985, ha conseguito il dottorato presso l'Università Tecnica della Danimarca nel 2014 e, dopo un decennio di esperienza accademica, nel 2024 è stato chiamato come professore associato di Metallurgia al Politecnico di Bari. Autore di oltre 70 pubblicazioni scientifiche e co-inventore di 1 brevetto, concentra la sua attività di ricerca sullo studio della fisica dei metalli. Il suo lavoro gode di riconoscimento internazionale, in particolare per i contributi scientifici dedicati alla comprensione delle trasformazioni martensitiche nell'acciaio. 

 

Comunicato stampa.

articolo ricercatori cinesi

 

Nature Materials

Architettura, alla ricerca del futuro del passato. Il progetto Robotomy vince “l’EIC Pathfinder”

Ricerca di frontiera. Tradizione e nuove tecnologie per il cantiere di domani

Architettura, alla ricerca del futuro del passato. Il progetto Robotomy vince “l’EIC Pathfinder”  

E la prima volta per il Poliba. Lo sviluppo della robotica applicata alla stereotomia vale un finanziamento europeo da 3,3 milioni di euro per tre anni, 2026-2029. Il gruppo di ricerca coordinato da Giuseppe Fallacara corona gli oltre vent'anni di ricerche e sperimentazioni sui materiali lapidei al Politecnico. “Vincere un Pathfinder – dice Fallacara - equivale a vincere una sorta di Premio Oscar della Ricerca Industriale”. Inizio attività: settembre  2026

Prima sperimentazione Robotomy presso laboratorio INDEXLAB Lecco Polimi. Primo da sx prof. Giuseppe Fallcara

 

Bari, 23 luglio 2026 – Il DNA, l’essenza della Puglia, è scritto nella pietra. Dura come il calcare compatto, accomodante come il barocco, pronta ad assumere forme, figure, proporzioni, colori che raccontano espressioni di vita, di religione, caratteri, identità perdute. La pietra per costruire, rappresentare, segnare, per riconoscersi o riscoprirsi nella tradizione. La pietra, nella sommatoria, che disegna il paesaggio pugliese un po’ naif. Ed ecco i simboli: trulli, muretti bassi ed alti, lamie, pagliari, borghi che segnano presidi, confini, gli umori riverberati delle stagioni. La pietra nell’architettura, oggetto di ricerca e studio nel Politecnico di Bari da oltre venti anni ha trovato un importante riconoscimento europeo, nel progetto declinato al futuro, “Robotomy” (ROBOtic stereoTOMY, dal greco, ΣTEPEO, solido e TOMH, taglio). Si tratta di una scommessa ragionata, ponderata, allineata e soprattutto vinta, al manifesto del Programma europeo EIC Pathfinder del Consiglio Europeo dell’Innovazione, finanziato dall'Unione Europea nell'ambito del programma quadro, Horizon Europe. Programma dedicato a supportare la ricerca di frontiera di alto livello che incoraggia lo sviluppo di tecnologie fortemente innovative, capaci di generare scoperte scientifiche e industriali tali da creare nuovi mercati o di modificare quelli esistenti. Mediamente, solo il 4,5% dei progetti presentati vengono approvati e finanziati dall’UE. Insomma, vincere un Pathfinder equivale a vincere una sorta di Premio Oscar della Ricerca Industriale Europea! 

 

Il Progetto, “Robotomy” riguarda l’applicazione della robotica all'architettura in pietra. 

In particolare, indagherà il ruolo della collaborazione robotica e dell'automazione nel ripensare la costruzione stereotomica. Elaborato, dal professor Giuseppe Fallacara, ordinario di Composizione Architettonica al Politecnico di Bari e dal suo team di ricerca, intende proiettare una tradizione millenaria direttamente nell'era dell'automazione avanzata e della transizione ecologica. Contestualmente, “Robotomy” affronterà una delle sfide più drammatiche del nostro tempo: il rischio di perdere la memoria storica dei mestieri d'arte. Oggi, i lavori manuali legati alla pietra attirano sempre meno le nuove generazioni, minacciando di far scomparire un sapere tecnico e artigianale immenso. La risposta a questa crisi, tuttavia, non risiede nel rimpianto del passato, ma nell'abbraccio delle tecnologie digitali e dell'automazione.

 

Al progetto, “Robotomy”, finanziato con 3,3 milioni di euro nell'ambito di Horizon Europe, EIC-2025 per il periodo settembre 2026 - settembre 2029 si dedicherà un apposito consorzio guidato dal Poliba così composto nei ruoli: Politecnico di Bari, Italia, Coordinatore del progetto; System 3E, Polonia, Fabbricazione seriale industriale dei blocchi modulari; ETH Zürich, Svizzera, Stampa 3D a grande scala di componenti complessi; CommonSense Robotics, Belgio, Sviluppo software per la flotta robotica; Flanders Make, Belgio, Sistemi di posizionamento, sviluppo di pinze robotizzate; Politecnico di Milano, Italia, Prototipazione robotica e test fisici; Day One, Italia, Analisi normativa, pianificazione sfruttamento commerciale, comunicazione. 

 

Gli obiettivi Strategici che verranno perseguiti dal consorzio di Progetto sono tre. 

Design per l’Assemblaggio Robotico: Progettare e ottimizzare padiglioni stereotomici modulari specificamente adattati all'ambiente mediterraneo, riducendo al minimo le geometrie uniche dei blocchi (inferiori al 25%) per favorire la produzione industriale in serie.

Materiali e Fabbricazione Innovativa: Riprogettare il sistema costruttivo brevettato integrandolo con elementi complessi realizzati tramite stampa 3D su grande scala a partire da polveri di pietra riciclate (sviluppata dall'ETH di Zurigo).

Automazione e Intelligenza Artificiale: Sviluppare e validare il Task Execution Software (TES), un nucleo di IA in grado di coordinare una flotta multi-robot per l'assemblaggio di elementi prefabbricati, riducendo l'intervento manuale e azzerando gli errori di tolleranza tramite feedback in tempo reale.

 

“Questo grande riconoscimento – dice il prof. Fallacara, esperto internazionale di stereotomia, antica arte scientifica del taglio della pietra - è un segno di forza del nostro Politecnico in cui orgogliosamente mi sono formato, da studente di architettura a professore ordinario”. E sul progetto prosegue: "In un'evoluzione futura, la robotica non deve essere vista come una minaccia che cancella il lavoro umano, ma come lo strumento che lo rende ancora possibile. Il braccio robotico si informa e si nutre del sapere del maestro scalpellino e del muratore, trasformandosi nel custode tecnologico di una tradizione. Grazie al progetto “Robotomy”, i robot industriali non si limiteranno a tagliare o movimentare blocchi in modo standardizzato, ma eseguiranno il montaggio di sistemi voltati complessi e geometricamente innovativi, replicando l'accuratezza e la sensibilità statica dei maestri del passato. Il connubio tra stereotomia e robotica dimostra che l'innovazione tecnologica può mettersi al servizio della storia. La robotica non elimina l'artigianato; lo evolve, lo rende sicuro, efficiente e sostenibile per l'architettura del domani, assicurando che la pietra continui a essere la spina dorsale del paesaggio pugliese e globale”.

 

I primi passi del progetto. Il cosiddetto Kick off (calcio d'inizio) sarà a settembre 2026 con tutto il consorzio, a Verona, in occasione della Fiera Internazionale Marmomac. Lì saranno stabiliti tutti i passi iniziali: dalla selezione dei progetti (alcuni presentati già al Marmomac) alla messa a punto del complesso processo di realizzazione completo del progetto. Si partirà dal montaggio di archi semplici sino alla realizzazione di sistemi voltati complessi in un processo di progressiva difficoltà tecnica.

Le sedi ufficiali di lavoro saranno Bari, Lecco, Lovanio, Zurigo, Varsavia, Verona. 

 

Comunicato stampa.

 

il cantiere del futuro, interpretato da Robotomy

 

costruzione robotica sperimentale

 

componenti in laboratorio

La TESMEC firma un accordo triennale di collaborazione scientifica con il Poliba

 

Industria&Accademia. La ricerca nell’innovazione delle infrastrutture ferroviarie
 

La TESMEC firma un accordo triennale di collaborazione scientifica con il Poliba

L’accordo rafforza la ricerca applicata per la creazione di competenze specializzate per le infrastrutture ferroviarie del futuro. La firma, ieri pomeriggio, 21 luglio al Poliba alla presenza del Rettore, Umberto Fratino e della CEO del Gruppo, Caterina Caccia Dominioni. Tesmec Rail Srl, società del gruppo TESMEC SpA, conta due sedi in Puglia: Monopoli e Bitetto e 156 dipendenti. Tra i settori di studio di maggior interesse aziendale, l’alta velocità. L’81% delle persone laureate che lavorano in Tesmec hanno conseguito il titolo di laurea al Politecnico di Bari
 

Foto finale Poliba Tesmec

 

 

Bari, 22 luglio 2026– La Tesmec S.p.A., società a capo di un gruppo leader nel mercato delle tecnologie dedicate alle infrastrutture (reti aeree, interrate e ferroviarie, trasporto di energia elettrica, dati e materiali, tecnologie per la coltivazione di cave e miniere di superficie) attraverso la controllata Tesmec Rail Srl, hub strategico in ambito ferroviario con sede in Puglia, a Monopoli e Bitetto, ha firmato con il Politecnico di Bari un accordo di collaborazione scientifica.  

La cerimonia si è svolta ieri pomeriggio, 21 luglio nella sede del rettorato alla presenza di Umberto Fratino, Rettore del Politecnico di Bari, di Mariagrazia Dotoli, Ordinario di Automatica, referente scientifico dell’accordo. Per il Gruppo Tesmec hanno partecipato Caterina Caccia Dominioni, CEO del Gruppo, Numa Pelizzoli, HR Director, Gianfranco Mancini, e Gianluca Fumarola, referenti del Gruppo per la costruzione, manutenzione e diagnostica ferroviaria.

Di durata triennale, rinnovabile, l’accordo è finalizzato a sviluppare progettualità ingegneristiche nell’ambito dell’innovazione ferroviaria, della sostenibilità e della digitalizzazione delle infrastrutture.

La firma nasce da una visione condivisa: rafforzare il dialogo tra mondo accademico e industria per mettere a fattor comune competenze scientifiche, capacità progettuale e know-how industriale. Il percorso avviato da Tesmec e Politecnico di Bari vuole rappresentare uno strumento concreto per sostenere la ricerca applicata e lo sviluppo di soluzioni tecnologiche avanzate, contribuendo alla crescita di un ecosistema capace di generare valore per il territorio pugliese e per il sistema industriale nazionale.

L’accordo prevede una collaborazione tra i soggetti coinvolti che garantisca il monitoraggio, coordinamento e controllo di iniziative da sviluppare attraverso specifici accordi attuativi, principalmente relativi a due specifiche direttrici strategiche primarie: lo sviluppo di rotabili innovativi a basso impatto ambientale per la costruzione, manutenzione e diagnostica dell’infrastruttura ferroviaria; e la progettazione di sistemi diagnostici e piattaforme di gestione dati per il monitoraggio delle infrastrutture. 

Grazie al Politecnico di Bari, la Puglia si riconferma un territorio strategico per le attività ferroviarie del Paese. La collaborazione di Tesmec con l’Ateneo all’interno di diversi progetti portati avanti nella regione, grazie al profondo know-how maturato dal Gruppo nella divisione Ferroviaria presso il proprio hub strategico pugliese, rappresenta un ulteriore rafforzamento del legame tra ricerca e applicazione industriale, favorendo lo sviluppo di progettualità ad alto contenuto tecnologico in stretta connessione con le esigenze del settore.

L’accordo, infine, sugella la collaborazione avviata attraverso gli studenti Poliba con stages e tesi di laurea. Il 65% degli studenti ospitati in azienda stavano studiando presso il corso di laurea in ingegneria meccanica del Poliba. Circa il 60% degli studenti che hanno fatto il tirocinio in Tesmec sono stati assunti. 

Oggi l’81% delle persone laureate che lavorano in Tesmec hanno conseguito il titolo di laurea al Politecnico di Bari. Di questi, il 44% è costituito da laureati in ingegneria meccanica e il 24% in ingegneria elettrica ed elettronica.

 

Le dichiarazioni. Caterina Caccia Dominioni, Amministratore Delegato di Tesmec, “L’Accordo Quadro con il Politecnico di Bari rappresenta un passaggio importante per rafforzare il rapporto tra innovazione industriale, ricerca applicata e territorio. La Puglia ha un ruolo strategico per le nostre attività ferroviarie e la collaborazione con un Ateneo di eccellenza come il Politecnico di Bari ci consente di sviluppare un percorso ancora più strutturato su tecnologie sostenibili e digitali per il futuro delle infrastrutture ferroviarie. L’obiettivo è costruire, a partire dalle competenze presenti sul territorio e dall’esperienza dei nostri siti di Monopoli e Bitetto, un modello di collaborazione tra università e impresa capace di generare valore anche sui mercati internazionali”.

Umberto Fratino, Rettore del Politecnico di Bari. “L’accordo sottoscritto con Tesmec è per noi rilevante perché è un’azienda leader in settori chiave innovativi quali quelli della logistica delle infrastrutture ferroviarie. Tesmec è un’azienda che proviene da un contesto territoriale diverso, ma che ha deciso di investire qui in Puglia per realizzare nuova tecnologia in un contesto territoriale nel quale il Politecnico rappresenta un asse sul quale si appoggia. Questo ci fa molto piacere perché riconosce la qualità dei nostri laureati e della formazione che ricevono. Non a caso oltre l’80% degli ingegneri di Tesmec Rail Srl, società del gruppo in Puglia, proviene proprio dal nostro ateneo. Il Politecnico, con questo accordo che suggella l’inizio di un cammino già avviato, orgoglioso, si dimostra un faro anche per le aziende che provengono da altre aree del Paese”. 

 

Il Gruppo Tesmec 

è attivo nella progettazione, produzione e commercializzazione di sistemi e soluzioni integrate per la costruzione, manutenzione e diagnostica di infrastrutture (reti aeree, interrate e ferroviarie) per il trasporto di energia elettrica, dati e materiali, nonché di tecnologie per la coltivazione di cave e miniere di superficie.  Tesmec progetta, produce e commercializza tra l’altro, macchine e sistemi integrati per l’installazione e la manutenzione della catenaria ferroviaria, e sistemi per la diagnostica della catenaria ferroviaria e del binario, oltre a macchine personalizzate per operazioni speciali sulla linea. Nato in Italia nel 1951, il Gruppo Tesmec può contare su più di 900 dipendenti e dispone dei siti produttivi di: Grassobbio (Bergamo), Sirone (Lecco), Monopoli (Bari) e Bitetto (Bari) in Italia, Alvarado negli USA e Durtal in Francia, oltre che di tre unità di ricerca e sviluppo a Fidenza (Parma), Padova e Patrica (Frosinone). Quotato sul segmento EURONEXT STAR MILAN di Borsa Italiana, il Gruppo, inoltre, è presente commercialmente a livello globale e può contare su una presenza diretta nei diversi continenti: USA, Sud Africa, Africa occidentale, Australia, Nuova Zelanda, Russia, Qatar, Arabia Saudita e Cina. Nel corso del 2025 Tesmec Rail ha fatturato oltre 61 milioni di euro. 

Autocarrello TESMEC Rail diagnostica binario

 

Tesmec Rail sede di Monopoli

 

La firma. Il Rettore Umberto Fratino con la CEO del Gruppo TESMEC, Caterina Caccia Dominioniprof. Mariagrazia Dotoli, referente scientifica accordi Poliba - Tesmec

 

Gli specialisti della Rete Elettrica Nazionale

 

L’intervista. Master di II livello in “Innovazione nei sistemi elettrici per l’energia” 

Gli specialisti della Rete Elettrica Nazionale 

 

Le sfide sollevate dalla duplice transizione, energetica e digitale, stanno trasformando profondamente il settore elettrico, rendendo indispensabile lo sviluppo di nuove competenze altamente specialistiche. Terna, in collaborazione con i Politecnici di Bari, Milano e Torino ha sviluppato l’apposito Master giunto alla seconda edizione. 

“Poliba Chronicle” ha intervistato Massimo La Scala, docente del Politecnico di Bari, coordinatore scientifico del master 

 

 

 

Bari, 15 luglio 2026 – Lo scorso 9 giugno è stato presentato al Politecnico di Bari la II edizione del Master di II livello: “Innovazione nei sistemi elettrici per l’energia”. Master nazionale, sostenuto e finanziato da Terna SpA con la partecipazione e il sostegno didattico-scientifico dei tre Politecnici italiani di Bari, Milano e Torino (PoliTechLab). Successivamente, il 16 giugno e il 2 luglio, l’iniziativa è stata presentata nei Politecnici di Milano e Torino. 

Il prof. Massimo La Scala è il referente scientifico del Master per la sede di Bari Politecnico. “Poliba Chronicle”, magazine ufficiale del Poliba, lo ha intervistato.

Professore il tema dell’energia è sempre più attuale, necessario. La ricerca, la formazione, l’aggiornamento diventa indispensabile perché?

La transizione energetica è una delle sfide più importanti e strategiche del nostro tempo. La crescente domanda di energia, la necessità di accelerare la decarbonizzazione, l’integrazione delle fonti rinnovabili e lo sviluppo di reti elettriche sempre più intelligenti e digitalizzate stanno trasformando profondamente il settore energetico, rendendo indispensabili nuove competenze e professionalità altamente qualificate.

In questo contesto, ricerca, formazione e aggiornamento continuo rappresentano leve fondamentali per accompagnare il cambiamento e rispondere alle esigenze di un mercato in costante evoluzione. È da questa consapevolezza che nasce la seconda edizione del Master universitario di II livello “Innovazione nei sistemi elettrici per l'energia”, un percorso di alta formazione pensato per preparare professionisti in grado di affrontare le sfide tecnologiche, ambientali e industriali del futuro. Il Master è sviluppato da Terna nell’ambito della rete dei tre Politecnici di Bari, Milano e Torino per promuovere nuove competenze specialistiche per la transizione energetica e digitale. 

 

Il Master è un invito, ma anche un’occasione altamente professionalizzante con riflessi occupazionali per i laureati. Perché?

Il Master si rivolge ai laureati magistrali che desiderano acquisire competenze specialistiche e immediatamente spendibili nel mondo del lavoro. Non rappresenta soltanto un’opportunità di approfondimento accademico, ma un vero percorso altamente professionalizzante, capace di coniugare solide basi scientifiche con applicazioni concrete. Attraverso lezioni frontali, attività laboratoriali e il confronto con esperti del settore, i partecipanti svilupperanno competenze avanzate nella progettazione, gestione e innovazione dei sistemi elettrici per l’energia.

Al termine del Master, i partecipanti conseguiranno il titolo di Master rilasciato congiuntamente dai tre Politecnici e potranno lavorare nel settore elettrico come: Ingegnere impiantista (esperto di impianti e tecnologie); Asset manager (esperto di asset management); Ingegnere sistemista (esperto dell’esercizio in tempo reale dei sistemi elettrici di potenza); Market operator (esperto di mercati dell’energia e di regolazione energetica).

Al momento dell’immatricolazione, Terna fornirà a tutti i selezionati una lettera di impegno all’assunzione con contratto a tempo indeterminato, da confermare alla fine del percorso formativo. L’assunzione potrà avvenire all’interno di diverse sedi dislocate sul territorio nazionale, tra cui la sede di Bari.

Il piano didattico della II edizione come si caratterizzerà? 

La seconda edizione conferma l’impostazione didattica che ha caratterizzato il successo della prima esperienza, rafforzandone gli elementi distintivi e aggiornando i contenuti alla luce della rapida evoluzione del settore. Il piano formativo approfondirà le tecnologie più innovative applicate ai sistemi elettrici per l’energia e alle più avanzate soluzioni per la gestione intelligente dell’energia. L’obiettivo è offrire una formazione interdisciplinare, capace di coniugare ricerca, innovazione tecnologica e applicazioni operative.

Rispetto alla prima edizione ci saranno novità?

Rispetto alla prima edizione, il Master si presenta ulteriormente arricchito dall’esperienza maturata e dal continuo confronto con l’evoluzione del settore energetico. Il programma è stato aggiornato per intercettare le nuove esigenze del mercato e offrire ai partecipanti strumenti sempre più attuali, consolidando il dialogo tra università, ricerca, industria con il coinvolgimento degli esperti di Terna e mondo professionale rappresentato da docenti, ricercatori ed esperti che operano quotidianamente nei processi di innovazione del comparto energetico.

La scelta della sede da parte del candidato ha valore solo logistico-geografico?

Anche la scelta di articolare il Master su tre sedi assume un significato che va ben oltre l’aspetto logistico. Si tratta di una scelta progettuale che arricchisce il percorso formativo, mettendo a sistema competenze scientifiche, metodologie didattiche, laboratori e professionalità. Ogni sede contribuisce con le proprie specificità alla costruzione di un’offerta formativa unitaria e interdisciplinare, consentendo ai partecipanti di confrontarsi con approcci differenti allo studio e all’innovazione dei sistemi elettrici per l’energia.

Questa organizzazione favorisce un’esperienza di apprendimento più ampia e dinamica, nella quale il dialogo tra docenti, ricercatori, professionisti e corsisti diventa parte integrante del percorso. La presenza di partecipanti provenienti da percorsi formativi diversi stimola, infatti, lo scambio di competenze, il confronto continuo e la costruzione di una rete di relazioni qualificate. Il networking che si sviluppa durante il Master rappresenta un valore aggiunto destinato a proseguire anche oltre la conclusione del percorso formativo, favorendo future collaborazioni professionali. 

 

La scheda. Il Master formerà professioniste e professionisti che saranno chiamati a costruire e gestire la Rete Elettrica Nazionale. Sono potenziali destinatari coloro che abbiano conseguito la laurea magistrale o specialistica in: Ingegneria Elettrica, Elettronica, Energetica e Nucleare, dell’Automazione, Gestionale, Informatica, Meccanica o che la conseguiranno entro il prossimo 31 ottobre. Per partecipare I candidati dovranno proporre la propria candidatura entro l’8 settembre (https://www.polimi.it/index.php?id=1138). Successivamente, il 2 ottobre, saranno sottoposti ad un test di valutazione tecnico-culturale a cura del Comitato Scientifico del Master. La prova avverrà in presenza presso uno dei Politecnici a scelta. Seguirà un colloquio a cura di Terna. Saranno ammessi 45 candidati, equamente distribuiti tra i tre Politecnici (15 per ciascun Ateneo). Il percorso formativo prevede il conseguimento di 60 Crediti Formativi Universitari (CFU), pari a 1.500 ore complessive suddivise tra lezioni frontali, esercitazioni e project work. Il programma è articolato in 10 moduli didattici con project work finale. Nel corso della durata del master, 1 anno, saranno organizzati seminari integrativi di approfondimento e visite presso gli impianti Terna, con l’obiettivo di arricchire ulteriormente l’esperienza formativa. I costi di partecipazione al Master, per tutti i candidati ammessi, saranno interamente sostenuti da Terna. Inoltre, saranno altresì assegnatari di Borse di Studio di 19.000 €, anch’esse a carico di Terna. Infine, Terna coprirà le spese di viaggio e alloggio necessarie per lo svolgimento delle lezioni a classi riunite. L’avvio del Master è previsto per il 24 novembre 2026.

 

Comunicato stampa.

 

 

prof. Massimo La Scala - Poliba

 

9 giugno Poliba presentazione Master II edizioneAltro momento. Al centro la prof. Di Roma

 

Terna

Summer School sull'economia blu per lo “Sviluppo sostenibile dell'industria della nautica da diporto e delle crociere”

Internazionalizzazione. Studenti del Poliba a Cattaro presso l’Università del Montenegro

Summer School sull'economia blu per lo “Sviluppo sostenibile dell'industria della nautica da diporto e delle crociere”

Premiata Francesca Orlando, laureanda magistrale del Politecnico, quale migliore studentessa del master 2026. In aula anche studenti albanesi e montenegrini

 

Ana Pešić dell'Università del Montenegro con Francesca Orlando

Bari, 11 luglio 2026 – Lo “Sviluppo sostenibile dell'industria della nautica da diporto e delle crociere" è stato il tema della Scuola estiva internazionale, tenutasi in Montenegro dal 29 giugno al 4 luglio a Cattaro, presso il Centro di formazione sull'economia blu dell'Istituto di biologia marina dell'Università del Montenegro.

Organizzata nell'ambito del progetto Interreg IPA Sud Adriatico “Competenze di alto livello e orientate al mercato per un Sud Adriatico blu e digitalizzato 'intelligente e qualificato' – Skill”, la Summer School ha riunito studenti e giovani professionisti provenienti da Montenegro (5), Albania (5) e Italia (8) per un programma di apprendimento transfrontaliero accreditato. 

La presenza italiana è stata significata da otto studenti del Poliba così composta: Francesca Orlando, Marika Matera, Maria Teresa Manchisi, Andrea Mazzeo (Ingegneria. civile ambientale); Gaetano Fioriello, Thomas Francioni, Fabrizio De Leonardis (Ingegneria. Meccanica); GianFranco Baccarella (Ingegneria Informatica).

La partecipazione Poliba si è distinta anche per il primo posto raggiunto da Francesca Orlando nei test di valutazione all’apprendimento proposti quotidianamente (70 domande a risposta multipla giornaliere) su sette aree tematiche previste. Di Taranto, laureata in ingegneria Civile triennale, Francesca, prossima alla laurea magistrale, è stata premiata nella cerimonia di chiusura del master. Nell’occasione, sono stati consegnati gli attestati a tutti i partecipanti per aver soddisfatto con successo i requisiti richiesti. 

Durante il soggiorno montenegrino, i partecipanti hanno assistito a lezioni, seminari, esercitazioni pratiche, visite sul campo e attività di studio di casi. La Summer School ha incluso visite all'allevamento di molluschi di Luka Milošević, a Porto Montenegro, al porto di Cattaro, ad una nave da crociera, alla Facoltà di Studi Marittimi, all'Acquario Boka e ai laboratori dell'Istituto di Biologia Marina.

Nel corso delle giornate del master sono intervenuti: Mirko Đurović, direttore dell'Istituto di biologia marina dell'Università del Montenegro; Antonio Agrosi, rappresentante del Segretariato congiunto del programma Interreg IPA Sud Adriatico; Danilo Nikolić, direttore della scuola estiva della Facoltà di studi marittimi dell'Università del Montenegro e Ana Pešić , coordinatrice della scuola estiva dell'Istituto di biologia marina dell'Università del Montenegro Gli studenti del Politecnico sono stati coordinati dal prof. Umberto Berardi.

Comunicato Stampa.

 

Aquarium BokaFoto di gruppo del Master in MontenegroIn aula per il testMontenegroMilica Mandic

Premio al prof. Vincenzo Spagnolo per i contributi alla scienza sullo sviluppo della spettroscopia fotoacustica al diapason di quarzo

Riconoscimenti. In Brasile, l’International Photoacoustic and Photothermal Association

Premio al prof. Vincenzo Spagnolo per i contributi alla scienza sullo sviluppo della spettroscopia fotoacustica al diapason di quarzo Applicazioni: diagnostica biomedica, monitoraggio ambientale, sicurezza industriale. Il laboratorio PolySense per le ricerche e le sperimentazioni

 

il prof. Vincenzo Spagnolo riceve il riconoscimento dal prof. Andreas Mandelis, Presidente IPPA

Bari, 6 luglio 2026 – In Brasile, lo scorso 2 luglio, in occasione della Conferenza biennale dell’International Photoacoustic and Photothermal Association (IPPA), il prof. Vincenzo Spagnolo, Dipartimento Interateneo di Fisica, Poliba-Uniba, ha ricevuto un prestigioso premio per gli eccezionali contributi alla scienza sullo sviluppo della spettroscopia fotoacustica al diapason di quarzo (QEPAS).

L’IPPA Award è un riconoscimento per scienziati, ingegneri e medici che abbiano dato contributi importanti e di impatto nel campo delle scienze e tecnologie fotoacustiche e fototermiche.

Ambiente, sicurezza, medicina. Il lavoro di ricerca del prof. Spagnolo – è scritto nelle motivazioni – “ha fatto progredire la rivelazione fotoacustica risonante e ha consolidato la QEPAS come tecnica ad altissima sensibilità per il rilevamento di gas in tracce nelle regioni del medio infrarosso e dei terahertz. Le sue principali innovazioni nella progettazione QEPAS, nell’ottimizzazione del segnale, nel funzionamento a banda larga e nel rilevamento compatto multi-gas - continua - hanno reso possibili applicazioni nel monitoraggio ambientale, nella sicurezza industriale e nella diagnostica biomedica”. 

Laboratorio. Tali ricerche si sono avvalse del laboratorio congiunto PolySenSe-THORLABS, presente nel Dipartimento di Fisica, che ha infine contribuito alla commercializzazione di moduli con tecnologia al quarzo, QEPAS e relativi sistemi, estendendo la ricerca alle applicazioni reali nei settori citati.

Applicazioni e partner. La soddisfazione del prof. Spagnolo è evidente. Sulle sperimentazioni e applicazioni dice: “per medicina abbiamo collaborazioni in corso con il Centro specializzato in gastroenterologia, “Saverio de Bellis”- IRCCS, di Castellana Grotte sul tumore al colon-retto con analisi del respiro e biopsia liquida con spettroscopia IR. Stiamo iniziando con l’Oncologico di Bari e “de Bellis” di Castellana ad utilizzare un microscopio a cascata quantica di recente acquisito, il primo del suo tipo in Italia, per analisi di campioni biologici. Per l’ambiente è appena terminato il progetto ‘Optimove’, legato alla analisi dell'aria nell'area urbana barese con il Centro Nazionale di Mobilità (MOST). Abbiamo terminato le misure e stiamo finalizzando l'analisi dei dati. Ci sono sostanze che a seguito di esposizione in prossimità di strade trafficate vengono inalate e permangono diverse ore nel corpo. Ma i dati finali li avremo a fine mese. Infine, sul tema sicurezza, abbiamo in corso un progetto con Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia INGV) il cui scopo è stato la realizzazione di un sensore per acido solfidrico, H2S (odore tipico di uova marce), che potesse essere in grado di monitorare la concentrazione di questo tipo di gas in prossimità delle fumarole (Campi Flegrei) e fornire dati che potrebbero in futuro essere utilizzati per prevedere eventuali attività vulcaniche”.

Comunicato stampa.

 

“per medicina abbiamo collaborazioni in corso con il “de Bellis” (IRCCS Castellana Grotte) sul tumore al colon con analisi del respiro e biopsia liquida con spettroscopia IR. Stiamo iniziando con l’Oncologico di Bari e “de Bellis” di Castellana ad utilizzare il microscopio  ??? tipo?    per analisi di campioni biologici. 

Per ambiente è appena terminato il progetto ‘Optimove’, legato alla analisi dell'aria nell'area urbana barese con il Centro Nazionale di Mobilità (MOST). Abbiamo terminato le misure e stiamo finalizzando l'analisi dei dati. Ci sono sostanze che a seguito di esposizione in prossimità di strade trafficate vengono inalate e permangono diverse ore nel corpo. Ma i dati finali li avremo a fine mese.

Infine, sul tema sicurezza, abbiamo in corso un progetto con Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia INGV)………

 

Comunicato stampa.

Un momento della presentazione del prof. Vincenzo Spagnolo

 

 

 

L’Associazione Italiana di Geologia Applicata ed Ambientale premia il prof. Vincenzo Simeone per il miglior contributo professionale sulla Geologia Applicata

Premio “Vincenzo Cotecchia”. A Catania nel corso del convegno nazionale AIGAA 

L’Associazione Italiana di Geologia Applicata ed Ambientale premia il prof. Vincenzo Simeone per il miglior contributo professionale sulla Geologia Applicata 

“La conoscenza geologica deve svolgere un ruolo centrale nelle fasi decisionali, indirizzando attivamente le scelte progettuali”, sostiene il docente Poliba  

 

da SX Vincenzo Simeone; Monica Papini; Pantaleone De Vita.

 

Bari, 2 luglio 2026 – L’Associazione Italiana di Geologia Applica ed Ambientale (AIGAA) ha conferito ai proff. Vincenzo Simeone, ordinario di Geoingegneria nel Politecnico di Bari e Francesco Guadagno (Università del Sannio) il premio “Vincenzo Cotecchia”, per il miglior contributo professionale nell’ambito delle tematiche della Geologia Applicata. Tematiche per le quali il prof. Vincenzo Cotecchia pioniere e illustre docente del Poliba, è stato per anni indiscusso riferimento sia scientifico che professionale a livello nazionale ed internazionale. Il conferimento è avvenuto durante il convegno nazionale dell’Associazione svoltosi a Catania, 29-30 giugno scorsi.

Le motivazioni del premio sono riconducibili alle sfide derivate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e delle opere previste che ha portato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a rivoluzionare il processo della progettazione. 

 

In tale contesto, i proff. Vincenzo Simeone e Francesco Maria Guadagno dal 2021, in qualità di componenti esperti di Geologia Applicata del Comitato Speciale del Consiglio Superiore Lavori Pubblici, hanno seguito l’istruttoria di numerose grandi opere tra le quali: tratti di ferrovia dell’alta velocità, variante di Trento; autostrada Salerno Reggio Calabria; Porto di Trieste; Diga di Campo Lattaro (BN).

 

I loro contributi hanno dimostrato la strategicità degli studi geologici e di geologia applicata nella progettazione e nei Progetti di Fattibilità Tecnica ed Economica.

La loro attività ha consentito di porre in luce nell’ambito del Consiglio Superiore Lavori Pubblici, che, come affermano, “la conoscenza geologica deve svolgere un ruolo centrale nelle fasi decisionali, indirizzando attivamente le scelte progettuali, divenendo vera e propria geologia di progetto”. 

Le principali conclusioni della loro attività sono state condensate in un lavoro dal titolo La strategicità degli studi geologici nel Progetto di Fattibilità Tecnico Economica del nuovo Codice dei Contratti. Pubblicato sulla rivista Geologia Tecnica.

Più in generale, il prestigioso riconoscimento, sottolinea il contributo scientifico dei due docenti, teso a dare evidenza della strategicità ingegneristico-progettuale degli studi di Geologia Applicata per il Progetti di Fattibilità Tecnica ed Economica (PFTE).

Alla cerimonia di consegna dell’attestato hanno partecipato la Presidente dell’Associazione Italiana di Geologia Applica ed Ambientale (AIGAA), Monica Papini (PoliMi) e il Vice-Presidente, Pantaleone De Vita (UniNa- Federico II).

 

Comunicato stampa.

Bradano-Basento, scenari di gestione della risorsa idrica in Basilicata

VIII edizione. Primo Premio tesi di laurea del Comitato Nazionale Italiano per le Grandi Dighe

Bradano-Basento, scenari di gestione della risorsa idrica in Basilicata

La ricerca della vincitrice, Giulia Acconciaioco: il comparto potabile risulta quello maggiormente penalizzato. La diga del Camastra emerge come principale elemento critico. Il recupero della capacità degli invasi esistenti e il completamento delle interconnessioni tra bacini si configurano come interventi strategici per rafforzare la resilienza complessiva del sistema, ridurne la vulnerabilità ai periodi di siccità

Giulia Acconciaioco

 

Bari, 22 giugno 2026 – Un nuovo contesto climatico. La gestione della risorsa idrica rappresenta oggi una delle principali sfide per il Mezzogiorno. L'aumento delle temperature, la irregolarità delle precipitazioni e la crescente frequenza di eventi estremi mettono sotto pressione sistemi di approvvigionamento progettati in un contesto climatico profondamente diverso da quello attuale. 

Bacino idrografico. Quando si parla di approvvigionamento idrico si tende a immaginare un percorso semplice, dalla sorgente al rubinetto. In realtà, la disponibilità di acqua per le città, l'agricoltura e le attività produttive dipende da sistemi infrastrutturali estremamente complessi. Le acque di pioggia che cadono al suolo confluiscono naturalmente nei corsi d’acqua del relativo bacino idrografico.

In molti casi questa risorsa viene raccolta e immagazzinata in laghi artificiali realizzati mediante dighe, per poter essere utilizzata nei periodi più secchi o quando la domanda aumenta.

Schemi idrici. L’insieme di queste opere di raccolta, trasporto e distribuzione dell’acqua costituisce i cosiddetti schemi idrici, fondamentali per la gestione della risorsa nel Sud Italia.

La Basilicata. In questo contesto la regione Basilicata riveste un ruolo strategico grazie alla presenza di importanti corsi d'acqua, tra cui Bradano, Basento, Agri, Sinni, Cavone e Noce. In combinazione con favorevoli caratteristiche geomorfologiche, la regione ospita uno dei più significativi sistemi di accumulo delle acque dell'Italia meridionale.

Le risorse immagazzinate negli invasi lucani, infatti, non soddisfano soltanto le esigenze lucane, ma vengono in parte trasferite verso la Puglia dove sostengono l’approvvigionamento potabile e irriguo delle aree centro-settentrionali del territorio regionale. 

Lo schema idrico Bradano-Basento. Tra le infrastrutture più rilevanti figura lo schema idrico Bradano-Basento, un articolato sistema di invasi, traverse e opere di trasferimento che svolge un ruolo fondamentale per gli usi potabili, irrigui e industriali dell’area centro-orientale della Basilicata. Lo schema comprende gli invasi del Pantano di Pignola, del Camastra, di Acerenza, di Genzano e di Serra del Corvo, oltre alle traverse (infrastrutture di collegamento) di Trivigno e Orto del Tufo sul fiume Basento. 

Criticità. Nonostante la sua importanza strategica, lo schema idrico Bradano-Basento presenta alcune criticità legate al mancato completamento di parte delle opere previste, all'interrimento degli invasi, all'invecchiamento delle infrastrutture e alla necessità di ammodernare i sistemi di monitoraggio e gestione. Problematiche che, insieme agli effetti dei cambiamenti climatici, hanno contribuito a riportare al centro dell'attenzione il tema della sicurezza idrica, come dimostrato, ad esempio, dalla crisi che ha interessato il potentino negli ultimi anni.

Ciò ha messo in evidenza la necessità, accanto agli interventi infrastrutturali, di cercare strumenti avanzati di analisi e pianificazione per tali reti al fine di migliorarne la capacità di risposta alle situazioni di crisi. 

La tesi di ricerca. In questo ambito si colloca il lavoro di ricerca della tesi di laurea, “Valutazione di scenari di gestione della risorsa idrica per il sistema Bradano-Basento” di Giulia Acconciaioco, 26 anni di Barletta, oggi dottoranda al Poliba.

1° premio. La tesi ha vinto l’8ª edizione del Premio di Laurea ITCOLD 2026, dedicato alle migliori tesi universitarie rivolte alle dighe e alla gestione delle risorse idriche. L’iniziativa è promossa dal Comitato Nazionale Italiano per le Grandi Dighe, ITCOLD, associazione scientifica che promuove lo studio dei problemi connessi alle dighe, la realizzazione, il loro esercizio. Il premio si inserisce nelle attività con cui ITCOLD promuove la ricerca e l’innovazione nel settore delle grandi dighe e delle infrastrutture idriche, valorizzando i contributi scientifici più innovativi del panorama nazionale.

La tesi (relatore, prof. Vito Iacobellis), è stata sviluppata presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di Chimica – DICATECh del Poliba. 

Ambiente WEAP. Lo studio è stato sviluppato attraverso la realizzazione di un modello in ambiente, WEAP (Water Evaluation and Planning System). Il modello ha permesso di rappresentare il funzionamento degli invasi, delle opere di trasferimento e dei principali fabbisogni potabili, irrigui e industriali, offrendo una visione d’insieme del comportamento del sistema in condizioni realistiche di gestione. 

I limiti constatati. I risultati hanno mostrato che lo schema Bradano-Basento, pur garantendo complessivamente il soddisfacimento dei fabbisogni irrigui, non esprime ancora pienamente le proprie potenzialità a causa di vincoli infrastrutturali e gestionali. 

Potabile, diga del Camastra. Il comparto potabile risulta quello maggiormente penalizzato dalle attuali limitazioni del sistema di approvvigionamento. In questo ambito, l’invaso del Camastra (Trivigno - PZ), emerge come principale elemento critico, influenzando in modo significativo la sicurezza della fornitura idropotabile, con ricadute evidenti sulle aree urbane del potentino. 

Prospettive e interventi. Lo studio ha analizzato diversi scenari di potenziamento infrastrutturale, assumendo il completamento delle opere originariamente previste e oggi in parte già finanziate nell'ambito del Piano Invasi 2020-2029. In particolare, le simulazioni hanno valutato gli effetti del recupero della piena capacità di accumulo degli invasi di Acerenza e Genzano e il funzionamento a regime delle altre infrastrutture. È stata inoltre analizzata la possibilità di ampliare le superfici irrigabili attraverso una gestione più flessibile dei trasferimenti idrici tra gli invasi. Le simulazioni hanno evidenziato come questi interventi possano rendere il sistema più flessibile ed efficiente, consentendo una gestione più razionale della risorsa e una maggiore capacità di risposta nei periodi di maggiore domanda idrica. L’analisi è stata inoltre estesa agli effetti dei cambiamenti climatici. In tale scenario, il recupero della capacità degli invasi esistenti e il completamento delle interconnessioni tra bacini si configurano come interventi strategici per rafforzare la resilienza complessiva del sistema, ridurne la vulnerabilità ai periodi di siccità e migliorare l’affidabilità dell’approvvigionamento idrico.

Comunicato stampa.

Invaso Genzano
Invaso Genzano 
Invaso Acerenza
Invaso Acerenza
Schema Idrico Bradano-Basento oggetto di studio
Schema Idrico Bradano-Basento oggetto di studio
 
area d'interesse

Area d'interesse

Primo in Italia. Presentazione del nuovo microscopio infrarosso Laser a Cascata Quantica, per applicazioni biomedicali

Workshop. È stato installato nel laboratorio PolySense, Dipartimento di Fisica Uniba-Poliba

 

Primo in Italia. Presentazione del nuovo microscopio infrarosso Laser a Cascata Quantica, per applicazioni biomedicali

 

A differenza delle tecniche istologiche convenzionali, la nuova tecnologia consente di ottenere immagini basate sulla composizione chimica e molecolare del campione, senza l’impiego di coloranti o reagenti. Attraverso l’analisi dell’impronta infrarossa delle biomolecole presenti nei tessuti, è possibile distinguere cellule sane e patologiche, identificare alterazioni metaboliche, porre una classificazione automatica

il nuovo microscopio laser a cascata quantica

Il nuovo microscopio laser a cascata quantica.

 

Bari, 17 giugno 2026 – Il Workshop internazionale “Infrared Microscopy with Quantum Cascade Laser for Biomedical Applications”, in programma venerdì, 19 giugno, ore 10,20, presso il Dipartimento Interateneo di Fisica, Uniba-Poliba, sarà dedicato alle più recenti frontiere della microscopia infrarossa e dell’imaging molecolare applicato alle scienze della vita. 

L’evento scientifico, al quale parteciperanno esperti del mondo accademico, clinico, industriale, assume significato particolare per la presentazione ufficiale del nuovo microscopio infrarosso a Laser a Cascata Quantica (Quantum Cascade Laser – QCL).

 

Realizzato da Bruker Corporation 1960, 90 sedi nel mondo, valore 450 mila euro, rappresenta il primo sistema di questa tipologia commercializzato e installato in Italia. La nuova tecnologia, collocata presso il PolySense Lab del Politecnico (referente scientifico, prof. Vincenzo Spagnolo), Dipartimento di Fisica, colloca Bari tra i principali poli nazionali per la ricerca nell’ambito dell’imaging biochimico avanzato.

 

La microscopia a Cascata Quantica (QCL) rappresenta una tecnologia emergente capace di rivoluzionare l’analisi dei tessuti biologici. A differenza delle tecniche istologiche convenzionali, essa consente di ottenere immagini basate sulla composizione chimica e molecolare del campione, senza l’impiego di coloranti o reagenti. Attraverso l’analisi dell’“impronta infrarossa” delle biomolecole presenti nei tessuti, è possibile distinguere cellule sane e patologiche, identificare alterazioni metaboliche e supportare sistemi avanzati di classificazione automatica basati su algoritmi di intelligenza artificiale. 

L’acquisizione del microscopio è il risultato di una collaborazione strategica tra il Dipartimento di Ingegneria Elettrica e dell’Informazione (DEI) del Politecnico e il Dipartimento Interateneo di Fisica, resa possibile grazie alle attività della Fondazione “D³4Health” e al contributo congiunto dello Spoke 2 – IN²LAB e dello Spoke 3 – PolySense Lab. Questa sinergia ha consentito di realizzare una infrastruttura di ricerca unica nel panorama nazionale, destinata a sostenere attività di ricerca interdisciplinare nei settori della medicina di precisione, della patologia digitale e dell’intelligenza artificiale applicata alla salute.

 

Workshop. Il programma. Ore, 10,20. Aula A. Dipartimento di Fisica (campus universitario). Interventi dedicati alla strategia della Fondazione “D³4Health” per la medicina di precisione, alle applicazioni della microscopia infrarossa su campioni biologici, alla stratificazione del rischio nel tumore della prostata mediante spettroscopia QCL e ai più recenti sviluppi della patologia digitale intelligente. 

Tra i relatori: prof. Dougal Ferguson, Università di Manchester, dr. Diego Sali, Bruker Optics, prof. Vitoantonio Bevilacqua Politecnico di Bari, prof. Andrea Zifarelli PolySense Lab, dott.ssa Lorena Nappa, Fondazione D³4Health. 

Nel pomeriggio i partecipanti avranno l’opportunità di visitare il PolySense Lab e assistere a una dimostrazione pratica del nuovo microscopio QCL, osservandone direttamente le capacità di acquisizione e analisi su campioni biologici. 

 

L’iniziativa conferma il ruolo crescente di Bari come centro di eccellenza internazionale nelle tecnologie fotoniche per la salute e nella realizzazione di infrastrutture avanzate per la ricerca interdisciplinare, con l’obiettivo di accelerare il trasferimento delle innovazioni scientifiche verso applicazioni cliniche concrete.

 

 

Comunicato stampa.
 

 
prof. Vincenzo Spagnolo referente scientifico PolySense Lab
Il prof. Vincenzo Spagnolo referente scientifico PolySense Lab.


 

workshop programma
 

 

 

 

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